Il Pagellone NBA – Week #16

Il Pagellone NBA – Week #16

Il pagellone delle gare pre e post All-Star Weekend

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10 – Stella numero zero

Immenso è dire poco. Il buon Damian sta trascinando i Blazers ai Playoffs a suon di trentelli (quattro nelle ultime quattro uscite), facendo ricredere tanti, tantissimi appassionati che davano per spacciata la franchigia dell’Oregon ad inizio stagione. Le 10 vittorie di Portland nelle ultime 11 partite la dicono lunga, soprattutto se fai fuori squadre del calibro di Houston, Memphis e Warriors. Proprio contro Golden State il #0 ha dimostrato quanto errato sia non considerarlo una stella (avete detto All-Star Game?): 51 punti, 7 assist, 6 palle recuperate, 0 palle perse e un bel +32 rifilato a Curry e compagni.
Se fa questo effetto, non convocatelo mai per la partita delle stelle, perché un Lillard così ci piace tantissimo.

9 – Il volo dei Calabroni

Neanche l’ASG è riuscito a frenare questi Hornets. Due vittorie di fila contro Bucks e Nets che diventano sei se sommate a quelle ottenute prima della pausa, e settima posizione a Est in compagnia dei Chicago Bulls.
Il rientro di Al Jefferson si è rivelato salutare, e le buone prestazioni di comprimari come Zeller, Williams e Lamb hanno spinto Charlotte ad un record positivo, inimmaginabile fino a qualche tempo fa.
A dirigere l’orchestra c’è il maestro Kemba Walker, capace di far registrare finora un ottimo 25+5+5 nel mese di febbraio che è l’emblema dell’ottimo periodo che sta passando la franchigia di His Airness.

8 – Il ritorno del Re

Dopo il weekend di Toronto si ricomincia a far sul serio: chi meglio di lui?
LeBron doma (e domina) prima i Bulls e poi i Thunder con un totale di 50 punti, 20 assist e 16 rimbalzi, rafforzando ancora di più la prima posizione nella Eastern Conference.
E pazienza se non tutti lo amano (la signora nel video qui sotto, per esempio), lui è sicuramente pronto per il rush finale.

 

 

7 – La coppia più bella del mondo

I due prodotti di Kentucky in questo momento costituiscono probabilmente l’asse play-pivot più dominante della lega. Il play continua a smazzare assist senza problemi e contro Denver ha aggiunto un inconsueto 4/6 dall’arco per guidare i suoi alla vittoria. Cousins, invece, ha stravinto il duello sotto canestro con i Nuggets (37+20 con 4 stoppate), dimostrando a tutti che quando vuole, non ce n’è per nessuno. Peccato che prima delle W contro Phila e Denver, i Kings avevessero messo insieme un pessimo 1-8 che li ha estromessi dalla corsa ai playoffs. Almeno per ora…


6 – Rincorsa lunga

È finalmente suonata la sveglia per i Magic (o così pare), ma potrebbe essere troppo tardi. I ragazzi di coach Skiles avevano battuto due volte gli Hawks e perso per un soffio contro gli Spurs prima dell’ASG, ed hanno ricominciato con un’importante e bella vittoria contro Dallas, guidati da Vucevic e dal neo-acquisto Jennings, e con una sconfitta con i Pacers senza però sfigurare. Il centro montenegrino sta vivendo il suo miglior mese dell’anno con 20+10 di media, e lo stesso vale anche per Oladipo che nonostante delle percentuali un po’ basse al tiro, viaggia a circa 19 punti, 5 assist, 6 rimbalzi e 2 recuperi a partita. Il treno dei playoffs ormai è distante troppe partite, l’obiettivo è quello di cercare i punti di forza da cui ripartire il prossimo anno.

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5 – Calo nella Baia

Quando i Warriors cadono si sente sempre un gran bel rumore, ma quando perdono di 32 punti potrebbe addirittura finire in prima pagina sui giornali. Cogliamo l’occasione per dargli un brutto voto perchè raramente ci capita, e pazienza se poi hanno vinto a Los Angeles contro i Clippers: quel 137-105 è storia (e questo la dice lunga sul loro percorso). Il record dei Bulls è sempre più a portata di mano e Curry è sempre più MVP, ma vanno sottolineati i numeri della panchina, apparsa non proprio in ottima forma nelle ultime due uscite: Iguodala 5/15 con 7 palle perse, Barbosa 2/11 ed un solo assist, Speights 4/12, Rush 0/6 e Livingston 1/4.


4 – Gli affari sono affari

Per 12 stagioni è stato un gregario di Cleveland, tra i più amati e apprezzati dai suoi fan per la dedizione e il cuore che gettava sempre oltre all’ostacolo. Anderson Varejao però non è più un Cavalier, il suo contratto è stato transato per far arrivare Frye alla corte di Lue.
Cattivi Cavs, avete fatto piangere un bambino!

 

 

3 – Aquile che osano poco

Dopo un inizio di stagione più che positivo, gli Hawks sembrano essersi un po’ persi per strada: solo una vittoria nelle ultime 4 gare per loro, che hanno lasciato le penne in casa contro Magic, Heat e Bucks (unica vittoria, contro i Bulls), concedendo in media circa 110 punti ai 4 avversari. La sesta posizione a Est traballa non poco, e l’aver scambiato Shelvin Mack con Kirk Hinrich non cambierà più di tanto gli equilibri di squadra. Ci si aspetta almeno un altro arrivo di peso sotto alle plance visto l’infortunio che terrà Splitter fuori fino a fine stagione, ma fino a quel momento Atlanta deve trovare la forza di rialzarsi con gli uomini che ha a disposizione.
Il roster ci sarebbe, ma se giocano come nelle ultime uscite…

2 – Pistoni grippati

Periodaccio per Detroit, che con le 4  sconfitte consecutive a cavallo dell’All-Star Weekend saluta momentaneamente la zona Playoffs a favore dei sopracitati Hornets.
Contro Toronto può starci una sconfitta, ma le tre consecutive con Denver, Washington e New Orleans gridano vendetta. Il solo Drummond (14.1+14.3) non basta a tenere a galla questi Pistons, che per invertire la cattiva tendenza hanno spedito Jenning e Ilyasova a Orlando in cambio di Tobias Harris (18.5 punti di media nelle sue prime due gare in maglia Pistons, comunque niente male), mentre il trasferimento di Motiejunas e Marcus Thornton in Michigan è stato bloccato per problemi fisici degli stessi.

1 – Cercasi guardia disperatamente

Se i Thunder vogliono avere ambizioni da titolo, c’è bisogno che qualcuno dia una mano ai Big Three: Durant, Westbrook e Ibaka infatti non possono tirare la carretta da soli fino a giugno.
L’uomo in più sarebbe dovuto essere Dion Waiters, che ultimamente è stato anche inserito in quintetto, forse per dargli ulteriore fiducia; esperimento fin qui miseramente fallito. Nelle ultime 4 gare ha segnato 6.3 punti di media in 31.3 minuti di utilizzo, tirando col 25.8% dal campo (8/31, compreso un bel 2/14 da tre), conditi da ben 2 assist e 2 rimbalzi a partita.
Nemmeno contro la sua ex squadra, i Cavs di LeBron, ha fatto vedere i fuochi artificiali: solo 4 punti con 1/8 al tiro.
Che alla fine sia semplicemente uno dei giocatori più sopravvalutati della lega?

0 – Cantami o diva, l’ira funesta…

Che Markieff Morris non si trovasse bene a Phoenix lo si era capito da tempo, più o meno da quando il suo gemello Marcus è stato mandato a Detroit.
Che volesse essere anch’egli trasferito, non era un segreto nemmeno per i sassi.
Ma perché continuasse a litigare con chiunque all’interno dei Suns, questo ci sfugge. L’ultimo idssidio in termini di tempo è stato col compagno Archie Goodwin, preso prima a male parole e poi addirittura a spintoni durante un time-out.

 

 

Alla fine Markieff è stato mandato a raffreddare i bollenti spiriti in quel di Washington, dove ha giocato le due gare post-ASG con cifre al momento non entusiasmanti.

Fuori classifica:

– Nella gara contro gli Spurs, Kobe Bryant si è slogato un dito, che Gary Vitti gli ha prontamente rimesso al suo posto. Il 24 dei Lakers non si è lasciato scappare l’occasione di mostrare agli amici giornalisti quale dito si era infortunato.

sbnation.com

 

– Si fermano a 937 le partite consecutive con almeno un canestro dal campo per Joe Johnson, era la più lunga striscia attiva (virgola per lui contro Memphis).

– Kyrie Irving ha saltato la gara contro gli Oklahoma City Thunder a causa di… Cimici.
Pare infatti che nel giaciglio dell’Hilton in cui la guardia dei Cavs dormiva sonni più o meno beati si celassero svariate cimici da letto, che gli hanno reso turbolenti sia il sonno che il risveglio.

– di Simone Zurlo, Marco Morandi & La Redazione

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