Il Pagellone NBA – Week #17

Il Pagellone NBA – Week #17

Dalle magie di Steph Curry al periodaccio di Gerald Green, tutta la settimana NBA appena trascorsa.

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10 (e lode) – Steph

A meno di cataclismi, difficile che non bissi il titolo di MVP: Steph Curry sta vivendo se possibile una stagione ancora più stupefacente della scorsa, e l’ultima settimana ne è perfetta testimonianza.
43.8 punti con il 60.8% dal campo (90% ai liberi), 7.3 assist e 5.8 rimbalzi. Il 61.1% da 3 con 33/54 totale è semplicemente irreale, se si pensa che è stato messo insieme in sole quattro gare e con un utilizzo medio sotto ai 36 minuti. È anche il primo giocatore a segnare almeno 50 punti con un solo tiro libero tentato.
C’è chi dice che su di lui non si sta difendendo bene (vedi i fuori classifica); può essere opinione condivisibile o meno, ma di sicuro Curry sta dominando l’NBA con una semplicità e una leggerezza che a pochissimi è stata concessa, nessuno dei quali con un fisico come il suo.
La prima lode dei nostri pagelloni non può che andare a lui.


9 – Kyle al comando

Se Toronto è seconda a Est a solo un paio di partite di distanza dai Cavs, il merito è molto del loro numero 7.
Nelle ultime tre partite Kyle Lowry ha messo a segno quasi 29 punti con quasi 9 assist e più di 6 rimbalzi di media, oltre a 1.7 rubate e solo 1.3 perse. Ha messo in piedi anche il career high di 43 punti e il canestro della vittoria nella gara di venerdì scorso. Tre sono anche le vittorie dei Raptors ovviamente, che fatti fuori Knicks e T’Wolves, hanno saputo portare a casa anche la gara contro i suddetti Cavaliers. Non a caso stanotte non ha giocato ed è arrivata la sconfitta in casa dei Pistons…
Pare che sia l’anno della definitiva consacrazione per Lowry, vedremo se saprà condurre i suoi anche intorno ad aprile.

 

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8 – Pistoni in rimonta

La settimana scorsa avevamo tirato loro le orecchie per le 4 sconfitte in fila che li avevano allontanati dalla zona Playoff: sembrano essere stati punti nel vivo questi Pistons, che proprio come i veri pistoni vivono dei sali-scendi paurosi. Sono infatti quattro vittorie in fila quelle della settimana appena trascorsa, con i due scalpi di Raptors e Cavaliers che fanno invidia a 3/4 dell’NBA. Reggie Jackson non sente più il fiato di Brandon Jennings sul collo e ne mette più di 20 a partita, il solito Drummond ci aggiunge la solita copiosa doppia doppia (14.5+17 in settimana) ed ecco che Detroit ha già lo stesso record della settima potenza Orientale.


7 – 36 anni e non sentirli

Solo quattro vittorie in tutto il mese di febbraio per i Bulls, di cui una arrivata a inizio settimana scorsa contro Washington; ne sono seguite due sconfitte contro Atlanta e Portland, che hanno fatto scivolare Chicago ai margini della zona post-season, tallonati da Pistons e dagli stessi Wizards.
Un uomo solo è al comando di Windy City, e viene da Barcelona: Pau Gasol sta facendo i bambini coi baffi, ma sembra non bastare.
16 punti, 16 rimbalzi e 8.7 assist di media nelle ultime tre per l’ex Lakers, che ha fatto anche registrare una tripla doppia (la prima da quando è in maglia rossonera) da 22+16+14.


6 – Tony Allen

Il ginocchio sinistro lo ha tenuto seduto nelle tre partite settimanali dei suoi Grizzlies, ma il voto alto non dipende dalle prestazioni in campo.
Nella partita contro i Lakers, Kobe Bryant ha regalato a Tony un paio di scarpe, sulle quali ha lasciato una dedica: “A Tony, il miglior difensore che abbia mai affrontato.”
Un attestato di stima che vale una carriera intera.

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5 – OKC

Il treno delle prime due forze a Ovest è ormai perso. Non è matematicamente certo, ma in buona sostanza i Thunder si devono più preoccupare delle inseguitrici che delle inseguite.
Questa settimana hanno battuto bene i Mavs ma poi sono caduti a New Orleans e hanno perso una gara tanto spettacolare quanto sanguinosa contro i Warriors: sul +2 a 12″ dalla fine hanno perso il pallone e fatto fallo su Iguodala, che ha messo i liberi per l’overtime; alla fine del primo supplementare si sono poi beccati la ormai celeberrima tripla da 10 metri di Curry che ha chiuso i giochi e le speranze di Oklahoma City.
Durant+Westbrook fanno 62.3+17.7+16.7 di media in settimana, ma serve dell’altro. Terzo violino cercasi, a OKC Ibaka forse non basta…


4 – Ritmo sincopato

Houston lì davanti non sta certo facendo faville, e Sacramento in basso non sembra impensierire più di tanto; ma i Jazz non ne sanno approfittare e restano ancora noni a Ovest. La vittoria contro gli stessi Rockets avrebbe dovuto galvanizzare lo spogliatoio, ma la seguente sconfitta contro San Antonio ha portato al -2 finale contro i derelitti Brooklyn Nets, un passo falso che Utah non si può permettere a questo punto della stagione.
E sei delle prossime otto gare dei Jazz saranno fuori casa, dove notoriamente non brillano.

 

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3 – Mudiay ma che fai?

La settima scelta assoluta del Draft 2015 sta facendo vedere cose interessanti in quel di Denver. Tuttavia, le medie discrete del talento originario del Congo non fanno certo strabuzzare gli occhi ai tifosi dei Nuggets. Nessuno però si sarebbe immaginato una settimana così per il giovane Emmanuel Mudiay: dopo una buona prestazione contro Boston, sono arrivate delle performance non certo esaltanti contro i Kings (5 canestri realizzati su 12 tentativi), contro i Clippers (un orrido 1/12 che non ha motivazioni) e infine contro i Mavericks di Deron Williams. A Dallas la giovane guardia ha messo a referto più palle perse che punti (5 contro 4) in 26 minuti sul parquet. Il futuro è roseo, ma il presente è nebuloso!

 

2 – Belinelli fischiato

Dispiace molto appioppare un voto del genere al nostro Beli, però occorre essere obiettivi e fare le pulci anche a chi non si vorrebbe mai criticare. Detto ciò, la settimana del nostro azzurro non è stata positiva: si parte da un 4 su 12 a Denver, per poi passare ad un 0 su 5 contro i suoi ex compagni di San Antonio e si conclude infine con un 1 su 4 realizzato in faccia all’amico Chris Paul e ai suoi Clippers. La stagione dei Kings è stata molto particolare e sicuramente il Beli ne avrà un pochino risentito, tuttavia non aveva mai demeritato fino ad ora, confidiamo in una sua ripresa! Certo, se i tifosi iniziano già a fischiare, speriamo per lui che la rinascita sia rapida.

 

1 – Coppia da brividi

Che coppia di esterni che hanno i Pacers, eh? Monta Ellis e George Hill, mica male…
Invece, come già capitato in passato, questi due giocatori sono protagonisti in negativo del nostro pagellone. Troppi tiri presi senza ritmo o senza senso per le due guardie di Indiana. I Pacers parevano essere la sorpresa della stagione e, in parte, lo sono, ma se Paul George si prendesse una piccola pausa di qualche partita, chi porterebbe l’acqua al mulino? Sicuramente non Ellis o Hill, che dovrebbero essere secondo e terzo violino della squadra gialloblu. Playoff in arrivo, ma nulla più.

 

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0 – Gerald Green

Il voto rispecchia il numero di punti segnati dall’ala dei Miami Heat in settimana. Tre le partite giocate dai biancorossi, una vittoria contro Indiana e due sconfitte rimediate a Boston e poi, in casa, contro i Warriors. Nelle suddette partite, Green ha realizzato la bellezza di zero punti, tirando con un misero 0/11 dal campo, giocando poco più di una ventina di minuti a match. Disastro da rimediare.

 

Fuori classifica

 

– Big O su Curry: “Non credo che gli allenatori di oggi capiscano la pallacanestro. Non capiscono nulla di difesa. Non hanno idea di quello che i giocatori fanno in campo. [Curry] Ha buone medie proprio per questi motivi. […] Quando giocavo io, se mettevi un canestro dalla lunga, la prossima azione venivi marcato forte. Ti avrei pressato già da tre quarti campo o da metà campo. Ma gli altri non lo fanno. Questi allenatori non capiscono la pallacanestro, per quando mi riguarda.”

– Si vede che Shaun Livingston si allena con Curry…

 

– Warriors già ai Playoff con 24 gare da giocare, ovviamente record NBA: solo i Lakers dei tempi migliori si erano già qualificati a febbraio. Comunque gli Spurs non sono da meno e per l’ennesimo anno di Duncan si toccano le 50W stagionali (tolti i due lockout).

– Dicono che ogni pubblicità sia buona pubblicità, ma che dire di quella delle Nike sfasciate dall’ennesimo salto insensato di Aaron Gordon? Probabilmente non fa eccezione.

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– di Marco Morandi, Elia Trevisan & La Redazione

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