Il Pagellone NBA – Week #18

Il Pagellone NBA – Week #18

Dai Miami Heat ai disastrosi 76ers passando per Westbrook e Durant, tutta la settimana NBA appena trascorsa.

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10 – Miami vola

No Bosh? No problem! Ci pensano Wade, Johnson e Whiteside a far sorridere i tifosi della franchigia della Florida. La settimana per i biancorossi si è aperta con la vittoria di 17 punti al Madison Square Garden, è proseguita con la vittoria sui Bulls (tirando con il 67.5% record di franchigia) e con quella sui Suns. Il tutto si è concluso con una partita inaspettatamente sofferta in cui gli Heat hanno avuto ragione dei 76ers. In tutto ciò, Wade, Whiteside, Dragic e Johnson hanno innalzato il livello del loro gioco, rendendo Miami una vera e propria mina vagante nell’agguerrita Eastern Conference.

9 – Charlotte Hornets

Una delle sorprese più liete di questa stagione NBA, gli Hornets, non sembra volersi fermare. Negli ultimi sette giorni la squadra di Kemba Walker ed Al Jefferson ha fatto bottino pieno di vittorie, affrontando in ordine Phoenix, Philadelphia e Indiana. I calabroni, aggrappati al talento della loro point guard titolare Kemba Walker (possibile Most Improved Player) hanno raggiunto un sesto posto nella Eastern Conference insperato ad inizio anno. Chissà che non possano dare fastidio a qualche grande squadra ai Playoff.

8 – Che meraviglia, Paul George

Indiana vola sulle ali dell’entusiasmo grazie proprio alla sua ala piccola titolare, Paul George, autore in settimana di due prestazioni sopra i 30 punti (35 contro Charlotte e 38 a Washington). Proprio nell’ultima partita, vinta contro i Wizards, PG13 ha messo in cassaforte la vittoria grazie a due tiri liberi a 3 secondi scarsi dal termine. Realizzatore mostruoso e, ora, anche decisivo nei momenti che contano: se non ci fosse il 30 degli Warriors, faticheremmo a trovare un altro vincitore dell’MVP diverso da Paul George.

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7 – Lakers, Marcelinho & Russell

Può bastare la vittoria contro i Golden State Warriors per un bel 7 in pagella? Decisamente sì.
Una delle più brutte edizioni dei Los Angeles Lakers nella storia (se non la più brutta) si regala una gioia immensa che sotto qualche aspetto rende questa stagione meno amara.
L’emblema di questa settimana conclusa con 2 vittorie e 2 sconfitte è Marcelinho Huertas, spesso finito dalla parte sbagliata degli highlights (qualcuno ha detto Shaqtin’ a fool?), che sta dimostrando di avere classe ed esperienza nonostante una stagione non brillante: 10 punti e 9 assist contro i Warriors non sono poca roba, soprattutto se consideriamo una settimana da 6.3 assistenze di media in 26′ di gioco.
Altro fattore positivo è la crescita esponenziale di D’Angelo Russell, 22.8 punti, 4.8 assist ed una prestazione superba contro Brooklyn da 39 punti.
E’ la stagione dell’addio di Kobe e sarà ricordata per sempre per questo motivo, ma forse una piccola luce in fondo al tunnel inizia ad intravedersi.

6 – Scambi salutari

A volte degli scambi possono sistemarti una stagione, altre invece, seppur in maniera meno evidente, permettono ai giocatori di potersi esprimere al meglio.
Quest’ultimo è il caso di Alex Len e Markieff Morris. Da quando il fratello gemello di Marcus è andato a Washington, il centro prodotto da Maryland è letteralmente scoppiato: 20 punti, 14 rimbalzi e 1.3 stoppate con tanti, ma tanti, falli subiti.
Len, al terzo anno in NBA, ha visto salire il suo minutaggio da 22 a 36 minuti di media, guidando i Suns a due vittorie consecutive (cosa rara in quel di Phoenix dato che era successo appena 3 volte in stagione).
D’altro canto, Morris ha trovato maggiore tranquillità nella capitale: si esprime abbastanza bene anche se con meno tiri a partita e soprattutto non ha più bisogno di alzare le mani ai compagni…

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5 – Durant & Westbrook soli sull’isola

I due fenomeni di OKC continuano ad esprimersi su altissimi livelli: sei doppie doppie di fila per il #35 che in settimana ne ha messi 30 di media con 10 rimbalzi e 7 assist di contorno, 20+10 assistenze di media e tripla doppia con i Bucks invece per Russell.
Ma come mai allora i Thunder non riescono a spiccare il volo?
Waiters, fatta eccezione per la gara contro i Kings, continua a spadellare come se non ci fosse un domani (5/23 nelle ultime tre uscite), Robertson non è da meno (3/16 in settimana) e Foye deve ringraziare gli altri se non risulta il peggiore al tiro (7/22).
I Clippers sono alle spalle, ed il quarto posto potrebbe costare carissimo agli uomini di Donovan.

4 – Su e giù

Se i Rockets arriveranno ai Playoff, dovranno ringraziare la pochezza delle dirette avversarie, piuttosto che i propri meriti. Houston ha vissuto la solita settimana di alti e bassi: sconfitta a Milwaukee, vittoria contro i Pelicans, altra sconfitta a Chicago e di nuovo una vittoria a Toronto. Un James Harden formato Atlante non potrà mantenere a lungo sulle sue spalle tutta la baracca (35.3+9.5+7 di media in settimana per lui), e a meno di un finale di stagione con i fuochi d’artificio i Rockets dovrebbero incontrare Warriors o Spurs al primo turno, che con tutta probabilità faranno un sol boccone di barba e tutto il resto.
Le prossime tre gare saranno tutte fuoricasa (Phila, Boston e Charlotte), ci si aspetta almeno un paio di W per stabilizzare l’ambiente.

3 – New Orleans

Con l’ultimo filotto di sconfitte, i Pelicans danno sostanzialmente l’addio ai Playoffs: contro San Antonio ci si poteva aspettare il referto giallo, ma le gare contro Utah e Houston avrebbero potuto riaprire la corsa all’ottavo posto per New Orleans. Niente da fare, il solito Anthony Davis (19.3+10.7 in settimana) non è bastato ai suoi, che rischiano ora di galleggiare nella terra di mezzo fino a fine stagione. Sono infatti 7 le partite che li distanziano dall’ottavo posto a Ovest, e 7.5 quelle per arrivare fino al fanalino di cosa gialloviola.
Né carne, né pesce.

2 – Cavallina storna

Che qualcuno ci spieghi perché questo è fallo di Holiday su James Harden e non viceversa.

 

1 – Nets colabrodo

Uno, come la vittoria arrivata in settimana per i Nets (al supplementare contro Denver); visto l’andazzo, basterebbe quasi per essere soddisfatti in quel di Brooklyn. Purtroppo ci vuole ben altro per far ritrovare il sorriso a coach Hollins, che si ritrova una delle difese peggiori di tutta l’NBA: sono 116 i punti subiti di media nelle ultime quattro partite, col picco dei 132 rimediati sul groppone per mano dei Timberwolves (non certo Golden State, con tutto il rispetto).
Joe Johnson ha abbandonato la barca poco prima che affondasse, ma quanto durerà questo naufragio?

 0 – L’anno che verrà

Ennesima stagione a dir poco fallimentare per i Sixers, che in settimana hanno ufficialmente dato l’addio ai Playoff: con la sconfitta numero 51 in 59 gare (e quindi con ancora 23 partite da giocare) la matematica ha condannato Philadelphia alle vacanze già ai primi di aprile.
È dal 2012 che i 76ers non raggiungono la post-season, ma dopo gli ultimi tre anni sembra che sia passato molto di più. Il record complessivo dall’inizio della stagione 2013/14 a oggi è un significativo 45-181.
In settimana hanno perso quattro gare su quattro, ça va sans dire…

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Fuori classifica: 

–Zi-Bo

Anche Memphis infila la terza e si porta al quinto posto nella Western Conference. Certo, le tre vittorie di fila sono arrivate a discapito di team non proprio imbattibili come Denver Nuggets, Sacramento Kings e Utah Jazz. Simbolo di questo momento positivo dei Grizzlies è Zach Randolph, rinato dopo una prima parte di stagione non esaltante. Il lungo da Michigan State ha messo assieme numeri notevoli in settimana: 22 punti a partita, non scendendo mai sotto il 46% dal campo e con il 100% ai tiri liberi. Ben tornato Zibo!

– Sdeng Brothers

Forse per la prima volta in stagione possiamo prenderci gioco di loro, perché perdere l’occasione?
1/18 dall’arco per Stephen Curry e Klay Thompson: segnatevelo da qualche parte perché difficilmente rivedremo certi numeri.

– LeBron James

Settimana importante a livello di record per il #23 dei Cavs. Superato Tim Duncan al 14esimo posto nella classifica all-time dei punti segnati e 700esima partita di fila in doppia cifra (dal 2007 ad oggi), cosa riuscita solo a Jordan e Abdul-Jabbar. Chapeau.

– di Marco Morandi, Elia Trevisan & Simone Zurlo

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