Il Pagellone NBA / Week #2

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10 – James Harden Quattro serate sopra i 25 punti sono coincise con 4 vittorie di Houston. Coincidenza? Non proprio. Dall’inizio di Novembre, James Harden ha ripreso da dove aveva lasciato la scorsa stagione. Dopo le prime 3 partite tutte perse con almeno 20 punti di scarto, Houston si è rialzata grazie al suo condottiero barbuto, autore di 37 punti contro Oklahoma City, 28 contro Orlando (ma tirando male), 43 in pantofole a Sacramento e 46 in faccia a Chris Paul e Blake Griffin. Che dire, ben tornato Barba. 9 – Atlanta Hawks La compagine più in forma della Lega, dopo aver smaltito la sconfitta nell’opening night sono loro, gli Atlanta Hawks. Memori della strepitosa stagione passata da 60 vittorie, i falchi di coach Budenholzer, nonostante i numerosi cambiamenti, si stanno confermando come la seconda potenza della Eastern Conference dietro ai Cavs di Lebron James. Con un Carroll in meno e un Bazemore in più, gli Hawks stanno viaggiando sulle ali dell’entusiasmo avendo inanellato 7 vittorie di fila. Seconda per assist a partita e per assist ratio (dietro a Golden State), Teague e compagni stanno dimostrando che con il gioco di squadra e il giusto mix di sacrificio e talento, si possono ottenere importanti risultati. 8 – Dwyane Wade evergreen La carta d’identità segna 17 Gennaio 1982, ma Wade non ne vuole sapere di mollare un solo centimetro. Non è più quello dei bei tempi andati sia chiaro, ma vederlo sfornare prestazioni come quella maturata contro Minnesota fa comunque un certo effetto. Giunto alla sua dodicesima stagione, Wade riesce ancora a mettere assieme 19 punti di media e 4 assists in 29 minuti a partita. L’uomo franchigia dei Miami Heat è sempre lui, nonostante un Bosh fin qui stellare e nonostante delle ginocchia che lo sorreggono a stento. Tifosi di Miami godetene finché potete perché un Wade così è ancora uno spettacolo per gli occhi. 7 – Super Manu Passiamo da un sempreverde ad un altro. Concretezza e risparmio sembrano essere le caratteristiche principali di un Manu Ginobili rinato in questo avvio di stagione. Dopo gli stenti della passata stagione e i dubbi su un possibile ritiro alla fine della scorsa annata, il numero 20 degli Spurs sta sfornando prestazioni importanti da un paio di settimane. In 20 minuti scarsi di utilizzo, l’argentino fornisce alla causa neroargento 11 punti, 3 rimbalzi e 3 assist a partita, tirando con un ottimo 53% dal campo. A 38 anni suonati si potrebbe fare decisamente di peggio, non escludiamo comunque cali fisiologici durante la stagione. Concretezza ed efficacia in pochi minuti, una fortuna per molti fanta-allenatori, ma anche per coach Gregg Popovich. 6 – Carmelo Anthony La stella dei New York Knicks ha smesso di brillare, almeno per il momento. Dopo aver chiuso la settimana scorsa con 37 punti e la vittoria sui Wizards, ricomincia maluccio mettendo insieme un rivedibile 16/51 con tre sconfitte contro Spurs, Cleveland e Milwaukee. Si rifà guidando i suoi alla vittoria sui Lakers segnando 24 punti con il 40% al tiro e 8 rimbalzi, ma senza il miglior Melo questi Knicks rischiano di sprofondare.
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5 – Kobe Bryant Le sue prestazioni sono sotto gli occhi di tutti: la bruttissima copia del #24 gialloviola che fino a qualche anno fa dominava la NBA. E se è vero che ci si aspettava qualcosa di più, nonostante l’età e la squadra in netta difficoltà, è anche vero che il Black Mamba non si tira indietro e bisogna riconoscergli l’umiltà e la classe fuori dal parquet. Molti avrebbero trovato delle scuse o avrebbero gettato la spugna, lui fa autocritica e si mette sotto per migliorarsi ancora e provare ad essere utile alla sua franchigia. La nostra speranza è quella di rivederlo decisivo, perchè la classe è fuori dubbio e la mentalità vincente non invecchia mai. 4 – Memphis Grizzlies Quattro gare settimanali per i Grizzlies, contro altrettante avversarie della Western Conference; la sconfitta contro Golden State può essere più che annunciata, ma lo stesso non vale per quelle contro Portland e Utah. E non sarà certo la vittoria, seppur larga, in casa dei Kings, che farà sorridere Gasol e compagni. È soprattutto l’attacco di Memphis a stentare: sono infatti solo 86.7 i punti che hanno segnato di media in queste ultime quattro uscite. Se Conley con 12.7, Randolph con 12.5 e Gasol con 12.2 sono le tre bocche di fuoco su cui puoi puntare, il futuro non pare così roseo come ci si sarebbe aspettati da una contender per un posto (almeno) in finale di Conference. 3 – Greivis Vasquez Il play venezuelano non ha mai avuto nel tiro un suo punto di forza, ma questa settimana forse se n’è approfittato: in quattro partite coi suoi Bucks ha sbagliato 31 dei 38 tiri presi dal campo, per un 18.4% che grida vendetta. Ma se già hai poca dimestichezza col tiro, perché prendersi 20 di quelle 38 conclusioni da oltre l’arco dei tre punti (peraltro segnandone solo 2)? 2 – Lance Stephenson Stando alle sterili cifre c’è sicuramente chi ha fatto peggio di lui (vedi sopra): Lance in settimana ha snocciolato 5.7 punti a gara con 6/17 totale dal campo, a cui si aggiungono 4.7 rimbalzi di media. Ma se prendiamo in considerazione anche le aspettative su di lui, le cose cambiano. I Clippers l’hanno raccolto dall’annata più o meno disastrosa a Charlotte per elevarlo a nuove vette, ma pare che tra il dire e il fare ci sia di messo il solito mare. Se poi il nostro Born Ready dimostra tale delicatezza di tocco mancino… 1 – Joey Crawford L’Elmetto è ormai prossimo ai 65 anni e già da qualche stagione (praticamente dal ritiro di Dick Bavetta) ricopre il ruolo di arbitro NBA per eccellenza. Sembra però che anche per lui i tempi migliori siano ormai passati: una ricaduta del suo malconcio ginocchio lo ha costretto alla doccia anticipata nel bel mezzo di Cavs – Pacers, e oltre al fisico sembra che anche i colleghi gli stiano voltando le spalle. In questo caso il giovane fischietto Justin Van Duyne si becca qualche pacca sul sedere da Joey, quindi blocca ogni velleità di reiterazione…
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0 – Magliette di Derrick Rose Circa un anno fa, il numero 1 dei Bulls durante il riscaldamento di una gara ha indossato una maglietta che portava la scritta “I can’t breathe”, citazione delle ultime parole di un giovane afro-americano ucciso pochi giorni prima dalla polizia di NY
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Questa settimana, per le interviste post partita di Chicago – Oklahoma City, ha invece sfoggiato questa perla che ritrae il figlioletto in tutta la sua bellezza.
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Diciamo solo che il livello ci pare sceso di molto… Fuori classifica: -Puoi avere un tocco morbido e guadagnare milioni all’anno, ma perchè utilizzare quel tocco per un touch screen ed i soldi per comprare un cellulare alla moda? Z-Bo idolo delle folle!
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– Uno, due, tre, quattro, cinque, sei passi: sembra la canzone dei Modena City Ramblers, invece è DJ Augustin in contropiede. Canestro convalidato? Ma certo che sì!

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