Il Pagellone NBA – Week #23

Il Pagellone NBA – Week #23

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10 – Steph Curry Da dove cominciamo? I 45 + 10 assist con 8/13 da 3 nella vittoria contro Portland? Oppure il 91.4% ai tiri liberi raggiunto, il migliore in stagione? Forse il video del suo allenamento in cui infila 77 (settantasette) bombe di fila, con un 94/100 totale? E del nuovo record di triple stagionali, ne vogliamo parlare? Insomma, questo qui ogni settimana se ne inventa almeno un paio da far saltare sulla sedia, e schianta record su record. Con buona pace di Harden, LeBron, Westbrook e Davis, l’MVP di quest’anno ha già il suo bel vincitore. 9 – Southwest Division Per la prima volta nella storia NBA, un’intera Division va alla post-season e anche l’ultima squadra al suo interno ha un record sopra al 50% di vittorie. Dal 56-26 di Houston al 45-37 di New Orleans, tutte e 5 le compagini del sud-ovest hanno infatti centrato l’obiettivo stagionale; stupefacente concentrazione di talenti, soprattutto se si nota che solo 2 squadre per ciascuna altra Division hanno più vittorie che sconfitte, e che 3 delle 5 della Southwest hanno legittime ambizioni per lo meno di arrivare alle Finals.
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8 – Gallo & Gigione Se il primo ha chiuso le ultime 4 gare di stagione con 26.5 di media col 50% da 3, 6.7 rimbalzi e 3.5 assist e un +/- medio di +16.25 in 34 miunti abbondanti di gioco, il secondo ha avuto l’onore della sua prima partenza in un quintetto NBA. Ed entrambi hanno salutato la stagione regolare con il career high: 47 per il Gallo (con 7/12 da 3) nella sconfitta contro Dallas, e 22 per Gigione (frutto di un ottimo 9/15 dal campo), che con Belinelli sarà l’unico italiano ancora a roster durante la giostra dei playoff. Incrociamo le dita, ma se tutto va bene intorno a settembre ci sarà da divertirsi a guardare gli Azzurri. 7 – Fear the beards Tra James Harden e Gregg Popovich ci sono quasi 40 anni di differenza, oltre a chissà quante altre tra stile di vita, abitudini alimentari, cultura generale, ecc. Una cosa però li accomuna, e vede il 25enne di Houston primeggiare senza se e senza ma: la ritrosia per i barbitonsori. Nell’incontro tra Spurs e Rockets il coach dei texani ha dovuto concedere l’onore delle barbe all’ex OKC: P.S.: Quella vecchia volpe di coach Pop s’è consolato vincendo entrambe le gare del back-to-back contro Houston. 6 – Paul George Le cifre (di punti segnati e di maglia) non sono certo quelle che siamo abituati a leggere accostate al suo nome e l’obiettivo playoff è sfumato all’ultima gara stagionale, ma tutto quanto perde importanza di fronte al suo rientro in campo dopo il terribile infortunio patito l’estate scorsa: Paul George ha ripreso a calcare il parquet con la sua nuova divisa numero 13, e a segnare canestri decisivi come quello contro Washington. Nell’ultima gara contro Memphis ha patito uno stiramento al polpaccio (fisiologica conseguenza del ritorno in campo dopo un lungo stop), ma siamo sicuri che nella stagione 2015/16 potremo godere di un PG in più rispetto a quella appena conclusa. E non possiamo che esserne felici. 5 – OKC Le attenuanti del caso ci sono tutte: MVP in carica fuori praticamente tutta la stagione e terzo violino fermo negli ultimi 2 mesi. Il numero 0 ha provato a far da solo caricandosi sulle spalle l’intera squadra, e se a volte è stato il salvatore della Patria, altre ha portato i suoi a fondo. Nelle ultime 5 gare stagionali, decisive per la corsa ai playoff, OKC ne ha perse un paio contro Spurs e Pacers, lasciando a New Orleans l’8° posto finale. 34.2 di media per Westbrook (col picco da 54+9+8 proprio contro Indiana) non sono bastati per portare i suoi alla serie contro Golden State, e ora la panchina di Scott Brooks trema non poco. Certo che se come guardia titolare si ha Dion Waiters, in settimana insignito del titolo di peggior partente in stagione… P.S.: Shawn Kemp, idolo dei Sonics, ha tenuto una festa a Seattle per celebrare il fallimento stagionale di OKC.
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4 – NYPD Abbiamo letto tutti del fattaccio accaduto in un locale di New York, con Chris Copeland e gentile compagna finiti accoltellati, mentre Pero Antic e Thabo Sefolosha venivano arrestati per una non ben precisata resistenza a pubblico ufficiale. È proprio questa opacità nelle motivazioni dell’arresto che preoccupa, per non parlare dell’infortunio patito da Sefolosha (frattura della tibia) proprio durante le operazioni di ammanettamento. Thabo si ritrova quindi ingessato e dovrà saltare tutti i playoff, e si presume che anche qualche testa al NYPD farà la stessa fine. 3 – Paul Pierce 1250 gare in carriera per The Truth, che però a Pasquetta ha dovuto fare i conti con un tiratore mortifero, che dopo un 3/3 dalla media gli ha snocciolato sul naso un trash-talking degno del peggior Gary Payton: “I’m clutch, I’m clutch!”, queste le dichiarazioni del Presidente Obama dopo aver vinto la gara di tiro al campetto della Casa Bianca. 2 – Jeff Hornacek Come rovinare la festa a un tuo giocatore: Jerel McNeal, play 27enne sconosciuto ai più, dopo 5 partite di prova viene messo ufficialmente sotto contratto dai Phoenix Suns per le ultime 2 gare stagionali, con un’opzione per la stagione 2015/16. Il nostro Carneade non può chiedere di meglio, e si presenta in campo carichissimo alla prima delle 2 partite che lo aspettano, contro San Antonio. Entra già a fine del primo periodo, che chiude con 0/1 dal campo in 2 minuti e spiccioli. Ma gli arbitri sentono puzza di gabola, e dopo un rapido controllo intimano a Jerel di rimanere seduto per il resto della tenzone: coach Hornacek infatti s’era scordato di metterlo a referto. Hey McNeal, this is the NBA. 1 – L.A. Lakers La stagione dei Lakers non poteva finire meglio: esordio per Vander Blue, giovane guardia da Marquette, a cui però manca una divisa. Si deve allora prenderne una col numero 2 di Wayne Ellington, infilarci un 1 davanti, cambiare il nome e siamo pronti alla palla a due. Roba da CSI.
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0 – New York Knicks Degna conclusione anche per la stagione dei Knicks: secondo quarto della gara contro Orlando finito 8-7 (record NBA per minor punteggio complessivo da quando ci sono i 24″), e quando gli avversari sbagliano ci si pensa noi a mettere comunque punti a referto per loro.   Fuori concorso – Solo 2 parole e 9 passi: Kendrick Perkins.   – Jonas Valanciunas non è nel miglior periodo della sua carriera. Prima non fa canestro nemmeno col paradenti nel bicchiere: … E nella partita dopo riesce nell’incredibile impresa di fare 6 falli in 9 minuti e 52 secondi. Non sappiamo se è un record, e preferiamo rimanere nell’ignoranza. – Trevor Booker, dopo gli incredibili 49 punti nelle ultime 2 partite (di cui 36 con 12/15 dal campo contro Portland), trova anche il tempo per salutare l’ex compagno di squadra Kanter, andato in forze a Oklahoma City durante la stagione. Enes aveva speso parole non proprio al miele per i Jazz poco prima della gara contro di loro, poi persa. Forse sarebbe stato meglio starsene zitto e buonino.
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