Il Pagellone NBA / Week #4

Il Pagellone NBA / Week #4

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  10 – Kristaps Porzingis Che settimana per il lettone! Tre prestazioni importanti; nella prima, martedì contro gli Hornets di Batum e Jefferson, ha chiuso con 29 punti e 11 rimbalzi tirando con il 58% dal campo, nella seconda un mezzo giro a vuoto siccome ha segnato solamente 7 punti e catturato 6 rimbalzi, smazzando anche 2 assist, infine, a Houston si è superato realizzando 24 punti (66% al tiro), 14 rimbalzi e 7 stoppate. Oggetto misterioso appena scelto, ora è Porzingsanity a New York!  
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  9 – Brandon Knight Dopo un avvio stentato causa infortuni, il prodotto di Kentucky sta trascinando (assieme a Bledsoe) i Phoenix Suns ad un piazzamento Playoff insperato ad inizio stagione. Una settimana da 27 punti di media è valsa a Knight una nomination nel nostro pagellone. Le doti realizzative non si sono mai discusse, ma quando ai soliti 20 punti di media aggiunge anche 11 rimbalzi come contro Denver, oppure 10 rimbalzi e 15 assist come contro i Lakers le sopracciglia iniziano ad alzarsi. Difficile proseguire su questi standard elevati, ma con l’aiuto del sottovalutato Bledsoe, i Playoff potrebbero essere alla portata.   8 – New York Knicks: 4W and counting Passare da squadra più bistrattata della Lega a possibile mina vagante nella Eastern Conference non è una cosa da poco. Complice la salute ristabilita di Carmelo Anthony e la sorpresa lettone di cui sopra, i Knicks sono una squadra costruita male, ma comunque da tenere d’occhio nella parte Est del tabellone. Dopo le vittorie casalinghe contro i disastrati Pelicans e gli altalenanti Hornets, la banda di coach Fisher ha portato a casa 2 vittorie esterne sui campi difficili di Oklahoma City (seppur senza Durant) e Houston. Il gioco non sarà spumeggiante e l’attacco non sarà triangolo (cit. Kobe Bryant), ma almeno i tifosi Knicks non usciranno dal Madison vergognandosi della propria squadra.  
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7 – Hassan Whiteside Tripla doppia con 10 stoppate inutile ai fini del risultato, partita successiva da dimenticare e terzo match chiuso con 13 punti, 9 rimbalzi e 8 tiri rispediti al mittente. Settimana confusa quella attraversata dal centro degli Heat, il quale si sta dimostrando uno sparring partner ideale per Chris Bosh, ma ancora non convince sotto alcuni punti di vista (vedi tiri liberi). La tecnica non è il suo forte, così come non lo è il tiro o l’intelligenza cestistica, ma quanto a fisicità ed atletismo, il ventiseienne Whiteside non è secondo a nessuno in questa Lega. La franchigia della Florida viaggia a gonfie vele grazie alle prestazioni di Bosh e Wade, ma il lavoro sporco sotto le plance di Whiteside è fondamentale.   6 – Mario Chalmers Seconda settimana in maglia Grizzlies per Mario Chalmers, che sembra tornato degno dell’appellativo “Super” come quando lo facevano giocare a Miami. Sono soprattutto i 29 punti con 4/7 da 3 e 13/15 ai liberi contro OKC (corrispondenti a una bella vittora per Memphis) che hanno fatto ribalenare alla mente i bei tempi andati al fianco di LeBron, e anche il nuovo compagno di reparto Mike Conley ha beneficiato dell’arrivo di Chalmers scrollandosi un po’ di pressione dalle spalle. E poi Mario è sempre Mario… https://pbs.twimg.com/tweet_video/CUIHPo1UAAE4E7X.mp4   5 – LeBron James Settimana da incorniciare per il Prescelto, che è stato persino insignito del premio di Miglior giocatore della settimana: 22 + 8.7 + 5.7 per lui, con ottime percentuali dal campo. Che ci fa allora tra i cattivi del pagellone? È presto detto: prima LeBron scommette un paio di casse di vino contro Draymond Green sul risultato di Michigan State vs Ohio State (college football) e le perde, e poi, forse ancora scosso e nervoso dall’accaduto, nel bel mezzo della gara contro Atlanta decide che è il momento di andarsi a sedere e lascia i suoi a giocare in 4, prendendosi un fallo tecnico. Caro James, forse dovresti rilassarti, magari fatti un buon bicchiere di vin… Ah, no.   4 – Marreese Speights Quattro gare settimanali per i Warriors (e altrettante vittorie, ça va sans dire), ma ben poca gloria per Speights. Il lungo della Florida ha visto crollare il suo minutaggio a favore di Ezeli e sembra che ormai a Marreese siano destinati solo scampoli di gara, se non solo di garbage time. Se contro Chicago non si è neppure alzato dalla panchina, nelle altre tre gare ha fatto registrare più falli commessi (7) che canestri dal campo (4), oltre a un +/- complessivo di -4 che per un giocatore di Golden State è statistica assai rara.   3 – Milwaukee Bucks Lasciamo pure perdere le 3 sconfitte consecutive, in casa di Washington, Cleveland e Indiana. Chiudiamo un occhio sull’attacco dei Bucks, che hanno segnato poco più di 90 punti a partita in settimana. Ma la difesa, ragazzi… Quasi 118 punti subiti a partita per Milwaukee (di cui 123 per mano dei Pacers, mica i Celtics di Bird), che come aggravante è anche l’ultima squadra in stagione come “pace”, con solo 92 possessi a partita di media. Antetokounmpo sarà il futuro della franchigia e forse della Lega, ma il presente è ancora piuttosto grigio.  
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2 – Houston Rockets Houston stenta a decollare ed i problemi sono di varia natura. L’altalenanza di prestazioni di Harden, la pochezza offensiva di Howard e le percentuali dalla lunetta da campionato minors nelle quattro uscite settimanali (67%) sono dei chiarissimi campanelli d’allarme, ma il vero problema (anche per loro) sembra l’assetto difensivo. È risaputo che Harden non ci prova neanche la maggior parte delle volte, dagli altri però ci si aspetta di più. I 111 punti concessi ai Celtics perdendo la sfida a rimbalzo, gli 11 assist smazzati da Marc Gasol praticamente in pantofole, i 19 rimbalzi offensivi lasciati ai Knicks subendo il 48% dall’arco, sono tutti numeri che dovrebbero far riflettere. Sia lodato Corey Brewer per quella tripla che ha permesso ai Rockets di raggiungere l’overtime contro Portland, altrimenti ora staremmo qui a parlare di sette sconfitte consecutive. E intanto coach McHale ha già fatto i bagagli… 1 – Philadelphia 76ers Segnare 89 punti a partita subendone 102,6 è una roba raccapricciante, le 15 sconfitte di fila da inizio stagione (per il secondo anno consecutivo) lo sono ancor di più. Ma come si fa a parlare male dei giocatori di Philadelphia? Che colpa ne hanno loro se si trovano lì a dover giocatore con i migliori talenti del mondo? Un quintetto da 21 anni di media dove il più “vecchio” è McConnell con appena 23 primavere sulle spalle non può raggiungere risultati eccelsi. Il brutto voto lo regaliamo a chi permette tutto ciò, perchè l’inesperienza non è una colpa, la mancanza di talento (in alcuni casi) neanche, la voglia di tankare in questo modo però sì. 21,6 palle perse a partita, addirittura 29 contro Indiana e 27 contro i Mavs, sono la conseguenza di una franchigia costruita male che non vede la luce in fondo al tunnel. Perchè se neanche un giocatore raggiunge i 25 anni di età tanto valeva prendere parte alla NCAA.  
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0 – Los Angeles Clippers Tre sconfitte su tre partite in settimana. Si parte con un +23 sciupato contro i Warriors che rende amara una sconfitta che poteva essere preventivata, poi giunge il KO a Portland con un ultimo quarto da non far vedere ai bambini che si avvicinano a questo gioco ed infine il tonfo interno con i Raptors che a fine primo tempo erano avanti 63-34 (sì, proprio così). I centimetri sotto canestro non si fanno sentire ed in tre gare si registra un 119-145 a rimbalzo (gli 11 presi da Curry e le tre doppie doppie dei Blazers la dicono lunga). Lo spogliatoio trema e, dato il record di 6-7, non può essere altrimenti.

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