Il Pagellone NBA / Week #7

Il Pagellone NBA / Week #7

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10 – Boston Celtics E chi se li sarebbe mai aspettati così in alto? Il processo di ricostruzione in Massachusetts sta proseguendo bene, senza solisti eccelsi ma con una squadra conscia dei propri limiti e punti di forza. In settimana sono arrivate prestazioni importanti: vittoria esterna a New Orleans, vittoria interna su una diretta concorrente come Chicago e vittoria esterna sui Charlotte Hornets in rampa di lancio. In mezzo a tutto ciò, i Celtics si sono presi anche il lusso di portare al doppio supplementare e sfiancare i Golden State Warriors, che la notte successiva hanno interrotto la striscia di W consecutive a quota 24 perdendo a Milwaukee.   9 –  Bentornati, dinosauri Settimana dominata dalla W quella dei Toronto Raptors, che agguantano il secondo posto nell’agguerrita Eastern Conference. Oltre alle 3 vittorie abbastanza scontate contro Lakers, Bucks e Philadelphia, Lowry&Co. hanno battuto per 97-94 i San Antonio Spurs; niente male, contanto anche che la settimana scorsa hanno perso di soli 3 punti contro i semi-invincibili Warriors. Lowry splende, DeRozan vive un po’ di alti e bassi, Ross sta tornando in forma e Scola garantisce esperienza e concretezza. Probabilmente più di qualche Raptor sarà presente all’All-Star Game di Toronto quest’anno.   8 – Brooklyn Nets con un Mago in più E’ un voto di incoraggiamento, il nostro. La stagione dei Nets, fin qui, è stata più che deludente: 7 vittorie e 16 sconfitte sono valse il penultimo posto ad Est del Mississippi. La settimana appena trascorsa, tuttavia, è stata positiva in realtà: aprendosi con un successo sorprendente contro i Rockets, è proseguita con un’altra W ai danni dei derelitti 76ers, partita in cui ha finalmente brillato anche il nostro Andrea Bargnani (23 punti per lui al rientro dall’ennesimo infortunio). Non tutto è bene ciò che finisce bene, infatti due giorni fa è arrivata la sconfitta per soli 5 punti contro i Los Angeles Clippers.  
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7 – Rajon Rondo in forma smagliante, ma… Ormai per lui la doppia doppia (se non tripla) è pura normalità. Si diverte e si vede. Ha ammesso di studiare da Jason Williams e che i suoi assist magici gli vengono naturali seguendo il suo istinto. I Kings hanno fatto il salto di qualità con lui in cabina di regia, anche se il record rimane negativo. Coach Karl gli ha affidato le chiavi della squadra e lui sta ripagando questa fiducia nel migliore dei modi. Certo, i limiti caratteriali sono sempre gli stessi e sono compresi nel pacchetto, quindi bisogna prendere o lasciare? Noi al momento prendiamo, visto che nelle due gare settimanali dei Kings ha registrato 16.5+12.5+8 di media. Ha pure inchiodato una schiacciata niente male contro NY, un vero unicum per lui! Anche se certi insulti omofobi all’arbitro Bill Kennedy se li sarebbe potuti risparmiare…   6 – I soliti Thunder Ok, forse meriterebbero un voto più alto perché in fin dei conti sono alla loro quinta vittoria di fila (4 di seguito in settimana) e in questo filotto hanno battuto anche Grizzlies e Hawks. Siamo tutti d’accordo su ciò, ma il voto relativamente basso è dovuto al fatto che non ci sono alternative al duo Westbrook-Durant. Finché loro due girano, la squadra va a gonfie vele, ma quando si fermano (come è capitato a Durant), allora i Thunder iniziano ad arrancare. E in tutto questo c’è ancora in ballo il discorso della possibile free agency di KD. Auguri alla dirigenza!   5 – I soliti Heat Discorso simile a quello su OKC può esser fatto per Miami, basti sostituire i nomi di Dwyane Wade e Chris Bosh a quelli di Durant e Westbrook. Il duo delle meraviglie degli Heat rimane infatti su standard altissimi nonostante l’età che avanza, ma non trova conforto nel resto della truppa di coach Spoelstra. Peccato però che in Florida si soffra più di carenza di risultati: sono state 3 infatti le sconfitte consecutive contro squadre della Eastern Conference (Washington, Charlotte e Indiana) prima di ritrovare il sorriso contro Memphis. Se Dragic & co. non saliranno di livello, questi Heat potrebbero ritrovarsi a navigare i brutte acque.   4 – Big Al Jefferson Inattivo da fine novembre per un brutto problema al polpaccio, probabilmente Al Jefferson si annoiava in quel di Charlotte, e ha pensato bene di riempire una serata in maniera poco convenzionale, almeno per un gioctore NBA che si rispetti. Big Al è stato infatti pizzicato positivo al test anti-droga e sospeso er 5 gare (tale tipo di sanzione viene comminata ai giocatori che vengono trovati per la terza volta positivi alla marijuana). Non si conoscono i tempi di ritorno di Jefferson dall’infortunio, ma grazie alla sua dabbenaggine gli Hornets dovranno aspettare un paio di settimane scarse in più prima di poterlo rivedere in campo.  
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3 – Porzingis e il Rookie wall Prima o poi tutto ci sbattono la testa, e questo potrebbe essere il momento di Kristaps Porzingis. Parliamo del fatidico “Rookie wall”, il muro contro cui i giocatori al primo anno vanno a cocciare a causa della poca abitudine ai frenetici ritmi NBA. Il lettone in settimana è partito alla grande con 28 punti rifilati ai Mavs, ma nelle tre trasferte successive ha segnato solo 5.7 punti e catturato 4.3 rimbalzi di media, cifre di ben altro tono rispetto a ciò a cui ci ha abituati. Almeno nell’ultima di queste gare è arrivata una vittoria per NY, ma non certo grazie al suo 0/6 dal campo in 19 minuti.   2 – Grizzlies senza unghie Dove sono finiti i Grizzlies mai domi, che vendono carissima la pelle? A giudicare dalle ultime uscite, sembrano essersi volatilizzati; nelle ultime due gare in trasferta hanno vinto di 1 punto a Detroit e perso di 3 a Miami, mentre in quelle casalinghe va ancora peggio! Sono infatti arrivate alla Grindhouse due sconfitte che hanno abbondantemente oltrepassato il limite dell’imbarcata: -37 contro OKC e -24 contro gli Hornets. Il reparto difensivo fa ancora acqua da tutte le parti con 110 punti di media subiti in settimana, ma anche l’attacco stenta: poco più di 94 punti segnati e 4 gare in fila senza mai raggiungere quota 100.   1 – Nick Young Non è un vero pagellone, senza un personaggio come Swaggy P. Anche questa settimana non ci ha fatto mancare nulla: dopo aver stupito i tifosi dei Lakers con qualche buona giocata difensiva nella gara poi persa al supplementare con Minnie, si è ufficialmente auto-candidato al premio di miglior difensore dell’anno; poi ha festeggiato la firma del contratto con l’Adidas presentandosi con queste scarpe da passeggio nella gara contro Houston:
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Infine, nella stessa partita, ha regalato il suo primo assist a Kobe Bryant in 3 anni da compagni di squadra (e 457 minuti totali in campo insieme); questo exploit gli vale un punticino in più nel pagellone, e così anche stavolta s’è scampato l’ultimo posto.   0 – Rodney Hood Settimana magrissima per la guardia dei Jazz, non tanto per le statistiche (che sono anzi migliori della sua media stagionale fin qui), quanto per due figure barbine. Nella gara contro i Knicks si è reso protagonista di questo tackle ai danni del povero Sasha Vujacic:     Basterebbe per meritarsi l’ultima posizione, ma il buon Rodney è riuscito, suo malgrado, a non darci il minimo dubbio per guadagnarsi lo “zero”. Lo zampino ce l’ha messo il solito Russell Westbrook, che in quanto a ridicolizzare gli avversari è invece sempre il primo in classifica…       Fuori classifica – Onore e gloria ai Milwaukee Bucks, che in settimana hanno interrotto la striscia di 24 gare consecutive dei Golden State Warriors. Erano stati sempre loro, nella stagione 1971/72, a chiudere quella di 33 W in fila dei Lakers. – Kevin Garnett è diventato, numeri alla mano, il miglior rimbalzista difensivo della storia NBA. Ha superato Karl Malone, fermo a quota 11406. – Jeremy Lin ha avuto il coraggio di presentarsi in campo con la capigliatura che potete ammirare sulla destra (non che quella solita, a sinistra, fosse tanto meglio):  

Una foto pubblicata da NBA on ESPN (@nbaonespn) in data:

  Pare che l’ex Knicks si faccia consigliare i migliori tagli da Spencer Hawes. Sì, proprio questo Spencer Hawes…  

Una foto pubblicata da spenceneedle (@spenceneedle) in data:

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