Il Pagellone NBA / Week #9

Il Pagellone NBA / Week #9

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10 – Atlanta Hawks Unica squadra con Celtics, Wizards e Warriors ad aver vinto tutte le gare settimanali, gli Hawks detengono però la miglior striscia di W consecutive a quota 6. È però la chimica di squadra che permette loro di distinguersi tra i migliori, infatti nelle ultime tre partite hanno sempre mandato in doppia cifra almeno cinque uomini, e in ogni gara hanno avuto un diverso MVP: Dennis Schroeder nel primo impegno settimanale si è distinto con 18 punti in 17 minuti (e 7/10 al tiro), Jeff Teague ha riempito il tabellino della partita successiva con 23+9+6+4, mentre nella notte di Santo Stefano, Paul Millsap e Mike Scott hanno combinato per 40 punti con 24 tiri dal campo. 9 – Washington Wizards Se gli Hawks hanno mostrato il miglior gioco corale, i Maghi capitolini stanno rimontando posizioni in classifica grazie soprattutto alle prestazioni di 3 giocatori: i soliti John Wall e Marcin Gortat, più l’inatteso Garrett Temple. Se i primi due in settimana hanno fatto registrare notevoli doppie doppie di media (circa 16+15 per il primo e 21+12 per il secondo), è l’ex Casale Monferrato a non aver fatto per nulla rimpiangere la prolungata assenza di Beal, con un paio di ventelli tanto insperati quanto propizii. Il record di squadra è ancora ampiamente migliorabile (14-14 al momento), ma la strada da qui a fine stagione è ancora lunga e lo stesso Beal sembra ormai prossimo al rientro. Occhio a questi Wizards!  
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8 – J.J. bis La settimana scorsa parlavamo di Abrams e Redick, stavolta tocca al J.J. da Porto Rico. Barea è letteralmente esploso con 32 punti e 11 assist nella gara contro Brooklyn, poi vinta di 1, e alla faccia di Paganini si è ripetuto tre sere dopo rifilandone 26 alla difesa dei Bulls. In tutto questo, J.J. ha infilato 14 dei 19 tiri presi da oltre l’arco per un 73.6% irreale, soprattutto tenendo conto del 16/55 stagionale (29.1%) che teneva fino a lunedì scorso. 7 – Dalla Serbia con furore 21 anni non ancora compiuti, è arrivato in NBA senza troppi clamori, ma a Denver ha saputo trovare il giusto spazio già da questo suo primo anno: Nikola Jokic è una delle piccole (se paragonato a Porzingis) sorprese tra i rookies, e in questa settimana ha voluto dimostrare di poter stare senza problemi nella lega americana. 14.2 punti e 7.3 rimbalzi in 23 minuti abbondanti di media nelle ultime 4 uscite per lui, con 3.5 assist e un 3/5 totale da 3 che testimoniano anche la sua duttilità sul campo. Buon per lui che Jusuf Nurkic sia ancora fermo ai box e che anche il Gallo abbia un leggero infortunio che non gli permette di giocare, ma al loro rientro coach Malone potrà avere dei bei grattacapi per distribuire i minutaggi. 6 – Dirk mette la freccia Non ci vogliamo addentrare nel periglioso dibattito su quale giocatore europeo sia stato il più dominante in NBA, ma sicuramente Nowitzki risulta nei primi 3 della classifica di ognuno di noi. Questa settimana è stato protagonista dell’ennesimo traguardo statistico, avendo superato Shaquille O’Neal al 6° posto assoluto della classifica marcatori. Non contento, ha deciso di chiudere così il supplementare della stessa gara:   5 – Alti e bassi in Oregon Settimana (e stagione) da montagne russe per i Blazers, che con le sconfitte di lunedì e mercoledì scorsi hanno allungato a 5 la loro striscia di sconfitte consecutive, per poi portare a casa il referto rosa contro Cleveland e Sacramento. Il leader di Portland, Damian Lillard, s’è dovuto fermare per la prima volta in carriera (dopo 275 gare di fila giocate) per una fascite plantare, ma con o senza di lui i risultati non cambiano: i rosso-neri non riescono a trovare la continuità che serve per rendersi credibili, e passano nel giro di un paio di giorni da un -26 casalingo contro New Orleans a un +29 contro i vice campioni in carica di Cleveland. Uno dei pochi punti fermi in Oregon sembra essere McCollum, che tra l’altro stanotte ha sfiorato la tripla doppia con un sontuoso 35+11+9.  
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4 – Dov’è sparito Oladipo? La guardia di Orlando non sta lasciando il segno in questa stagione piuttosto negativa degli Orlando Magic. La concorrenza nel ruolo non è agguerrita, ma il giocatore da Indiana non pare riuscire ad ingranare la marcia giusta, statistiche peggiori del suo anno da rookie e mancanza di leadership le colpe a lui imputate. Ormai giunto al terzo anno NBA, da Oladipo ci si attendevano grandi cose, invece 12.6 punti e 5 rimbalzi a partita sono poca cosa persino per i disastrati Magic. 3 – Shumpert e Irving: rimandati Il supporting cast dei Cavs non è degno di quello degli Warriors o degli Spurs, ma da Shumpert ci si aspetta come minimo che ci metta la solita dose di energia in ogni giocata. Purtroppo gli infortuni lo hanno frenato, ma collezionare la miseria di 13 punti (con un orrido 4/21) nelle 3 partite giocate in settimana non è scusabile. Lo stesso si potrebbe dire di Kyrie Irving, giocatore di assoluto valore, reduce da un infortunio grave, ma incapace di ritrovare la forma migliore. Valeva la pena forzare il suo ritorno per fargli affrontare la migliore guardia della NBA? Francamente no, 4 su 15 e 0 su 6 da tre punti il magro bottino portato a casa dall’ex Duke. Attendiamo fiduciosi un miglioramento di forma e di prestazioni.  
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2 – Polveriera Suns Phoenix in caduta libera infila la quarta sconfitta di fila e la posizione di Hornacek traballa moltissimo. Già la disfatta contro i Nuggets è stata dura da digerire, ma quella contro i derelitti Sixers ha lasciato un segno profondo nella stagione di Bledsoe e compagni. Ora i Suns si trovano a 2 partite di distanza dall’ottavo posto attualmente occupato dai Jazz, ma l’inerzia non è proprio dalla loro parte. In tutto questo è scoppiato il caso Morris, furioso ormai dalla scorsa estate quando il suo gemello Marcus ha fatto le valige per il Michigan.   1 – Dichiarazioni al vetriolo di Paul George Dopo la sconfitta patita dai suoi Pacers, Paul George è tornato sulla sua partita e sulla marcatura asfissiante di Kawhi Leonard che lo ha costretto a segnare solo 7 punti tirando con un 1-14 che grida vendetta. L’ala di Indiana ha spiegato il tutto sostenendo che durante la partita si è sentito male, avvertendo un po’di nausea a volte e facendo fatica a respirare. Non pago di ciò ha anche affermato che è stanco di reggere l’attacco dei Pacers sulle proprie spalle, sentendosi quasi costretto a fare tutto quello che sta facendo. Dichiarazioni che ovviamente non sono piaciute a coach e dirigenza Pacers. 0 – Figuraccia in mondovisione Durante la partita di Natale tra Cavs e Warriors, Alicia Goetz, moglie del milionario Jim Goetz, è stata protagonista di un siparietto indecoroso che la ha messa in ridicolo su tutte le televisioni mondiali. La tifosa di Golden State è stata ripresa mentre, guardando LeBron James, mima il gesto di asciugarsi le lacrime con una sua vicina di posto (asserendo che LeBron James sia un piagnucolone). L’unico problema? The King la vede e la fulmina con uno sguardo. Nulla di più grottesco nella notte di Natale.  

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