Inside NBA Stories: Addio Boston Garden!

Inside NBA Stories: Addio Boston Garden!

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Oggi capita sempre più spesso di sentire nominare l’impianto in cui giocano i Celtics come “The Garden”, riferendosi al nome ufficiale “TD GARDEN” che ha da qualche anno a questa parte… eppure la schiera folta ed orgogliosa di tifosi bianco-verdi sanno bene che l’unica arena che può di diritto essere ricondotta a quel nome è il glorioso BOSTON GARDEN abbandonato e demolito nel 1995.

Al Garden, quello vero, sono andati in scena tanti momenti storici, tante Finali NBA e di altri sport, tanti concerti… il suo parquet incrociato era intriso del sangue e sudore di tanti grandi campioni e tra le sue gradinate hanno esultato, pianto, fischiato ed applaudito decine di migliaia di spettatori.

Da Bill Russell a Jo Jo White, da John Havlicek a Larry Bird, sul legno sconnesso del Boston Garden ne sono davvero successe di tutti i colori… momenti gloriosi e storici nel bene o nel male per i tifosi dei Celtics. La palla rubata da Havlicek su Sam Jones, le urla di Johnny Most (storico radiocronista dei Celtics), i 3 supplementari di gara 5 delle Finals 1976 contro i Suns, il lay-up al volo di Bird su suo stesso errore al tiro in quelle del 1981 contro i Rockets… ma anche i 63 di quel giocatore che sembrava “Dio travestito da Jordan” (cit. Larry Bird), il baby sky-hook di Magic in gara 4 delle Finali 1987 quasi sulla sirena…

Dei momenti più famosi per la storia della NBA, tutti parlano e parleranno ancora per tanto tempo… ma quasi nessuno vuole ricordare l’ultima partita giocata tra le sue mura, gli ultimi 48 minuti con 10 giocatori in campo, 1 palla e 2 canestri.
Sono anni ormai che i Celtics non sono più quelli di un tempo… infortuni, seguiti poi da ritiri eo scambi sul mercato hanno polverizzato la squadra che negli anni ’80 aveva dominato la NBA.. Larry Bird si è ritirato nel 1992, Robert Parish scambiato con Charlotte, Danny Ainge si è accasato prima a Portland e poi a Phoenix e Kevin McHale ha anche lui appeso le scarpe al chiodo dal 1993…
In campo si parla di Dee Brown, guardia dalla notevole elevazione e capacità atletiche, ma anche di Dino Radja incredibile talento croato arrivato dall’allora Messaggero Roma… e poi di Eric Montross, Sherman Douglas, Rick Fox (più tardi vincitore di 3 anelli con i Lakers) e le ultime o quasi versioni di Dominique Wilkins e Xavier McDaniel.
Giovani, potenzialmente pericolosissimi e pronti a tutto pur di dimostrare qualcosa, arrivano ai playoffs nell’allora complicatissima Eastern Conference, con la testa di serie numero 8.
Già, ma i loro avversari diretti ora si chiamano Orlando Magic e schierano Shaquille O’neal, Penny Hardaway, Dennis Scott, Nick Anderson e Horace Grant in quintetto, con una backline di tutto rispetto composta tra gli altri di Anthony Bowie e Brian Shaw.
Orlando ha il vantaggio campo, vince gara 1 in Florida ma perde a sorpresa gara 2. Vince poi la terza a Boston e a questo punto i Celtics hanno praticamente “un piede fuori”.
Il primo turno è ancora al meglio delle 5 partite e per continuare la corsa ai playoffs, Boston non può più sbagliare.

5 maggio 1995, gara 4 primo turno Playoffs

L’atmosfera al Boston Garden è di quelle da festa d’addio… si perchè quella potrebbe essere l’ultima partita dei Celtics in quell’impianto. La città e i tifosi rispondono come sempre con la grande grinta e passione che un tempo faceva del “Celtic Pride” quell’arma astratta che infestava gli incubi di tutte le altre squadre della Lega negli anni passati. Il clima è meraviglioso, il frastuono dei tifosi sembra quello del decennio precedente… la squadra ce la mette davvero tutta, ma fermare i Magic (che quell’anno arriveranno fino alle Finals) è un’impresa che sfugge di mano a Boston.
Arriva la sirena finale, il momento è di quelli che in un modo o nell’altro segnano la fine di un’ Era e ancora una volta vede protagonisti i Boston Celtics, che chiudono le porte del Garden con l’amarezza di quella sconfitta.
All’ombra di 16 gonfaloni di titoli NBA, il parquet incrociato dei Celtics viene rimosso e portato nel nuovo impianto, inizialmente noto come “Fleet Center”. In occasione della chiusura del vecchio Garden, alcuni giocatori dichiararono sia quanto fosse importante per la Storia della Lega e del Gioco, sia quanto fosse difficile giocarci da squadra ospite. Lo riassumono meglio di chiunque altro Michael Jordan, Magic Johnson e Julius Erving affermando:

“Il Garden era qualcosa di unico… giocare là significava entrare a far parte della Storia” (Michael Jordan)

“Sapevo di essere arrivato a Boston già appena sceso dall’aereo, quando il facchino con sguardo severo mi diceva ‘Hey Magic, Larry ti ucciderà domani!’… poi arrivavi al Garden e scoprivi cose del tipo che il tuo spogliatoio era misteriosamente inagibile e dovevi cambiarti in un ripostiglio per le scope…” (Magic Johnson)

“Red Auerbach era in grado prima di farti soffocare dal caldo, poi di ghiacciarti… funzionava così: Arrivavi in uno spogliatoio caldissimo, scendevi in campo per il primo tempo e rientravi all’intervallo, quando ritrovavi tutte le finestre spalancate. A metà gennaio era roba da congelare! Era un caso o qualcuno le apriva?” (Julius Erving)

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