Inside NBA Stories: Quel ragazzino di nome Kobe Bryant

Inside NBA Stories: Quel ragazzino di nome Kobe Bryant

All’ASG di Cleveland nel 1997 tutti sapevano chi fosse Michael Jordan, Magic Johnson e Larry Bird… quello che non sapevano è che quel ragazzino, con un nome e un accento strani, avrebbe fatto molto di più che vincere la gara delle schiacciate.

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Come tutti sapete, fra pochi giorni Kobe Bryant giocherà il suo ultimo All Star Game… l’ultimo dopo una carriera che sfiora i 20 anni e queste sono le tipiche cose che fanno sentire un po’ più vecchi tutto d’un colpo…
Recentemente, facendo pulizia tra le vecchie VHS ho ritrovato una puntata di NBA Action targata 1996 in cui veniva annunciata la scelta degli Charlotte Hornets relativa proprio a Kobe Bryant. La notizia in Italia ebbe un eco diverso dal solito, perchè Kobe veniva visto più o meno come “uno di noi”, aveva qualche anno in più di noi ragazzini dell’epoca e sulle riviste del settore cominciarono presto a giungere lettere e foto di vari lettori che erano stati suoi compagni di classe o di squadra. Il fatto che un ragazzo come poteva essere chiunque, cresciuto a pane e Basket, seduto tra i banchi di qualche scuola anche italiana, ora si trovasse in un mondo lontanissimo come la NBA, davanti a Michael Jordan una sera e a Grant Hill quella successiva, rendeva tutto ancora più incredibile. Internet era una scommessa in divenire e di certo per vedere gli highlights non si poteva certo usare uno smartphone o aprire youtube, il che amplificava ulteriormente la sensazione di “universo parallelo” che aveva la NBA.

Cleveland, Febbraio 1997

E’ il cinquantenario della NBA e la Lega festeggia per tutta la stagione, ricordando e ripercorrendo la propria Storia culminando con la celebrazione dei 50 migliori giocatori di tutti i tempi proprio durante l’ All Star Game. Un palcoscenico più importante, quell’anno, possono essere solo le Finals, ma i Lakers di allora hanno ancora esposto il cartello “Lavori in corso” in merito. Ed ecco che questo ragazzino con il numero 8 sulla maglia giallo-viola si allaccia le scarpe e partecipa alla gara delle schiacciate. E’ dotato di pregevole elevazione, ottima esplosività e una coordinazione nei movimenti che fa davvero ben sperare per il futuro. Ripropone, tra le altre, una schiacciata con cui JR Rider ha vinto la stessa competizione 3 anni prima, ovvero facendo passare la palla sotto la gamba prima dell’affondata.
Tra i suoi avversari c’era pure Ray Allen, anche lui al primo anno e in maglia Bucks, che sperava di riportare ai playoffs insieme a Vin Baker e “Big Dog” Glenn Robinson.

Kobe vince lo slam dunk contest e si gode il resto dell’ All Star Weekend, senza probabilmente sapere che 20 anni dopo il suo nome sarebbe stato scritto proprio accanto a quelli di coloro che avrebbero presentato la sera successiva come i 50 più grandi di sempre.

La cosa bella di aver seguito la carriera di Kobe Bryant fin dall’inizio è ricordarsi cosa si diceva di lui ai primi anni… tempo fa, in un piovoso pomeriggio, riguardai le vecchie immagini sgranate e con audio che sfrigola di quell’ All Star Game 1997 e mi venne spontaneo un sorriso quando sentii le parole del compianto Tullio Lauro dire:

“…c’è stato grande fermento anche per il ragazzo che ha vinto la gara delle schiacciate ieri sera, Kobe Bryant, che parla italiano come noi… potrebbe avere una buona carriera, vedremo!”

All’epoca era il 6° uomo per Eddie Jones, giocatore che veniva da tanti considerato, insieme a Grant Hill, come il “nuovo Michael Jordan”… E poi ripensi al 3-peat nei primi anni 2000, ai momenti difficili passati in seguito, in cui si prese la squadra sulle spalle dopo la dipartita di Shaq, ai suoi 81 punti contro i Raptors mentre in Italia eravamo sotto 1 metro di neve in quel 22 gennaio 2006 e poi altri 2 titoli e tanto altro… Eh già Tullio, avevi proprio ragione… 2 cosine in carriera le ha poi fatte.
Ovviamente nessuno di quelli che quella sera (notte in Italia) del 1997 era davanti alla tv immaginava che 20 anni dopo si sarebbe trovato a guardare l’ All Star Game di uno con una carriera così… godiamoci l’ultima apparizione di Kobe Bryant in questo senso e quando suonerà la sirena, saremo tutti invecchiati di un altro po’ senza accorgercene.

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