Inside NBA Stories: The Dream don’t forgive

Inside NBA Stories: The Dream don’t forgive

David Robinson arrivava alla Semifinale di Conference 1995 da novello MVP stagionale, ma Hakeem Olajuwon aveva la sua da dire…

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Alamodome, San Antonio, l’era Popovich non è ancora iniziata ma gli Spurs sono comunque orgogliosi del loro Ammiraglio, premiato come MVP dal Commisioner David Stern prima della palla a due di gara 1 delle Western Conference Finals 1995.
Al pubblico sono stati distribuiti tanti mini cartelli con la scritta “MVP 50” e vengono sventolati con emozione dai tifosi.

In un angolo della panchina della squadra ospite, gli Houston Rockets assistono alla premiazione. Kenny Smith guarda Hakeem Olajuwon e gli dice: “Ma non ti da’ fastidio? Hai fatto un’altra stagione esemplare ma l’ MVP lo danno a David Robinson…”, lui quasi sottovoce e scuotendo la testa, replica: “Lo ha meritato, è stato il faro della sua squadra e l’ha portata fin qui dopo una grande stagione. Se lo merita!”.
In effetti David Robinson ha guidato gli Spurs a una stagione da sogno, mentre i Rockets hanno attraversato un’annata molto particolare, condita da infortuni e imprevisti, che li hanno fatti giungere ai playoffs con la testa di serie numero 6.

Finiti gli elogi all’Ammiraglio comincia la serie… Hakeem entra in campo e decide che, dopotutto, MVP o non MVP, lui è più forte del numero 50 nero argento. I Rockets vincono gara 1 con The Dream posseduto dal demonio, marca Robinson senza farlo respirare e quando suona la sirena il suo score parla di 27 punti con 8 rimbalzi, 6 assist e 5 stoppate, mentre l’ MVP fa 5/17 dal campo e mette 21 punti, di cui 11 dalla lunetta però. Tornando in panchina, Olajuwon si rivolge di nuovo a Smith: “Hey Kenny, vado a prendermi il mio premio!”.
Pensate che sia tutto qui? In gara 2, The Dream infiamma il campo con 41 punti e 16 rimbalzi, e movimenti in post che sinceramente sbalordiscono ancora oggi a 21 anni di distanza. Houston torna a casa con un 2-0 in valigia.

A dire il vero, gara 3 e 4 hanno un epilogo inaspettato, con San Antonio che decide di rimanere a difendere 1vs1 senza raddoppiare Olajuwon e sfruttando le doti difensive di Rodman ad aiutare occasionalmente in post. Nonostante i 43 di Hakeem in gara 3, i Rockets perdono e nella successiva ne mette solo 20.
A questo punto, sul 2-2 la serie torna all’ombra dell’ Alamo, dove in sostanza “Rodman fa Rodman”. Prima di gara 5 ritarda all’allenamento e alla riunione in spogliatoio che precede la partita e così coach Bob Hill lo tiene in panchina all’inizio.
I Rockets ne approfittano e, spingendo da subito sull’acceleratore, agguantano gara 5 e successivamente la 6.

Olajuwon finisce la serie con 35,3 punti con 12,5 rimbalzi, 5 assist e 4,2 stoppate di media, annichilendo totalmente David Robinson che tuttavia chiude con cifre rispettabili: 23,8 punti, 11,3 rimbalzi e 2,2 stoppate.
“Non ho mai visto una prestazione come quella.” dice ancora oggi Smith.

L’ MVP chiude la sua stagione dopo una dura lezione da parte di The Dream, che conclude l’anno vincendo il titolo spazzando via gli Orlando Magic di Shaquille O’Neal e Penny Hardaway per 4 a zitti e venendo giustamente incoronato come MVP delle Finals.

La motivazione di un uomo che ha mostrato sul campo e con i fatti di essere più forte anche del miglior giocatore dell’anno nella NBA.

 

 

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