Inside NBA Stories: un Babbo Natale di nome Tracy

Inside NBA Stories: un Babbo Natale di nome Tracy

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Una delle cose più sconvolgenti quando si è ragazzini è realizzare che quel Babbo Natale che ti ha appena portato i regali assomiglia tanto (troppo) a tuo zio e visto che lui non vive in Lapponia qualche dubbio su Santa Claus ti viene.
Detto questo, per i prossimi 5 minuti torniamo a essere quelli che aspettavano i regali sotto la cappa del camino, è una di quelle storie che ci dimostrano come a volte i miracoli scelgono casualmente (o forse no) il 25 Dicembre.
Il Babbo Natale di turno è alto, viene dalla Florida (non esattamente Rovaniemi ma pazienza) e nel suddetto giorno dell’anno domini 2002 si ritrova alla TD Waterhouse Arena, Orlando con la canotta dei Magic contro i Detroit Pistons.
Stop, fermo immagine, andiamo ad un mese prima: Iran Brown è uno di quei ragazzi da definire senza mezzi termini miracolato, finito tra le mani di Mohammed Allen, un serial killer che ha popolato per molto tempo le pagine della cronaca nera americana sotto il nome di DC Sniper, è stato uno dei pochi a sopravvivere e per Natale vorrebbe tanto vedere il suo idolo dal vivo: Tracy McGrady.
Tracy ha la schiena sfasciata, ha saltato le ultime 3 partite e non è raro vederlo sdraiato per terra a posto che seduto in panchina per darsi un po’ di sollievo e nonostante fosse in procinto di saltare anche la quarta, ci ripensa e decide di giocare, davanti agli occhi del piccolo Iran.
Domina, un Tracy che ha voglia di giocare.
Segna in tutti i modi possibili e impossibili, apre il tabellino con la schiacciata del 12-2, continua con turnaround dal post, da 3, fastbreak, fa di tutto.
Orlando è avanti nettamente nel primo quarto, acceso da Shawn Kemp e Mike Miller e alimentato da The Big Sleep che apre un gap di 10 punti che si rivelerà decisivo mentre durante le sostituzioni si accomoda per terra con qualche borsa del ghiaccio a fargli compagnia.
Inutile la rimonta dei Pistons che dopo due quarti di equilibrio arrivano fino al -2 a metà ultimo quarto dove Richard Hamilton e il nostro protagonista si sfidano apertamente a suon di tiri con Orlando che sfrutta un break di 6 punti per chiudere definitivamente la gara.
La partita finisce 104-99 per i Magic, T-Mac chiude con 46 punti (53% dal campo), 6 rimbalzi e 1 assist in 44 minuti di gioco, unico di Orlando a superare i 15 punti, unico insieme a Hamilton che chiude con 22 ad andare sopra i 20.
Spulciando ancora qualche numero l’anno prima chiuse con 43 punti, l’anno dopo con 41 segnando 43.3 punti di media il 25 Dicembre, media più alta in assoluto per un giocatore nel giorno di Natale.
Saluta Iran, gli regala l’asciugamano e chiude questa bella parentesi.
Ma la parte più bella della storia non è tanto T-Mac in sé, quanto immaginare che cosa ha significato quella partita per Iran: scampare per un soffio alla morte e trovarsi in prima fila il proprio eroe giocare praticamente per te, dominare e conoscerlo di persona nel giro di due mesi.
Sliding doors di una storia finita a lieto fine, il Babbo Natale di Iran è uno dei talenti più cristallini della storia dell’NBA.
Ah, e non abita in Lapponia.

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