La strana famiglia NBA

La strana famiglia NBA

Ebbene,  anche per quest’anno il Natale ce lo siamo quasi tolti dalle palle.

E non so voi, ma io (un po’ come per l’alcool), più invecchio e meno lo sento sto spirito natalizio. I parenti, le abbuffate, il Malox… Dicono che a Natale ti vien voglia di stare con chi ami. Quindi seduta lì a tavola, con la mente un po’ annebbiata dal vino e dal cibo, guardando lo svolgersi del pranzo, mentre già mi pregustavo la partita in programma nella serata, pensavo ‘E se al posto dei parenti ci fossero dei giocatori…’. Si ok, la mente era un po’ tanto annebbiata dal vino. Lo ammetto. Però l’NBA alla fine è un po’ come una grande famiglia e ce ne sentiamo tutti un po’ parte in fondo. Soprattutto a Natale. Quindi dai.. Sedetevi, che ve li presento:

Shaq: Lo zio burlone. Quello che è sempre stato così, almeno da quando ne h memoria. Lo zio dallo scherzo facile. Non perde mai l’occasione di fare un finto sgambetto alla mamma che esce dalla cucina con il vassoio pieno o che mentre stai per sederti ti toglie la sedia all’ultimo. Ha sempre la battuta pronta e se ti dice ‘Oh ma ti ricordi di quella volta che…’, sai già che sta per raccontare una tua figura di merda e ne vuole rendere partecipi tutti.

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Buffa: Lo zio che tiene banco. Quello che monopolizza sempre l’attenzione su di se’, che ha sempre qualche aneddoto, a volte talmente assurdo da sembrare quasi inventato, ma che è talmente bravo a raccontare che stiamo tutti là ad ascoltarlo in adorazione. Purtroppo però questa sua dote l’ha portato ad essere talmente adorato da tutti, da risposarsi, creandosi una nuova famiglia e passando le feste con loro. Ovviamente dopo il pranzo di Natale, passa sempre da noi per l’amaro, un saluto e una chiacchierata in memoria dei vecchi tempi. Anche se poi, a noi non rimane che l’amaro in bocca.

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Matt: Cugino di secondo grado. Quello che non vedi mai e che quando arriva per il pranzo, ogni anno ti fa chiedere a tua sorella ‘Ma quello chi è? Non dirmi che è Coso? Ma è sempre stato nostro parente?’. In realtà poi quando beve, ti accorgi che tutto sommato, non è poi cosi male.

bendigoadveritiser.com.au

 

Kobe: il Cocco. E’ quello laureato a pieni voti, con un master, che ha girato il mondo, che sa parlare perfettamente almeno 4 lingue, che ha un lavoro importante e nonostante tutto trova sempre il tempo per lo sport. A casa ha infatti una stanza apposta, che contiene tutte le medaglie vinte, i trofei, le coppe, gli anelli, le statue in marmo dedicategli, ecc… E’ un grande, ma come tutte le cose grandi fa ombra al resto. Riesce quindi a farsi facilmente odiare e invidiare. Ma come si sa, l’invidia in fondo è una forma di ammirazione.

 

John e Karl: i mariti delle mie sorelle. In realtà, secondo me le mogli sono solo una copertura. Fanno coppia tra di loro, ai pranzi sono sempre seduti vicini e fanno comunella per tutto il tempo. Non fanno altro che parlare di sport e si finiscono le frasi a vicenda. Sono anche quelli che propongono sempre di fare qualche gioco di società, ovviamente divisi in squadre e neanche a dirlo, vincono sempre.

ragazzi.trool.it

 

JR Smith: Il nuovo fidanzato di mia sorella più piccola. Mio padre non lo può vedere, ma visto che i suoi l’hanno cacciato di casa dopo averlo scoperto a spacciare rosmarino davanti ad una scuola media, mia madre ha deciso di invitarlo a pranzo con noi. Dopo aver visto come si è vestito per venire da noi però, inizio a dubitare che sia stato cacciato di casa per lo spaccio. Nel frattempo non perde il vizio e cerca di venderne sotto banco allo zio Shaq. Cercando anche di portare sulla cattiva strada il cugino Metthew.

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Tim e Manu: i due fratelli maggiori. Ti hanno spianato la strada, ti hanno insegnato tanto e ti hanno spesso parato il culo. Li prendi ad esempio. Sai però, che potrebbero essere gli ultimi pranzi in famiglia con loro, perché tra un po’ ne avranno una loro e al solo pensiero gli occhi si riempiono di lacrime. Snif!

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Pop: il nonno. Quello che ti riempie sempre il bicchiere di nascosto, che parla poco, ma che quando lo fa, nessuno fiata. E’ quello che tu ammiri seduto dall’altra parte del tavolo, dicendoti ‘Quando invecchierò, vorrò essere come lui’. Quello che la paghetta te la da si.. ma te la devi sudare però(La sua macchina mica si lava da sola). E’ quello che siede a capotavola, ma senza essere al centro dell’attenzione.

 

Ok basta, forse mi sono lasciata prendere un po’ la mano.

Però dite la verità, se fosse così, il Natale non lo aspetteremmo tutti con la stessa eccitante trepidazione che avevamo quando eravamo piccoli?!

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