Cento di queste stagioni – Dikembe Mutombo

Cento di queste stagioni – Dikembe Mutombo

Ripercorriamo la miglior stagione del centro congolese, quella 2000\2001, terminata solo in Finale NBA.

È un impresa ardua, quella di scegliere la stagione migliore di Dikembe Mutombo, in 18 anni di onorata carriera. Entrato in NBA già vetusto (percezione amplificata da quella sua voce pazzesca), il prodotto di Georgetown University (ateneo che di lunghi se ne intende, avendo “svezzato” anche Mourning e Ewing) ha giocato la sua ultima partita nella Lega da quarantaduenne. Di stagioni ad alto livello ce ne sono state; ben 11 consecutive in doppia doppia di media, di cui 8 con almeno 3 stoppate a gara e 4 concluse con il Defensive Player of the Year Award in mano. Ce n’è però una che preferiamo nettamente: quella 2000-01, conclusasi in Finale NBA.

Statistiche di regular season certamente buone, anche se più basse rispetto alle abitudini, soprattutto offensivamente. Tant’è che dopo 49 partite a 9,1 punti e 14,1 rimbalzi, Atlanta decide di mandarlo a Philadelphia. I 76ers rischiano, prendendo un giocatore in scadenza di contratto, ma la scelta pagherà. Il 23 Febbraio, una settimana dopo aver dominato l’All Star game (22 rimbalzi), Mutombo fa il suo esordio (17 punti, 13 rimbalzi e 5 stoppate) con la nuova squadra, in una larga vittoria ai danni dei Pistons. Nella città dell’amore fraterno Dikembe trova molti più spazi, in una squadra di grande valore. C’è Iverson, che sarà l’MVP della stagione; c’è Aaron McKie, che sarà il Sesto Uomo dell’anno e, soprattutto, c’è Larry Brown (anche lui premiato a fine stagione, come COTY). La squadra gioca un tipico basket anni ’90; in attacco palla ad Iverson “and get out of the way”, mentre in difesa tutti giocano alla morte, coprendo le lacune di The Answer e dandogli un po’ di riposo. Mutombo aumenta la sua media punti (passa ad 11,7) e le sue percentuali (quasi il 50% dal campo e il 76% in lunetta). Il numero delle stoppate resta costante e piuttosto basso, per i suoi standard (2,5 a gara), ma il Defensive Rating risulterà essere il suo miglior dato in carriera (appena 95 i punti concessi agli avversari, su 100 possessi, con lui in campo). A fine anno riceverà il premio di Difensore dell’anno, il quarto della sua carriera. Viene inoltre selezionato nel secondo quintetto All-Defense, e risulta primo nella classifica dei rimbalzi.

Durante l’annata ha i “suoi momenti”: a dicembre mette in fila una serie di sei partite con il seguente numero di rimbalzi: 20-17-28-20-20-19. Un mese dopo, contro Toronto, segna 21 punti (8/12 dal campo e 5/6 ai liberi), con 29 rimbalzi e 6 stoppate. Dopo altri 30 giorni, ne mette 21 con 16 rimbalzi, con 9/9 in lunetta e 6/8 dal campo.

Nonostante questo, è nei Playoffs che si vede il Mutombo migliore. Nella sconfitta all’esordio contro i Pacers, Mutombo segna 12 punti e cattura 22 rimbalzi, stoppando 5 tiri. In postseason Dikembe va in doppia cifra alla casella rimbalzi in 20 delle 23 partite giocate (per tre volte si fermerà a quota 9), gioca più di 40 minuti 21 volte, e lo fa da 35enne non nuovo ad infortuni di ogni tipo. In finale di Conference e in Finale NBA è semplicemente commovente. Nella serie con Milwaukee mette in mostra anche le sue armi offensive: un gancio educato e un tiro dai 4 metri dall’efficacia invidiabile. In gara 7 il nostro gioca 47 minuti, segna 23 punti (13/19 in lunetta) e condisce il tutto con 19 rimbalzi e 7 stoppate. Forse bisognerebbe ricordarsi più spesso di quanto Iverson non fosse solo, in quella squadra.

Dikembe al ferro, contro i Bucks.

I Sixers, dopo aver battuto Indiana in quattro gare, Raptors e Bucks in 7 (sì, quella con Toronto è la famosa serie del tiro di Carter allo scadere dell’ultimo episodio), giungono così in finale contro dei Lakers titanici: 11 vittorie e 0 sconfitte nei primi tre turni. Iverson e Mutombo contro Kobe e Shaq. Ma i Lakers non sono solamente Kobe e Shaq. In panchina c’è Phil Jackson e il resto della squadra è composto da una serie di comprimari da pelle d’oca: Derek Fisher (sulle piste di Iverson per larghi tratti della serie), Rick Fox, Horace Grant, già campione a Chicago e compagno di O’Neal in quel di Orlando, ovviamente Tyronn Lue (al di là dello “step over” di A.I., un grande difensore e un più che discreto tiratore da fuori), Brian Shaw a metter ordine quando serve e il closer, Robert Horry.

Mutombo ha ovviamente l’assignment della marcatura di Shaq, all’epoca nettamente il miglior giocatore della Lega. Nonostante i numeri dell’ex Magic (44 punti, 20 rimbalzi e 5 assists in gara 1, seguiti dai 28 punti, 20 rimbalzi, 9 assists e 8 stoppate di gara 2), la serie di Mutombo è eccellente. La sua difesa è ultracompetente, sia sul suo uomo che in aiuto ai compagni. Anche in attacco si fa sentire, segnando 16,8 punti di media (secondo miglior marcatore della squadra), con ottime percentuali. In gara 1, l’unica vinta da Phila, i 48 di un Iverson leggendario hanno oscurato la grande prestazione di Mutombo: 13 punti, 16 rimbalzi e 5 stoppate (una, memorabile, su un tentativo di schiacciata di Bryant).

Dikembe Mutombo ha giocato altre grandissime stagioni e fatto parte di altre imprese nei Playoffs (la vittoria di Denver su Seattle, da 0-2 a 3-2, in una serie in cui diede via la bellezza di 6,2 stoppate a partita, diventando l’incubo di Shawn Kemp), ma oggi abbiamo voluto ricordare questa. Il congolese è poi tornato in Finale NBA nel 2003, ma non ha potuto dare una mano ai suoi compagni a causa di alcuni problemi fisici.

Mai un anello per un giocatore come lui, che però è entrato nel cuore dei tifosi grazie al suo leggendario finger wag, al “not in my house” e, ci piace pensarlo, soprattutto al suo impegno umanitario fuori dal campo, davvero straordinario.

Auguri, Hall of Famer!

0 commenti

Commenta per primo!

Inserisci qui il tuo commento

Recupera Password

accettazione privacy