NBA Advanced Stats: tra player tracking e shot chart

NBA Advanced Stats: tra player tracking e shot chart

Andiamo a scoprire qualche statistica avanzata particolare del campionato più bello del mondo.

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Le advanced stats sono entrate ormai a far parte del gergo comune sia degli addetti ai lavori che dei semplici appassionati di questo sport, che tra una chiacchiera e l’altra inseriscono termini come PER, Efficiency, Offensive rating, Defensive rating e via dicendo. Queste statistiche sono molto utili per analizzare un team o un giocatore a 360 gradi, mettendo in luce dati inimmaginabili se portati all’estremo nel loro utilizzo. Questa innovazione tecnologica, che sta toccando ormai oggi svariati settori dello sport, ha assunto un peso così rivelante in NBA tanto da riuscire a tramutarsi in un modello gestionale di una franchigia – il “Moreyball” degli Houston Rockets, implementato dal GM Daryl Morey e adoperato nelle sue linee guida anche da Sam Hinkie dei 76ers – ma soprattutto influenzando lo staff tecnico di una squadra, che ha più possibilità di studiare i giocatori propri e avversari, ricevendo un aiuto sostanziale sia in sede di Draft che per il cosiddetto “trade market”.

Premesso ciò, andiamo ad analizzare qualche statistica avanzata che ci ha particolarmente colpito in questo inizio di regular season, partendo dalla categoria denominata “player tracking”: in essa si raggruppano le statistiche analizzate dal sistema Sport VU, composto da sei telecamere piazzate sui soffitti di ogni arena NBA, che permette di monitorare dall’alto il movimento di ogni singolo atleta presente sul parquet di gioco. Tutte le informazioni vengono incluse in questa categoria, che abbonda di un enorme quantità di dati utili per definire meglio prestazioni e tendenze dei giocatori, come ad esempio i tiri presi in situazioni di “catch and shoot” e “pull up”, o la velocità media con cui si muovono, insieme alla distanza percorsa a partita – “speed and distance”. In questa enorme banca di dati, ho deciso di selezionare due statistiche particolari, una per l’attacco e una per la difesa. Iniziamo quindi spiegando in cosa consistono i cosiddetti “drives”:

 

Per drives si intende quante volte un giocatore si avvicina a canestro – all’interno dei 10 piedi – partendo da una distanza maggiore di 20 piedi. Queste particolari situazioni di gioco escludono i contropiedi, e tengono conto di quanti punti vengono segnati ogni volta che ci si avvicina al ferro. James Harden, leader di questa speciale classifica nella passata stagione, è fuori dalla top 10 per numero di drives a partita (9.2, dodicesimo), come anche LeBron James (8.9, diciassettesimo) ma la loro percentuale di punti segnati per ogni “drive” è altissima – 75.9 quella del “Barba”, 80.1 quella del “Re”. Tra i primi 5 giocatori che si avvicinano più spesso al ferro (Bledsoe, DeRozan, Ish Smith, Jackson, Thomas) quello con la migliore percentuale di punti fatti è la guardia dei Raptors (73.2%) che nelle sue 11.6 drives a partita, riesce a realizzare ben 8.5 punti – nessuno meglio di lui. Ish Smith è invece il giocatore che segna meno punti in questa situazione (4.7) ma è anche quello con la più alta “pass percentage”, ossia la percentuale di assist realizzati per ogni “drive” (44.9%). Salta all’occhio anche Isaiah Thomas, che riesce ad andare ben 11.2 volte a partita all’interno dei 10 piedi nonostante la sua bassa statura (175 cm).

Spostandoci nella metà campo difensiva, invece, una statistica interessante è senza ombra di dubbio quella denominata “rebounding opportunities”: si intende il numero di volte che un giocatore si trova nelle prossimità (3.5 piedi) di un rimbalzo. Misura il numero di rimbalzi catturati da un giocatore rispetto al numero di quelli disponibili, sia se il rimbalzo è contestato da un avversario sia se è stato deviato verso un compagno. Tutto questo viene registrato nella “rebound chance percentage”:

jordan drummond
basketballjunkie.org

tra i lunghi, il leader di questa particolare classifica è DeAndre Jordan (67.6%) seguito da Andre Drummond (65.9%) e Anthony Davis (64.7%). I primi due citati guidano l’NBA in carambole prese: Jordan è quello che cattura più rimbalzi non contestati di tutti (8.7 a partita) mentre Drummond quelli contestati (8.3 a partita) anche se la più alta percentuale di questo tipo di rimbalzi catturati appartiene a Robin Lopez (53.3%), che ne prende però meno della metà di quelli di Drummond (6.4 contro i 14.9 di Andre). Chi è il lungo che devia più rimbalzi verso un compagno? Il buon Derrick Favors (3.6) seguito da Karl-Anthony Towns (3.5) e Tristan Thompson (3.3). Se escludiamo i “deferred rebounds” dal calcolo generale, dobbiamo rivolgerci alla “adjusted rebound chance %”: il migliore rimane DeAndre Jordan (76.3%) mentre il peggiore è invece Mason Plumlee (55.7%) seguito da Jahlil Okafor (56.8%) e Robin Lopez (60.1%).

Oltre alla “player tracking”, ci sono diverse categorie importanti nelle advanced stats; una su tutte è la “play type”: le statistiche presenti qui dentro vanno al di là della sezione play-by-play dei box score poiché analizzano quello che avviene in ogni giocata all’interno di una partita per produrre l’esito finale, che può essere una transizione offensiva come una situazione di “spot-up shooting“. Synergy Sports cataloga tutte le azioni che prendono parte appunto in ogni situazione di gioco di ogni gara, per dare a tutti una visione maggiore su come giocatori e squadre eseguono attacco e difesa.
Oggi analizziamo la situazione denominata “offensive post-up”: avviene quando un giocatore in attacco riceve palla spalle a canestro, a meno di 15 metri dal ferro quando il possesso finale si tramuta in un tiro preso in questa situazione di gioco.

marc gasol
Torna presto, Marc

 

Leader di questa classifica è Marc Gasol: il lungo spagnolo dei Memphis Grizzlies è primo sia per la percentuale di volte in cui viene giocata da un singolo giocatore questa “play type” (40.2%), sia per punti totali segnati (334). Quelli che fanno più punti, oltre al fratello di Pau, sono Brook Lopez (299), LaMarcus Aldridge (276), Greg Monroe (258) e Dirk Nowitzki (255); quest’ultimo è primo dei cinque per punti segnati ad ogni possesso (1.05).

Concludiamo il tutto illustrandovi una “shot chart” di un giocatore che in questa stagione purtroppo sta faticando e non poco: Kyle Korver.

shot chart korver
C’era una volta..

 

La guardia degli Atlanta Hawks, che l’anno scorso ha guidato l’NBA per percentuale di realizzazione dalla linea dei tre punti (49%), ha vissuto un mese da incubo, giocato nettamente sotto i suoi standard, in cui ha messo a referto solamente 7.9 punti a partita con il 29% (!!) dalla linea del tiro da tre. Come potete vedere benissimo dall’immagine, è rimasto efficiente solamente nei cosiddetti “corner three”, dove però ha preso meno tiri rispetto alle altre parti del campo, da cui ha tirato molto e male. La shooting guard degli Hawks, premiata l’anno scorso con la convocazione all’All-Star Game, si è ripresa nelle ultime 6 partite di regular season, dove ha tirato dall’arco con il 52.4%: resta in ogni caso la sua una stagione – almeno per ora – molto deludente, visto che sono calati, oltre ai punti segnati a partita (9.3), sia la percentuale dal campo (43%) che quella da tre (39%).

Per oggi è tutto. Vi invitiamo al prossimo appuntamento con NBA Advanced Stats!

 

 

Fonte: www.nba.com/stats

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