NBA Back to School

NBA Back to School

Come sarebbero i giocatori tra i banchi di scuola?

Dicono che la notte è fatta per le lucciole, i poeti e quelli che guardano l’NBA.
Niente di più vero.

Per noi amanti della pallabasket a stelle e strisce, dormire vuol dire solo occupare quel lasso di tempo che va tra l’ultima bestemmia della giornata (“È tardissimo, devo smetterla con sta vita!”) e la prima di quella successiva (“Che sonno!”).
Ieri però, mi sono addormentata presto.
Ebbene sì, ogni tanto mi capita di dormire, più che altro per vedere cosa si prova a vivere senza occhiaie per un giorno.

Beh, ho addirittura sognato.
Il principe azzurro? NO. Qualche parente morto che mi ha dato i numeri da giocare al Lotto? NO.
Ho sognato di tornare sedicenne. Quindi sveglia, colazione, borsa con i libri e via a scuola.
Solo che i miei vecchi compagni di classe dell’epoca non c’erano. Al posto loro c’erano dei personaggi i cui visi erano quasi altrettanto familiari. Alcuni giocatori.
Ok, lo ammetto, mangiare il kebab prima di andare a dormire non è mai una grande idea, ma tant’è…
Mi sono seduta al mio solito posto e ho iniziato a guardarmi un po’ intorno…
Ecco beh, avete mai immaginato come sarebbe stato avere dei compagni di banco del genere?! Credo più o meno così:

KG : il bullo pluribocciato.

È quello che ne ha viste tante nella vita e ne ha combinate altrettante a scuola.
Se c’è una vecchia storia di qualche bravata che gira di bocca in bocca per tutta la scuola, lui sicuramente ne avrà fatto parte all’epoca.
Si siede sempre dietro le compagne più tranquille così da poterle molestare verbalmente e viene sempre a lezione munito di qualche parolina dolce anche per gli insegnanti.

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Curry: il cocco.

Va schifosamente bene in tutte le materie, le ragazze lo adorano per quella sua faccia da bravo ragazzo con gli occhi di ghiaccio, i professori anche, alcuni compagni lo venerano, altri non lo sopportano più.

 


Poco male, lui continua a farsi gli affari suoi e va avanti per la sua strada.

Kobe: il secchione.

Ha una leggera tendenza alla competizione. E quindi è quello che, durante un compito in classe, piuttosto che passarti le risposte si mangerebbe il compito.

Perkins: lo sfigato.

Quello che, durante l’ora di educazione fisica, quando si scelgono le squadre viene scelto sempre per un ultimo.

 

 

Huertas: l’invisibile.

Alla consegna degli ultimi compiti in classe, la professoressa ha detto: “Il migliore stavolta è stato Huertas! Bravo Marcelo!” e tutti si sono girati chiedendosi: “Marcelo? Ma chi è Marcelo Huertas? È sempre stato in classe nostra?”

Nowitzki: cresciuto a crauti e GameStop.

Classica bellezza nordica racchiusa in un fisico da nerd. È uno di quelli che fa il suo, con umiltà. E senza rompere le balle a nessuno.


Harden
: il solidale.

Diciamo che se ti stessero picchiando in corridoio per fregarti la merenda e lui stesse casualmente passando di là, farebbe spallucce e andrebbe via.

Diaw: quello dell’intervallo lungo.

“Oggi interroghiamo. Vediamo un po’ chi… Diaw!”
“Non c’è prof, è alla macchinetta del caffè!”

Bargnani: il dormiglione.

“Vabbè allora… Bargnani! BARGNANI!!! SVEGLIA!!!”

 

 

Rose: l’assente perenne.

Quello che già a metà novembre ha esaurito le giustificazioni sul libretto. La nonna gli è già morta almeno 6 volte.

Lawson: l’allucinato.

“Prof. Posso andare in bagno?”
“Appena torna Beasley puoi andare tu!”

 

Campanella, o forse era una sirena. Mi sveglio.

Dormire è un bisogno sopravvalutato. Freud, se mi senti, spero ti stiano fischiando le orecchie.

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