NBA Finals, il Pagellone

NBA Finals, il Pagellone

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Inno di gara 4 – http://ww1.hdnux.com
10 – Golden State Warriors Il capolavoro di Steve Kerr: per la prima volta dagli anni ’70 (ma era un altro basket), il “ciapa e tira” porta a un titolo NBA. Sarebbe ridicolo ridurre questi Warriors al loro run & gun, ma è significativo che la serie finale sia stata vinta da una squadra che ha speso tanti minuti senza un lungo di ruolo in campo. L’ex guardia di Chicago e San Antonio ha portato nella Baia una consapevolezza che Mark Jackson (a cui va comunque dato merito dell’ottimo lavoro) forse non aveva saputo dare ai suoi, con la calma dell’uomo che sa vincere. E d’accordo che anche Blatt era teoricamente un coach al primo anno, ma in mezza Europa non sarebbero molto d’accordo. 9 – LeBron James Onore agli sconfitti, e chi più sconfitto di lui? Con 35.8+13.3+8.8 James diventa il primo giocatore nella storia delle Finals a risultare il migliore in punti, rimbalzi e assist contemporaneamente; magrissima consolazione, nonché logica conseguenza della pochezza del roster dei Cavs, spogliato anche di Love e Irving. Avrebbe meritato il titolo di MVP anche da perdente, se non fosse stato per: Le scarpe indossate nelle Finals, di un pacchiano inverosimile
Si capisce che è James dai piedi a papera, più che dalle scarpe – https://lh3.googleusercontent.com
L’atteggiamento, da molti considerato arrogante (in inglese “cocky”, termine preso decisamente alla lettera da LeBron all’inizio di gara 4)
LBJ si sistema gli attributi in diretta mondiale – https://pmchollywoodlife.files.wordpress.com
8 – Andre Iguodala A 31 anni suonati, dopo un’intera stagione (e carriera) da gregario, sfodera una serie finale perfetta e prende il posto di uno spento Klay Thompson come secondo violino di Golden State. Diventa anche il primo MVP della storia delle Finals a non essere mai partito in quintetto in stagione regolare, e corona quella che dati alla mano è stata la sua annata peggiore (media più bassa di sempre in punti, rimbalzi, assist e rubate) con il Bill Russell Trophy ben saldo nelle sue manone. E pochi se ne sono accorti, ma ha giocato tutti i Playoff senza una scarpa.
Nessuno si accorge della scarpa perché tutti guardano in alto – https://scontent.xx.fbcdn.net
7 – Bagordi Pare che alle ore 2:18 locali di martedì notte un alticcio Steph Curry, appena uscito dalla Quicken Loans Arena diretto al bus dei Warriors, abbia alzato entrambe le braccia in segno di vittoria, lasciandosi cadere dalla mano una birretta. Ovazione degli astanti, altrettanto ebbri, alla distruzione della bottiglia a contatto col selciato. Harrison Barnes ha invece abbandonato la condizione di astemio, lasciandosi convincere ad assaggiare l’alcool per la prima volta. Dall’anno prossimo giocherà con questi occhiali.

6 – Spettatore ignoto Durante un intervallo di gara 2, un anonimo tifoso di Golden State ha infilato con nonchalance una bomba da metà campo, ricevendo quindi il solito assegno incassabile in una banca di Brobdignag. Visto il 17/62 totale da 3 tirato dalle due compagini in quella partita, forse a uno dei GM presenti sarà balenata in testa l’idea di offrirgli un contratto di mezz’ora. 5 – James Jones Finali senza infamia e senza lode per il veterano semi-omonimo dell’amichetto LeBron, che però merita un bel 5 per quello che ha rifiutato a Iguodala, dopo averlo stoppato. Il gesto di Andre avrebbe meritato altra reazione. 4 – Rihanna La sempre posata cantante attrice artista sgnaccherona Rihanna ha dato ancora una volta prova di buon gusto: in gara 1 sedeva al fianco di Joe Lacob, proprietario dei Golden State Warriors, il quale è stato costretto a cambiare posto dal tifo isterico della barbadiana per LeBron James. Non contenta, è stata vista girare intorno agli spogliatoi dei Cavs urlando a squarciagola il nome del Prescelto. Spirito di Ella Fitzgerald, se ci sei valle a tirare i piedi nel letto. 3 – Reparto esterni di Cleveland Che senza Kyrie Irving i play/guardie dei Cavs fossero alla canna del gas ce lo si poteva aspettare, ma c’è una statistica che riassume l’andazzo: con LeBron James in panchina i vari Shumpert, Smith, Dellavedova e Jones hanno complessivamente tirato 0/21 dal campo in queste Finali. Se si aggiunge il mezzo locomotorio con cui JR s’è presentato a gara 4, chiusa poi con 4 punti e 2/12 al tiro… 2 – Reparto autisti di Cleveland Matt Dellavedova è stato catapultato in quintetto dopo l’infortunio di Irving, occorso nel finale di gara 1. In quella stessa partita, però, il giovane australiano aveva presenziato in campo solo per un breve cammeo di una decina di minuti scarsi, senza destar meraviglia. Talmente sottotraccia che persino l’autista del bus dei Cavs non s’è accorto di lui, e ha riportato la squadra in albergo lasciandolo al palazzetto. Poi ci si stupisce se viene ricoverato per crampi, ma se gli si fa fare pure la strada di ritorno a piedi… 1 – Andrew Bogut Più che una parabola discendente, queste Finals per Bogut sono state un dirupo. Nelle prime 3 uscite è partito in quintetto, e nonostante sia stato abusato da Mozgov ha tenuto buone medie di minutaggio (circa 20 minuti a partita); in gara 4 è stato estromesso dai primi cinque, il che non gli deve essere andato giù: 3 falli in meno di 3 minuti, e subito tornato a scaldare la panca. Da lì in poi è stato messo sotto da coach Kerr a sventolare asciugamani e battere high-five ai compagni. 0 – Perkins vs. Speights Questa la perla di Speights in gara 2… … A cui Perkins ha risposto 2 partite dopo con un semigancio in garbage time andato a un metro dal ferro, di cui per grazia divina non abbiamo trovato documenti video. Uno dei due ha vinto un anello, mentre Karl Malone è rimasto a secco. Fate voi.   Varie ed eventuali – Nello spogliatoio di Cleveland c’è un buffet che neanche alle nozze dei reali d’Inghilterra, per la gioia di un concentratissimo JR. L’unico a non goderne sarà stato Tristan Thompson, le cui abitudini alimentari gli impediscono di mangiare cibi crudi o riscaldati, frutti di mare e pesce in generale: a suo dire, i pesci si nutrono della loro cacca, quindi lui non se ne vuole cibare. Roba da laurea in scienze dell’alimentazione.

Come fai ad ascoltare il coach mentre dietro c’è tutto quel ben di dio? – https://usatthebiglead.files.wordpress.com
– Usher si presenta sobrio all’inno di gara 4: braccialetto, collana, anello, microfono e persino auricolare, tutti dorati. Nella foto ha la bocca chiusa, ma anche tutta l’arcata dentaria superiore faceva pendant con le scarpe di LeBron.
Re Mida/Usher – http://hiphop-n-more.com

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