NBA Playoffs Inside, Finals preview: Golden State Warriors – Cleveland Cavaliers

Ancora loro: per la seconda volta consecutiva, Warriors e Cavs si giocano l’anello nelle NBA Finals.

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Golden State Warriors

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Quintetto base: Stephen Curry, Klay Thompson, Harrison Barnes, Draymond Green, Andrew Bogut.

Panchina: Shawn Livingston, Leandro Barbosa, Andre Iguodala, Anderson Varejao, Marreese Speights, Ian Clark, Festus Ezeli, J.M. McAdoo, Brandon Rush.

Punti di forza mostrati nei Playoff – Curry ma non solo. Nella rimonta contro i Thunder i Warriors hanno trovato un protagonista diverso ogni partita: in Gara 5 il lavoro dei lunghi, in Gara 6 Thompson, in Gara 7 la panchina e poi Steph, per l’appunto. L’MVP pare aver finalmente smaltito l’infortunio e ha chiuso in bellezza, facendo grandi cose anche in difesa. Dove Green, pur a fasi alterni, si è confermato il solito collante e Iguodala l’uomo delle missioni speciali. Più di ogni individualità però i Warriors hanno mostrato grandissima solidità mentale, uscendo dalle sabbie mobili con la forza e la sapienza del più forte. Si è gruppo nelle vittorie, ma lo si è ancora di più nel superare le sconfitte.

Punti di debolezza mostrati nei Playoff – L’atletismo e la fisicità di OKC hanno messo alla berlina alcuni difetti dei Warriors, attaccabili nel pitturato specie quando vanno piccolo. I giocatori interni, se si esclude Gara 5, hanno giocato una serie rivedibile e lo stesso Green è andato in difficoltà qualche volta di troppo, soprattutto a livello psicologico (attenzione al conto di tecnici e flagrant). A rimbalzo spesso i Warriors sono andati sotto e spesso in area sono state concesse autostrade ai rapidissimi esterni dei Thunder. Per fortuna di Kerr e i suoi, i Cavs sono una squadra un po’ diversa rispetto a Oklahoma City.

Key Factors – In attacco, oltre ad alzare il ritmo, l’idea principale sarà esporre i limiti di Irving, grande agonista ma non proprio un difensore provetto, specie messo di fronte a Curry e soprattutto mettere in difficoltà Love: un po’ come successo nel match vinto a Natale, quando i Warriors hanno scavato un solco attaccando sistematicamente lo 0 in ogni situazione, nel decisivo ultimo periodo. Dopo delle Finals alterne, Draymond Green in regular season ha letteralmente vivisezionato la difesa Cavs, con 19 punti, 11 rimbalzi e 8.5 assist di media nei due incontri giocati: se gioca così, i Warriors non perdono.
In difesa, attenzione particolare a James, che come l’anno scorso sarà affidato “alle cure” d’Iguodala, l’uomo ideale per provare a limitarlo. Altro aspetto, infine, disinnescare i giocatori di contorno: se Frye, Smith e compagnia non incidono i Dubs, più lunghi e qualitativi con la panchina, possono fare la differenza.

Cleveland Cavaliers

cavs big 3
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Quintetto base: Kyrie Irving, J.R. Smith, LeBron James, Kevin Love, Tristan Thompson.

Panchina: Iman Shumpert, Channing Frye, Timofey Mozgov, Mo Williams, Richard Jefferson, Matthew Dellavedova, James Jones, Dahntay Jones, Jordan McRae, Sasha Kaun.

Punti di forza mostrati nei Playoff – Se si escludono i due passi falsi di Toronto (frutto di due orrendi primi tempi), i Cavs hanno fatto vedere grandi cose in questa postseason, anche per la costa orientale. Un attacco ben oliato quello guidato da James, con Irving arma letale, Love finalmente inserito e cose buone dai giocatori di contorno (Smith e Frye, ad esempio): tanti tiri da tre, ma quando c’è bisogno anche gioco di post, con James e Love, e capacità di arrivare al ferro, con il 23 e Kyrie. La difesa, specie quando s’accende Lebron, riesce anche a sopperire ai limiti individuali, almeno per ora. Coach Lue sembra aver trovato un ottimo equilibrio nelle rotazioni, mettendo a loro agio gli uomini di panchina (spesso in campo con James) e ritrovando chimica di squadra e serenità. I Cavs arrivano alle Finals freschi, con meno partite giocate rispetto ai Warriors: dovrebbe esser un vantaggio, anche se nelle ultime dodici edizioni la squadra teoricamente “più riposata” ha vinto appena tre volte (San Antonio, 2005; Lakers 2009 e 2010).

Punti di debolezza mostrati nei Playoff – Non tantissimi: in trasferta a Toronto forse approcci troppo molli per la posta in palio. I Cavs danno l’impressione di non esser sempre costanti nei 48’. E quando staccano la spina i limiti vengono fuori, come la troppa perimetralità e le disattenzioni difensive. Nelle due sconfitte in Canada poi, preoccupante il dominio nel pitturato di Toronto e le prestazioni sottotono di Thompson. Cleveland non può permettersi di andare sotto a rimbalzo, in nessuna occasione, se vuole vincere la serie.

Key Factors – I Cavs hanno bisogno di abbassare i ritmi e concedere poco in transizione (devastante nei due confronti stagionali). Per controllare il ritmo fondamentale, come detto, dominare l’area. In attacco, oltre al post di James, la chiave sarà trovare un modo per innescare Love, che in regular season ha sofferto un bel po’ contro Golden State (6.5 punti, 6/21 dal campo, 1/8 da tre). E poi tanto Irving, per provare almeno a far faticare gli esterni Warriors.
A proposito, su Curry, curiosità per la strategia difensiva: aggredirlo sul pick and roll, sfidando altri a creare (leggi ciò che succedeva alle scorse Finals, con Green) o trovare soluzioni alternative, come cambiare sui giochi a due? Tempo di grandi decisioni per il debuttante coach Lue.

PRONOSTICO BASKETINSIDE.COM: Serie equilibrata, ma seguendo la logica non pare che i Cavs abbiano i mezzi per ribaltare un pesantissimo fattore campo. 4-3 Golden State Warriors.

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