NBA Playoffs Inside I Turno: Cleveland Cavaliers – Detroit Pistons

NBA Playoffs Inside I Turno: Cleveland Cavaliers – Detroit Pistons

A pochi giorni dal via dei playoffs NBA 2016, andiamo ad analizzare una delle sfide del primo turno, quella tra i Cleveland Cavaliers di LeBron James ed i Detroit Pistons, tornati alla postseason dopo sette anni d’assenza.

CLEVELAND CAVALIERS

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Quintetto titolare: Irving, Smith, James, Love, Thompson. Il quintetto base dei Cavs per l’ormai imminente postseason è stato, di fatto, annunciato dallo stesso Tyronn Lue, con la promozione a titolare di Tristan Thompson, che va a sostituire un Timofey Mozgov appannato dopo la partenza di David Blatt. Dal punto di vista del talento offensivo, obiettivamente, c’è poco da dire: i punti nelle mani di Irving, Love e J.R. Smith (letale in questa stagione da oltre l’arco) sono garanzia assoluto, se poi sommiamo il tutto a LeBron James, il risultato è presto detto. Nelle ultime settimane, inoltre, si è visto un ball-movement niente male che ha permesso alla truppa dell’Ohio di aumentare notevolmente la percentuale al tiro da tre punti. Fondamentale, come sempre, sarà l’attività di Thompson a rimbalzo d’attacco, forse il migliore nella lega in questo campo. Con questi cinque, però, emerge il problema della concentrazione difensiva per tutti e 48 minuti, fattore a cui Lue, con il suo staff, dovrà saper sopperire.

Panchina: Mozgov, Frye, Shumpert, Williams, Jefferson, J. Jones, Dellavedova, Kaun, McRae, D. Jones. Il discorso cambia notevolmente se si parla della panchina. I Cavs possono contare, sì, su un roster profondo ma con poco talent offensivo. Jefferson non è più quello che, supportato da Jason Kidd, arrivava alla Finals con i Nets, Williams ha passato la stagione più in infermeria che in campo, di Mozgov abbiamo già accennato. Le note positive sono, indubbiamente, la crescita di Dellavedova, più efficiente al tiro da tre punti e buon giocatore di pick and roll, specie se poi c’è da alzare un alley-oop, e l’arrivo di Frye che, con la sua capacità da oltre l’arco, potrebbe spaziare notevolmente il campo. Se l’abilità offensiva è quella che è, quella difensiva è migliore, non tanto per le qualità dei singoli, ma per la determinazione con cui non si lascia nessun possesso per perso. Proprio il recente arrivo del veterano Dahntay Jones è incentrato al miglioramento della difesa perimetrale.

Punti di forza: beh, che dire? Fattore campo, talento spasmodico e periodo di forma discreto. Il tutto va ad aggiungersi al vero motivo per cui i Cavs, comunque, hanno qualche chance di vittoria del titolo cioè LeBron James. Nelle ultime settimane di regular season, l’ex Miami Heat ha dato un assaggio del suo “playoff mode”, cominciando ad alzare il volume della radio difensivamente e tirando con percentuali diametralmente opposte rispetto a quelle dei primi mesi. Se poi Love e Irving fanno il loro…

Punti deboli: il grande vaso di Pandora dei problemi di Cleveland è arduo da scoperchiare e da analizzare. Al di là delle questioni tecniche, il vero problema è l’amalgama del gruppo, nonché una chimica di squadra che fa fatica a mettersi a punto. Inoltre, dopo il licenziamento di Blatt, la pressione è tutta sulle spalle dei giocatori, chiamati a fare un passo in più rispetto allo scorso anno e questo vorrebbe dire portare a casa il primo, storico, anello della franchigia.

DETROIT PISTONS

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Quintetto titolare: Reggie Jackson, Kentavious Caldwell-Pope (per gli amici KCP), Tobias Harris, Marcus Morris, Andre Drummond. Quando sono disponibili, i Pistons non escono da quei cinque per iniziare le partite, spesso anche per chiuderle: un quintetto che porta alla causa 80 dei 102 punti serali di Detroit e che per ben 27 volte è andato tutto in doppia cifra nella stessa serata (record di 21-6). Jackson, pur con alti e bassi, si è confermato un play di estremo valore, con personalità e carattere per primeggiare: leader per punti (18.8) e assist (6.2) ma non solo, è cuore pulsante di questa squadra. Completa il reparto KCP, difensore tenace, spesso sottovalutato ma giocatore-collante del quintetto e anche lui discreto “fighter”. Manca il tiratore puro nel backcourt (Jackson tira il 35%, Caldwell-Pope solo il 31%), come al solito però le ali di Van Gundy non disdegnano la perimetralità: Harris e Morris in due tirano circa sette volte a partita da tre, e meglio degli esterni. L’ala acquistata a febbraio da Orlando è salita sino al 37% dopo un inizio stagione orrendo, Morris tira col 36%. Sono due giocatori intercambiabili, duttili, capaci di far bene: Morris spesso nelle partite pesanti ha elevato il suo rendimento, arrivando anche a 20 di media nello stretch decisivo per i Playoff. Infine, l’uomo in mezzo è Andre Drummond, macchina da rimbalzi (14.8), porta 16.2 punti alla casa: deve migliorare nei tragicomici liberi e in aiuto (dove di sola stazza dà 1.3 stoppate a gara, ma potrebbe fare di più). In generale, la testa è il più grande punto interrogativo per lui, diventerà grande o sarà il prossimo Dwight Howard, nel bene e nel male? Questi Playoff sono un passo importante della sua carriera.

Panchina: Stanley Johnson, Aron Baynes, Anthony Tolliver, Spencer Dinwiddie, Steve Blake, Darrun Hilliard, Reggie Bullock. Si può fare di meglio. Molti di questi giocatori li ha inventati Van Gundy: il più utilizzato è il rookie Johnson, che al post-Draft aveva molti ammiratori per personalità e talento, ha giocato una stagione un po’ inconsistente ma può crescere, troppo presto per giudicarlo. Blake, non proprio di primo pelo, assicura esperienza. Per chi scrive, il giocatore forse più efficiente dalla panchina è Baynes: arrivato con poche aspettative, da cambio di Drummond fa 6.3+4.7 in 15′ ed è il miglior Piston dopo “Dre” per percentuali dal campo. Gli altri sono sicuramente mestieranti, che coach Stan ha fatto adattare al contesto, Tolliver ad esempio dopo una carriera da journeyman ha trovato il suo equilibrio in maglia Pistons; Dinwiddie, Hilliard e Bullock, raccattati via Draft o “dal marciapiede” hanno avuto le loro notti magiche in stagione, dando energia dalla panchina.

Punti di forza: La Motown ai Playoffs, non accadeva dal 2009 e certamente da parte dei Pistons c’è entusiasmo, voglia di tornare a far bene. Non c’è pressione, si sa che Cleveland è la netta favorita di questa serie, quindi Detroit non ha nulla da perdere. Inoltre, è guidata nella sua missione impossibile da una volpe come Van Gundy, che potrebbe far valere il peso della sua carriera da coach contro il “rookie” Lue. Nel giocare una serie di Playoff contro Lebron, si parte sempre da chi dovrà fermare James (non è un caso che gli ultimi MVP delle Finals li hanno vinti i suoi due “avversari diretti”), giocatore decisivo. E Detroit dirottandogli contro KCP potrebbe infastidire parecchio Lebron. Infine, l’asse play-pivot: Jackson contro Cleveland viaggia a 20.3+7.3, è un giocatore in grado di far lavorare in difesa Irving e non parte “sotto” mentalmente con nessuno; Drummond coi Cavs ha 20.3 punti e 13.7 rimbalzi in stagione, la sua stazza e forza annullano di fatto la possibilità dei Cavs di giocare davvero piccolo. Thompson, Love, Mozgov (che verosimilmente avrà più minuti in questa serie) faticheranno molto.

Punti deboli: Non fare i Playoff da una vita significa anche poca esperienza: l’unico con un minimo di chilometraggio di postseason è Jackson, 30 presenze coi Thunder. Gli altri navigano a vista o devono ancora calcare il parquet in questa fase della stagione, specie giocatori chiave (Drummond). Guardando alla panchina, c’è Steve Blake e poi Aron Baynes con esperienza da Playoffs, per la verità senza far girare troppe teste, poi lo sconforto: sensazione che s’amplifica guardando alla qualità dei panchinari, parecchio scarsa. I Pistons oggi sono corti e senza una comprovata arma in quello che, si sa, è un basket completamente diverso.

PRONOSTICO BASKETINSIDE: I Cavs sembrano troppo più forti rispetto a Detroit. I Pistons avranno l’entusiasmo di tornare alla post-season dopo molte stagioni e questo potrebbe permettere loro di dare fastidio in certi frangenti della serie, ma, in generale, Cleveland dovrebbe passare il turno senza troppi problemi. Cavaliers in 5.

– di Nicolò Marchese e Giuseppe Corrao

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