NBA Playoffs Inside I Turno: Golden State Warriors – Houston Rockets

NBA Playoffs Inside I Turno: Golden State Warriors – Houston Rockets

Preview della serie Playoffs meno equilibrata ad Ovest, con i Warriors nettamente favoriti sui Texani.

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GOLDEN STATE WARRIORS

sircharlesincharge.com

Quintetto titolare: Stephen Curry, Klay Thompson, Harrison Barnes, Draymond Green, Andrew Bogut

Un quintetto che ha ampiamente dimostrato in questa stagione di essere il migliore in assoluto e per distacco: la stella è ovviamente Steph Curry, autore di una stagione fin qui fantastica che potrebbe culminare con la nomina ad MVP della Regular Season per il secondo anno consecutivo, che completa il reparto di backcourt assieme all’altro splash bros, Klay Thompson, che garantisce qualità in entrambe le metà campo. Harrison Barnes, stabilmente in quintetto e protagonista anch’esso di una grande stagione, è forse il membro più sottovalutato ma paradossalmente più importante del quintetto dei Warriors, perfetto collante tra attacco e difesa, mentre Draymond Green, serio candidato al premio di Difensore dell’anno, ha mostrato le sue qualità da all-around player realizzando la bellezza di tredici triple doppie ed annoverando medie impressionanti -14 punti, 9.5 rimbalzi, 7.4 assist. A completare il quintetto, il roccioso centro australiano Andrew Bogut, utile soprattutto in difesa come rim protector, ruolo nel quale eccelle da sempre.

Panchina: Leandro Barbosa, Ian Clark, Festus Ezeli, Andre Iguodala, Shaun Livingston, Kevon Looney, James Michael McAdoo, Brandon Rush, Marreese Speights, Anderson Varejao

Tanta sostanza dalla panchina di Golden State. Troviamo infatti l’MVP delle scorse NBA Finals, Andre Iguodala, che ha trovato la sua conformazione ideale nella squadra come sesto uomo e che contribuisce in maniera ottimale sia in attacco che in difesa al gioco di Golden State; Shaun Livingston, backup di Curry, che con i suoi 201 cm è determinante nello sfruttare i vari mis-match con avversari più bassi di lui; Marreese Speights, o Mo-Buckets, lungo atipico dotato di mani dolcissime che però sanno fare molto male da qualsiasi posizione; Leandro Barbosa e Brandon Rush, tiratori che all’occorrenza possono sempre risultare utili; Festus Ezeli, sorpresa di questa stagione dei Warriors, che si è visto lievitare non poco le sue statistiche; ed infine Anderson Varejao, preso a fine febbraio per la sua notevole esperienza e chiamato a completare il roster di Golden State. Non vanno comunque dimenticate le presenze in squadra di Kevon Looney, rookie ed autore di un’annata molto sfortunata, Ian Clark e James Michael McAdoo, che difficilmente però vedranno il campo in questi Playoffs a meno di situazioni di garbage time.

Punti di forza:

Le fortune di Golden State passano inevitabilmente dal tiro da tre punti, marchio di fabbrica della squadra della Baia, i cui maggiori esponenti sono ovviamente gli Splash Brothers guidati dalle 402 triple –record di sempre in Regular Season- di sua maestà Steph Curry. Un altro punto cardine è il pick-and-roll Curry-Green, che porta sempre superiorità numerica ai Warriors e che garantisce, con le dovute spaziature perfette del caso, sempre più soluzioni possibili all’ala grande ex Michigan State, che può dare palla sotto canestro a Bogut o riaprirla per le triple di Thompson e Barnes. La panchina è una delle migliori della Lega, mentre la difesa è l’aspetto più sottovalutato di questi Warriors, garanzia di una pressione costante ed asfissiante sugli avversari da parte di tutti i giocatori. Capitolo a parte merita Stephen Curry: se il folletto col numero 30 sarà lo stesso visto in stagione regolare, allora le altre squadre faranno bene a prepararsi. A volte si ha la sensazione che giochi un livello sopra tutti gli altri giocatori, e raramente lo si può contenere in 1-vs-1: sarà lui a guidare l’armata di Golden State verso il secondo titolo consecutivo, il resto dell’NBA è avvisata, i Warriors hanno ancora fame di vittorie.

Punti di debolezza:

Francamente non riscontriamo alcun punto di debolezza. L’unico limite dei Golden State Warriors di quest’anno, capaci di battere il record di vittorie dei Chicago Bulls 1995/96, è Golden State stessa: il rischio risiede nel sottovalutare gli avversari e conseguentemente nel rilassarsi troppo in vista delle partite, ma con un coach di esperienza ad alto livello del calibro di Steve Kerr siamo certi che questo fatto potrà capitare –se capiterà- in partite isolate, nelle quali gli avversari faranno bene ad approfittarne. Un’altra piccola potenziale incognita consiste nella tenuta mentale di Klay Thompson, non sempre costante in attacco, come dimostrato in alcune partite della scorsa postseason.

 

HOUSTON ROCKETS

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Quintetto titolare: Patrick Beverley, James Harden, Trevor Ariza, Donatas Motiejūnas, Dwight Howard

Per larghi tratti di regular season, i Rockets hanno giocato in quintetto con Capela e Howard, due giocatori molto simili per livello di contributo offensivo e difensivo alla squadra. Gli infortuni di Terrence Jones – tornato recentemente ad allenarsi col gruppo – e Motiejūnas – 37 partite in stagione e un quasi trasferimento ai Detroit Pistons – non hanno permesso ai Rockets di aprire il campo come nelle passate stagioni, anche se grazie ad uno straordinario Harden – croce e delizia della squadra – l’attacco della squadra è rimasto molto dinamico, seppur con continui alti e bassi. Pat Beverley, che l’anno scorso ha saltato le finali di Conference contro i Warriors per infortunio, avrà il duro compito di difendere forte su Steph Curry, mentre Trevor Ariza, rimasto come sempre molto efficiente sulle corner three, dovrà salire di livello in questa serie per aiutare Harden, come ci ha abituato a fare in postseason. Lo stesso discorso vale per Dwight Howard, che seppur è un ormai noto separato in casa, quando sente odore di playoffs incomincia ad incidere molto più sulle partite, non solo nella sua metà campo di gioco.

Panchina: Micheal Beasley, Josh Smith, Corey Brewer, Clint Capela, Jason Terry, K.J. McDaniels, Terrence Jones, Montrezl Harrell, Andrew Goudelock, Sam Dekker

Tra i giocatori che escono dalla panchina, spicca su tutti Micheal Beasley: il neo MVP del campionato cinese si è trasferito ai Rockets a Marzo, dove in 20 partite ha contribuito inaspettamente molto alla causa, con 12 punti di media e un PER di 22.57. L’ex seconda scelta assoluta è stato uno dei fattori più importanti nella corsa playoffs dei Rockets, che molto probabilmente non li avrebbero raggiunti senza di lui. Corey Brewer è uno dei giocatori più adatti nel roster al Morey Ball, e dalla panchina la sua energia e i suoi punti sono stati e saranno sempre vitali, soprattutto in questa stagione dove l’età avanzata di Jason Terry, e le disastrose 50 partite giocate da Terrence Jones, hanno fatto calare notevolmente il livello qualitativo di una delle peggiori panchine delle 16 squadre arrivate in postseason. Clint Capela ha visto il suo minutaggio crescere considerevolmente rispetto allapassata stagione, mentre Josh Smith – tornato a casa base a gennaio dai Los Angeles Clippers – non ha trovato lo stesso spazio dell’anno scorso, confermando di essere ormai l’ombra del giocatore ammirato ad Atlanta. Per il resto, McDaniels, Harrell, Goudelock e Dekker (vicino al rientro) non hanno mai trovato molto spazio, anche se K.J. nelle ultime partite ha giocato spezzoni di partita importanti, e potrebbe trovare un po’ di spazio anche contro i Warriors.

Punti di forza:

Gli Houston Rockets sono la terza squadra che segna di più nella lega in transizione, oltre ad essere il quarto miglior attacco della lega. Questi potrebbero essere decisamente ottimi numeri, se non considerassimo che la squadra avversaria dei razzi ai playoffs è la regina dei fast break points, oltre ad essere il miglior attacco della lega. Un altro grande punto di forza degli uomini allenati da coach Bickerstaff è la capacità di forzare palle perse (16.6 a gara) e ha trasformato queste disattenzioni avversarie in 18.9 punti a partita, miglior dato in NBA. La loro capacità di difendere sulle linee di passaggio sarà di fondamentale importanza contro una squadra come i Warriors, che molte volte durante il corso di regular season è inciampata in una eccessiva leggerezza nel controllo della palla a spicchi, trasformando partite apparentemente chiuse in incontri tiratissimi e decisi su pochi possessi.

Punti di debolezza:

Se l’attacco è uno dei migliori della lega, non si può dire altrettanto della difesa. I Rockets hanno conceso ben 5 punti in più per 100 possessi rispetto alla passata stagione, e tra le 16 squadre che lotteranno per il titolo da qui in avanti, sono quella che subisce più punti a partita. Questo è un dato sicuramente preoccupante per Houston, visto che di fronte dovrà affrontare l’attacco migliore e più efficiente di tutta la lega. Oltre a ciò, i Warriors sono la migliore squadra a rimbalzo difensivo della lega, l’esatto opposto dei Rockets, che si classificano ultimi nella percentuale dei rimbalzi difensivi che una squadra controlla ad ogni match.

PRONOSTICO BASKETINSIDE:

Da una parte abbiamo una squadra che nell’ultima stagione ha fatto la storia nel vero senso della parola, mentre dall’altra una che ha acciuffato i Playoffs per il rotto della cuffia, non dimostrando appieno le proprie potenzialità come da tradizione a Houston. Il pronostico non può che pendere dalla parte dei Warriors, che già l’anno scorso avevano spazzato via i Rockets alle Western Conference Finals. Warriors in 4.

A cura di Riccardo Gentilini e Andrea Piazza

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