NBA Preview Inside: Warriors-Spurs

NBA Preview Inside: Warriors-Spurs

Gli Spurs avevano perso l’appuntamento con questa serie negli ultimi due anni. Ora il faccia a faccia contro i Warriors, dominatori della Western Conference

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#1 Golden State Warriors

mercurynews.com

Quintetto titolare:

Kevin Durant (SF), Zaza Pachulia (C), Steph Curry (PG), Draymond Green (PF), Klay Thompson (SG)

Pregi:

La gioiosa macchina da guerra di coach Kerr si presenta laddove tutti la attendevano, ovvero all’appuntamento con le finali di Conference, mediante un percorso praticamente immacolato. I vari dubbi sulla coesistenza dei Big Three (sarebbero Big Four con Green o Big Five con Iguodala, ma sulle capacità di questi due di stare all’interno di un sistema non v’era perplessità alcuna) sono stati spazzati via da due turni di inattaccabile dominio. Troppo il gap tecnico che li separava dalle due precedenti avversarie, come sensibile il divario con la prossima, sulla quale però è bene fare sempre un discorso a parte. Il maggior pregio di Golden State finora è stato quello di sapersi comunque trasformare nei pochi momenti nodali delle precedenti partite e, soprattutto contro Utah che quei due/tre precetti difensivi per rompere gli ingranaggi Warriors li ha, hanno trovato il modo di esplorare quello che la difesa lasciava e punirlo sistematicamente, in primis con Green che, oltre a tutto il resto, numeri alla mano è il miglior tiratore da 3 di questa postseason. Questa dote camaleontica, perché ogni sistema vincente che si rispetti deve saper sconfessare se stesso, sarà di primaria importanza quando coach Pop farà saltare l’originale piano-serie dei californiani.

Difetti:

Si rischia di far semantica a voler parlare delle crepe che non si intravedono nel mosaico di Golden State, prima in praticamente ogni dato statistico rilevante di questa postseason. Qualche piccolo cedimento è solo potenziale, e potrebbe essere rappresentato da quelli che sono i risvolti negativi intrinseci di quando andranno per ammazzare le partite col loro ”quintetto della morte”, sarebbe a dire lo scarto in centimetri nella lotta nel pitturato, contro una squadra per giunta che va tanto e bene a rimbalzo d’attacco. Le ottime doti sotto le plance di Durant e Green potrebbero non bastare in tal senso, ed è probabile che coach Kerr aumenti il minutaggio dei vari Pachulia e McGee, seppur di poco perché sa bene che a compensare due tiri da 3 dei suoi ce ne vogliono tre da 2 degli altri, e sui tanti possessi su cui vorrà giocare Golden State quest’aspetto torna utile. Attenzione però alla capacità degli Spurs di infilarsi nelle maglie dei tessuti avversari, come accaduto coi Rockets, totalmente mandati fuori dal loro ritmo, ed è risaputo che se ai Warriors viene rotto il flusso, magari con qualche mano addosso, mostrano il loro volto più umano. In conclusione, c’è la possibilità che manchi Steve Kerr, che non è sembrato essere un problema nella storia recente, ma non ci dimentichiamo che dall’altra parte c’è il profeta Popovich, e nel corso del suo dominio ad Ovest negli ultimi tre anni, Golden State non l’aveva ancora incrociato.

Giocatore chiave:

Carta dei valori alla mano, non c’è discussione nell’indicare i giocatori più talentuosi di Golden State in Durant, Curry e Thompson. Ma i Warriors vincono le loro serie in difesa, perché quello che esce dalle mani dei suoi attaccanti è pura virtù e questo niente può cambiarlo. Perciò l’elemento aggregante di questi fluidi non può che essere quel meraviglioso giocatore totale che è diventato Draymond Green, imperioso finora nei playoff, che si trova davanti quanto di più difficile possa proporre l’Ovest, ed è certo che coach Pop avrà qualche piano particolare anche per anestetizzare l’intensità dell’ ”orso ballerino”. La sua percentuale nel tiro da fuori, infine, è la chiave che può sublimare il già difficile da arrestare attacco di Golden State.

#2 San Antonio Spurs

kens5.com

Quintetto titolare: Kawhi Leonard (SF), Pau Gasol (C), Dejounte Murray (PG), LaMarcus Aldridge (PF), Danny Green (SG)

Pregi:

Posto che ogni considerazione sugli Spurs dipende dalle condizioni fisiche di Kawhi Leonard, c’è da dire che, più di ogni altra squadra i neroargento hanno saputo sopperire ad assenze o problemi fisici. Merito del sistema, che esalta i Mills, Murray, Simmons: giocatori interessanti, che inseriti da Gregg Popovich al momento giusto hanno risposto presente. Come hanno fatto anche i veterani, Ginobili in Gara 5 e Gasol in Gara 6 contro i Rockets sono stati importanti e, nel caso dell’argentino, hanno fatto registrare giocate decisive. Dopo qualche prestazione a corrente alternata, Lamarcus Aldridge è cresciuto nella serie contro Houston e la presenza di tanti lunghi di qualità porta a un fattore chiave della serie: se gli Spurs riescono a costringere i Warriors ad alzare i quintetti controllando l’area (San Antonio è la miglior formazione a rimbalzo d’attacco tra quelle rimaste in corsa), possono far molto bene. Altro pregio, la difesa: il rientro di Leonard previsto per Gara 1 dà un difensore di qualità in più a un sistema che vanta giocatori come Green, o come lo stesso Simmons (una delle rivelazioni degli Spurs), che hanno fatto benissimo per tutta la serie contro i Rockets. C’è da difendere tre/quattro attaccanti d’elite adesso, ragazzi, rimboccatevi le maniche…

Difetti:

La fragilità atletica e di condizione degli Spurs, contro una squadra con parecchi uomini nel loro prime fisico e più riposata (otto partite giocate contro dodici sinora) può fare la differenza. Con tutto il rispetto per Capela, i Rockets un giocatore come Green, per dirne uno, che sposta in attacco e soprattutto in difesa, non l’avevano: se Golden State riesce a non pagare i mismatch coi lunghi (cosa che ai Rockets è riuscita poco) e a incentivare gli avversari a utilizzare quintetti piccoli può controllare la serie. Le condizioni fisiche di Leonard potrebbero esser condizionanti, perché per giocarsi questa serie agli Spurs serve un Leonard al 100%. L’assenza di Parker inoltre si farà sentire perché è sempre fondamentale impegnare Curry difensivamente: mentre Mills tornando all’instant offense dalla panca potrebbe esser mortifero, viene difficile pensare che un rookie acerbo come Murray possa impensierire Steph. Ma non sono gli unici dubbi: che Aldridge vedremo? Gasol e Ginobili per quante partite possono spendere il gettone? Ai posteri l’ardua sentenza.

Giocatore chiave: Troppo facile direi Kawhi Leonard, per quello che dovrà fare in attacco e in difesa, ma date le condizioni fisiche dell’esterno più inespressivo in circolazione aumenta sempre di più l’importanza di vedere un Lamarcus Aldridge (sì, citiamo ancora lui) dominante come in Gara 6 contro i Rockets. La mancata difesa dell’armata D’Antoni contro Golden State non si vedrà, quindi per l’ex lungo dei Blazers siamo di fronte a un’autentica prova del nove. Se il one-two punch con Kawhi funziona, perché no, San Antonio può far prendere un bello spavento ai campioni dell’Ovest uscenti.

Pronostico Basketinside.com:

San Antonio troverà il modo di annacquare il pregiatissimo nettare avversario, ma in una serie best-of-seven, ad oggi, non sembrano in grado di andare oltre a una sconfitta onorevole, ma un acuto alla Oracle Arena non sorprenderebbe: Golden State in 6 partite.

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