NBA Suits: Dimmi come ti vesti e ti dirò con chi giocherai…

NBA Suits: Dimmi come ti vesti e ti dirò con chi giocherai…

Eccomi. Se pensavate che vi avessi abbandonato per andare in ferie vi sbagliavate di grosso.

L’ignoranza non va in vacanza. E poi c’era il Draft, secondo voi potevo perdermi l’occasione di godermi la tradizionale sfilata di outfits illegali sfoggiati dai novellini? Giammai.

Quasi tutti saprete che da parecchi anni (Anni 2000. Per essere precisi, 2000 e un po’) l’NBA ha inserito il ‘Dress Code’. Detta con parole da comuni mortali: i piani alti dicono ai giocatori cosa possono o non possono indossare.

Non sempre chiaramente, ma nelle occasioni ufficiali, come nelle conferenze, in panchina se infortunati, in eventi di beneficenza, durante gli arrivi nelle arene, ecc.. in sostanza nella stragrande maggioranza delle loro giornate. Stern all’epoca fu categorico, non voleva più vedere pantaloni con il cavallo basso, maglie oversize, catene d’oro, cappellini, bandane, Timberland… si insomma avete capito, i classici look sfoggiati dai cantanti neomelodici.

Facile direte voi, tanto in NBA sono tutti ispanici con la passione per le canzoni di Enrique Iglesias e i balli latinoamericani, che polemiche vuoi che nascano da queste nuove direttive. E invece vi sbagliate. C’è sempre il ribelle di turno, in questo caso fu Yao Ming (o forse Iverson… non mi ricordo bene, si somigliano un po’ tutti questi giocatori) che era solito portare il suo ‘ghetto’ sempre con se, stile trash e atteggiamento da bad boy. Il ragazzaccio in questione disse che questo nuovo codice di abbigliamento era discriminatorio e soprattutto ingiusto perché limitava la libertà d’espressione.

Che avesse torto o ragione, gli ordini erano quelli. Serietà.

D’altronde i giocatori a quei livelli, non stanno più giocando nel campetto dietro casa, il loro è un lavoro a tutti gli effetti. Profumatamente stipendiato oltretutto.

Avete mai visto un avvocato presentarsi in tribunale in bermuda e camicia hawaiana? Io no. O forse solo Lionel Hutz. (Non starete mica cercando su google chi è spero. Disgrazieti!)

Ma torniamo a noi, il problema di questo nuovo Dress Code non era tanto il doversi vestire da veri ‘business man’ ma il fatto che se obblighi qualcuno a vestirsi in un modo che non è nel suo ‘stile’ o gli affianchi qualcuno (tipo una fidanzata, un personal shopper, Enzo&Carla) o preghi che imbrocchi gli abbinamenti da solo.

Purtroppo però, non è cosi facile. E un po’ come dire ‘Il tubino nero è un classico, va sempre bene.’, ERESIA. Devi saperlo portare, deve caderti bene, devi avere il fisico. Stessa cosa vale per un uomo in giacca e cravatta. Se sbagli la taglia, la cravatta o la scarpa… potrebbe uscirne una cosa obbrobriosa.

Fortunatamente, con il passare degli anni, con il cambiare della moda, con l’avvento di tutti questi fashion blogger, il problema è stato un po’ arginato. Ma non si è estinto.

E siccome la storia ci insegna a non dimenticare, affinché certe cose non possano mai più accadere, io mi sento in dovere di rievocarvi con alcune immagini, ciò che è stato e che mai più dovrà essere. Perché a volte le immagini, così come le bestemmie, valgono molto più di mille parole.

Partiamo da ieri, perché è vero che sono passati quasi 20 anni e che adesso anche se ti vesti da babbo ci sarà sempre qualcuno che dirà ‘Sei troppo trendy con questo tuo look un po’ rock glamour vintage indi!’, ma lo stile o ce l’hai innato o #DiCosaStiamoParlando. Bando alle ciance e vai col liscio:

  1. Kristaps Porzingis (Draft 2015) Quarta scelta assoluta dei Knicks, si è presentato vestito cosi. E chiaramente è stato fischiato dai tifosi. Per forza. 
  2. Willie Cauley-Stein (Draft 2015) Era partito anche bene, il completo era impeccabile. Gli passo anche il papillon a pois perché era del colore di Kentucky, ma la catena d’oro con il simbolo della pace, manco fossimo a Miss NBA, no.

    cbssport.com

Ma facciamo un passo indietro.

  1. Gioacchino Noah. (Draft 2007) Puoi essere vestito malissimo, ma quando sfoggi il tuo sorriso più bello tutto il resto passa in secondo piano. 
  2. Lebron James (Draft 2003) cito testualmente il Re ‘Ho pensato che sarei stato bene vestito tutto di bianco, l’hanno creato i miei ragazzi apposta per me e mi hanno detto che avrei avuto il completo più bello di tutto il draft.’ James tesoro bello, anche mia mamma mi dice sempre che sono speciale eppure sono ancora single, com’è sta cosa?!. Il mondo sa essere così crudele.

    ilclick.com

  3. Amar’e Stoudemire (Draft 2002) Qualsiasi persona alta più di due metri deve farsi fare i vestiti su misura. Quindi quello che mi domando io è: o il suo sarto è un burlone o sotto quel completo Amar’è nascondeva immigrati che volevano introdursi negli Stati Uniti clandestinamente. Altrimenti anche io come Tiziano, non me lo so spiegare. 
  4. Drew Gooden (Draft 2002)  Non ho altro da aggiungere vostr’onore. 
  5. Tim Thomson (Draft 1997) L’unica spiegazione che mi sono data è che abbia lo stesso sarto di Shaq e che costui abbia involontariamente scambiato le misure. Fortuna che in America c’è la pena di morte.
  6. Maurice Taylor (Draft 1997) Ehm.. Va beh! 
  7. Samaki Walker (Draft 1996) Coco Chanel diceva: ‘Togli sempre l’ultimo accessorio aggiunto, così sarai perfetto.’. Aveva assolutamente ragione, Samaki quegli orecchini infatti erano proprio di troppo dai.

    sport.yahoo.com

  8. Karl Malone (Draft 1985) Ovviamente l’immagine è di repertorio e fortunatamente non esisteva l’HD, ma non penso comunque di doverla commentare. E poi non me la sento, scusate. 

Hanno iniziato a sanguinarmi gli occhi come la madonna di Medjugorje, quindi direi che basta cosi. Però sappiate che potrei andare avanti cosi per giorni.

Mi domando se Stern puntasse proprio a questo in quel lontano 2005 o se la cosa gli sia leggermente sfuggita di mano. Pacca sulla spalla per lui comunque. P

er oggi è tutto. E anche per questa settimana avete avuto la vostra dose di ignoranza. Stuy Tuned Comunque.

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