NBA Top e Flop di Gennaio: Magic in calo, Suns punto e a capo

NBA Top e Flop di Gennaio: Magic in calo, Suns punto e a capo

Situazione stazionaria nei bassifondi della NBA: Sixers e Lakers “lottano” per l’ultimo record, mentre a Brooklyn la mestizia regna sovrana. Ma in questo mese di gennaio altre franchigie hanno meritato la palma di flop del mese: a Orlando la magia sembra svanita, mentre il sole a Phoenix ha smesso di splendere già da un paio di mesi.

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Finito gennaio, è tempo di andare a rovistare nel trash della lega più bella del mondo: quali squadre hanno iniziato il 2016 col piede sbagliato? Chi sarà il primo a entrare nella nostra Hall of Shame?

Mese interessante quello appena passato perchè anche le franchigie di vertice hanno affrontato non pochi traumi: basti pensare alla scelta impopolare di Cleveland di licenziare David Blatt, letteralmente affossata anche dagli addetti ai lavori, o alle vicende che hanno interessato Blake Griffin sulla costa occidentale, attirando i non pochi scettici del progetto Clippers. Ma dato che il nuovo corso Lue non è iniziato male e che i Clips attualmente cavalcano una striscia positiva, risparmiamo dalle nostre bordate nomi eccellenti.

A Est, oltre a Brooklyn e a una Philadelphia tornata almeno a livelli decenti grazie a Ish Smith, che col suo gioco in pick and roll ha praticamente svoltato la stagione di Noel e dei Sixers, non possiamo che sparare sugli Orlando Magic, 2 vittorie e 12 sconfitte (alcune anche sfortunate, tre overtime persi) che li hanno fatti piombare al dodicesimo posto, dopo uno spettacolare inizio da 19-13.

Ce lo aspettavamo a inizio stagione, meno dopo i primi due mesi, in cui la squadra di Skiles aveva impressionato tutti, rivelandosi anche intrigante da seguire con giocatori come Oladipo, Vucevic, Payton il casinaro e un ottimo Fournier. Orlando era ed è una squadra che costruisce il suo gioco su un ritmo basso (22esima per “Pace”) e può vantare una difesa di medio livello, nona per punti concessi.

Cos’è mancato, a gennaio? L’attacco, prima di tutto. I Magic hanno messo assieme 94.9 punti, 26esimo dato della lega e quasi sei in meno rispetto al dato di dicembre. Particolarmente negativo il dato legato alle palle perse, ben 15 a gara per il 24esimo posto nelle graduatorie NBA.

Avere in serpa un play come Payton, che non è proprio un luminare nel decision making ed è più che altro istintivo, non aiuta. La regia è uno dei reparti su cui potrebbe lavorare il front office di Orlando, dato che coi problemi fisici di Watson manca un backup credibile (Napier è ancora lontano dal trovare la sua dimensione).Ma ci sono altri segnali preoccupanti: partendo da una certezza, Nik Vucevic, che ha visto calare le sue percentuali dal 49% al 43% dal campo; passando per Mario Hezonja, nel più classico dei rookie wall come dimostra il 30% da tre in questo mese, una miseria per un buonissimo tiratore come lui; infine chiudiamo con Tobias Harris. La sua stagione sinora è decente nei numeri, 13.7 punti e 7 rimbalzi, un po’ meno nella forma: il più grande cruccio del 2016 di Harris è sinora sicuramente il tiro dall’arco, sceso nuovamente al 31% dopo il picco dell’anno scorso, orribile per due terzi di questo mese; ora il ragazzo è in ripresa, ma vale i 16 milioni per cui è a libro paga questa stagione (e le prossime)? Per ora no.

Il classico mojo da neo-arrivato di Skiles sembra già sparito, forse bisognerebbe ravvivarlo col mercato. Difficile, con una situazione salariale molto ingarbugliata anche per l’anno prossimo e alcune decisioni scomode da prendere, come quella su Evan Fournier, in contract year e reduce da un rifiuto su un’estensione da 32 milioni per quattro anni. Anche lì, il rischio di strapagare è enorme.

Spostiamoci a Ovest dove, glissando pietosamente sui Lakers e superando il gelido Minnesota, una squadra sola può entrare nel nostro museo degli orrori: i Phoenix Suns.

Fresca fresca la notizia del licenziamento di Jeff Hornacek: ma come? Non era il coach della rinascita, quello che li aveva rivitalizzati con un gioco divertente e godibile? Ecco, cancellate tutto perchè le cose sono andate a sud velocemente: diverse mosse scellerate del front office, uno spogliatoio che è una polveriera ed ecco servito il 2-12 di gennaio, dopo il 4-13 di dicembre.

Phoenix corre corre, non difende (28esima a gennaio per punti subiti, 29esima in stagione per efficienza difensiva, ultima per percentuale concessa agli avversari) e fin qui, niente di nuovo sotto il sole dell’Arizona. C’è un solo problema: attacca malissimo! A gennaio 42% dal campo, 33% da tre e oltre 16 palle perse (dato “drogato”, almeno quello, dal numero alto di possessi), numeri che la collocano in fondo in quasi tutte le categorie.

Non è stato fortunato Hornacek, gli infortuni l’hanno privato di molti dei suoi pezzi forti, tra cui ovviamente Eric Bledsoe. Brandon Knight ha saltato diverse partite e ultimamente è passato dall’infermeria anche TJ Warren, che male non sta facendo ma avrebbe potuto esser utilizzato molto di più. Q!ui c’è molta mano del buon Jeff, che ha sempre visto PJ Tucker come un giocatore indispensabile per il suo sistema. Per salvare il lavoro il coach ha sacrificato un po’ dello spazio ai giovani, probabile che ora vedremo molto più impiegata e responsabilizzata gente come Warren, Booker, Len. Guardando al roster, è abbastanza evidente che l’esperimento Tyson Chandler sia fallito e che ora andrà messo in vetrina, pur con un contratto terribile che lo impegna fino al 2019 (quando avrà 37 anni). Caldissimo il nome di Markieff Morris, che ha contribuito alla polveriera di cui sopra rendendo il suo rapporto coi Suns “ostico” praticamente dal giorno stesso della partenza del gemellino Marcus.

Sbolognare brutti contratti, ripartire dai giovani e poi l’imperativo per chi latita nei bassifondi: ping pong balls. I prossimi mesi non saranno sicuramente i migliori per esser tifosi Suns, ma in giro per la Western Conference peggio di quanto fatto a dicembre o gennaio dai Suns non si può fare. O forse sì? Lo scopriremo nell’appuntamento coi flop di febbraio.

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