NBA, Top & Flop: Marzo 2019

NBA, Top & Flop: Marzo 2019

I due lati della NBA di marzo: chi finirà nel girone dei dannati e chi tra i favoriti?

di Enrico Bussetti

TOP

 

Devin Booker 

Solo due giocatori con più di 30 punti di media a marzo: entrambi nella nostra classifica. Certo, Booker ha vinto molto meno del suo compagno di statistica: 5 vittorie soltanto per i Phoenix Suns. 5 volte, però, Booker ha segnato 40+ punti, con due partite consecutive sopra i 50. Molti lo additano come tiratore egoista, i numeri dicono 6.8 assist di media e 4 volte in doppia cifra nella categoria: Booker è una stella fatta e finita e non un buco nero di palloni. A sua discolpa, un marzo vissuto con grandi assenze: Kelly Oubre Jr. infortunato, TJ Warren infortunato, Tyler Johnson infortunato. Non facile, ma così facendo i Suns si portano vicini alle scelte alte del prossimo Draft. Ancora una volta. Speriamo per Booker, che ha firmato un contratto al massimo salariale con Phoenix, che la prossima stagione segni davvero la svolta.

James Harden 

Impossibile ormai lasciare fuori Harden. A nostro avviso sì, più meritevole di Antetokounmpo. Statistiche migliori in quasi tutti i campi e una sconfitta in meno del greco, se vogliamo tenere conto anche delle prestazioni della squadra. Harden è giunto all’anno della propria consacrazione, anche se Houston non sembrava più la contender solida che poteva essere lo scorso anno. Penalizzata da un avvio di stagione col freno a mano tirato, ha dovuto inseguire per buona parte della stagione e si trova ora terza ad Ovest. Il Barba, oggettivamente, fa la differenza: odiato, antipatico oppure osannato, per lui non fa differenza. 35.6 punti di media a Marzo, cifra spaventosa ma che in realtà rivela chiaramente come la stagione sia fuori dal normale: è comunque inferiore alla media punti stagionale.

Los Angeles Clippers

Bistrattati, spesso poco considerati, i Clippers sono per antonomasia la seconda squadra di Los Angeles: molti pensavano che gli anni di Paul e Griffin avessero rappresentato l’apice per i Clippers, destinati poi a tornare nelle zone basse della classifica. La dirigenza invece ha costruito un piccolo capolavoro: partiti Paul e Griffin, hanno saputo assemblare bene i pezzi per creare una squadra ben amalgamata e affiatata. Persino la partenza di Tobias Harris non ha cambiato le carte in tavola: alcuni già parlavano di demolizione. Poi finisce che in una delle stagioni più competitive ad Ovest al 6° posto ci siano loro. Quei Clippers che non ti aspettavi lì, capitanati in primis dal nostro orgoglio nazionale: il Gallo sta giocando una stagione sontuosa e ha saputo caricarsi i suoi sulle spalle, grazie a due supporter di lusso come Lou Williams e Montrezl Harrell. Occhio alla futura free agency, ne vedremo delle belle.

D’Angelo Russell 

La stagione 2018-2019 verrà sicuramente ricordata come quella dell’esplosione di D’Angelo Russell. Mister “Ice in my veins” ha ricevuto la sua prima convocazione all’All-Star Game e sta trascinando i suoi Brooklyn Nets ai playoff contro ogni pronostico di inizio stagione, viaggiando a oltre 20 punti di media per la prima volta in carriera. Se si osserva in particolare il mese di Marzo, però, la media sale a 23.6 punti a gara, con una serie di exploit notevoli come i 44 punti a Sacramento e i 39 a Portland. DLoading, giocatore dal talento offensivo indiscutibile fin dal suo anno da rookie, ha trovato la sua dimensione lontano dalle pressioni di L.A., ma il suo contratto è in scadenza a fine anno: con le voci di un Kyrie Irving voglioso di un trasferimento nella Grande mela, tante cose potrebbero cambiare quest’estate per i Nets.

San Antonio Spurs 

Ogni anno li si da’ per morti e ogni anno, puntualmente, costringono tutti a cospargersi il capo di cenere e rimandare il funerale alla stagione seguente. Coach Gregg Popovich sembra infatti aver trovato l’elisir di lunga vita per i suoi San Antonio Spurs, che mai come quest’anno sono sembrati in serissima difficoltà. E invece i texani hanno infilato 8 vittorie su 8 dall’inizio del mese scorso, centrando così la ventiduesima partecipazione consecutiva alla postseason. Un numero che fa palesemente impallidire ogni altro record possibile. E attenzione agli accoppiamenti, perché la stagione non è ancora terminata e ad Ovest le prime otto sono tutte molto vicine: potremmo ritrovare gli Speroni molto più in alto di quanto pronosticato.

 

FLOP

 LeBron James

Si sapeva già a Febbraio che sarebbe stato difficile, inutile nasconderselo: tuttavia, quando si parla del Re, “difficile” è spesso diventato possibile. Stavolta, tuttavia, neanche lui è riuscito nel miracolo. Troppe le difficoltà in casa Lakers quest’anno: gli infortuni hanno avuto la loro parte, ma la goccia che ha fatto traboccare il vaso è stata la scellerata trattativa per portare sul Pacifico Anthony Davis. Da lì in poi di male in peggio: alcuni hanno perso fiducia, altri hanno semplicemente perso la bussola. Le giovani speranze dei Lakers hanno mostrato delle importanti lacune nell’arco dell’ultimo mese e così Los Angeles si trova fuori dai Playoff. A LeBron non succedeva da anni: come si evolveranno le cose in estate? Arriverà qualcuno? Luke Walton quanto ancora può durare su questa panchina? Domande difficili con risposte ancora più complesse.

Minnesota Timberwolves 

Anche quest’anno, anche alla fine di questa stagione, Minnesota non è dove dovrebbe stare. È diventato quasi un rito trovare le colpe all’interno della strutta T’wolves. Come è possibile che una squadra con tutte le carte in regola per essere almeno al 5° posto ad Ovest si trovi fuori dai giochi e pure al di sotto dei Kings, che non partivano certo con le stesse previsioni rosee? Sicuramente l’addio a Jimmy Butler è stato un colpo duro, ma gli arrivi di Saric e Covington avrebbero dovuto pesare di più lungo il corso dell’anno. Invece non è accaduto quanto sperato, con l’aggiunta dell’addio al coach Tom Thibodeau a gennaio. Un’equazione per la distruzione insomma: fa male al cuore, però, vedere Karl Anthony Towns ancora fuori dai Playoff e Andrew Wiggins buttare via tutto il talento che aveva messo in mostra prima del Draft 2014. Parliamo ormai di 5 anni fa: ci auguriamo per Minnesota di non dover già mettere l’ex scelta numero uno nella scatola delle promesse totalmente mancate.

Dallas Mavericks

Dopo lo scambio a sorpresa che ha portato Smith Jr., Matthews e DeAndre Jordan lontani da Dallas, nessuno si aspettava una seconda parte di stagione scoppiettante per i Mavs. Tim Hardaway Jr., Trey Burke e Courtney Lee erano e rimangono dei buoni comprimari e la stella Kristaps Porzingis, ovviamente uomo centrale nello scambio, resterà ai box almeno fino al termine della stagione. Il mese di Marzo però è stato davvero da dimenticare, con solo 3 vittorie su 15 partite e una rapida discesa verso i bassifondi della Western Conference. Se ci aggiungiamo l’infortunio di Hardaway Jr., il calo (fisiologico ma rilevante) di Luka Doncic e soprattutto le accuse di stupro a Porzingis, con un’indagine ancora tutta da definire, capiamo come Mark Cuban e soci guardino decisamente al futuro, con prospettive che rimangono rosee ma anche un filo di preoccupazione in più.

Oklahoma City Thunder 

Gli Oklahoma City Thunder sono state per lungo tempo una delle note liete della stagione in corso, guidati da un Paul George in assoluto stato di grazia, ma negli ultimi tempi qualcosa sembrerebbe essersi rotto. Russell Westbrook ha fatto intravedere, anche se solo in qualche partita, il fantasma di quel mangiapalloni degli scorsi anni, e questo ha avuto una ricaduta sui risultati di squadra, con sole 6 vittorie nelle 16 partite giocate nell’ultimo mese. Nulla di irreparabile, certo, ma un calo di forma così netto con i playoff alle porte deve quantomeno far riflettere. Come se non bastasse, le avversarie dell’Ovest, che notoriamente non perdona nulla, sono arrivate come squali che hanno fiutato l’odore del sangue e hanno sopravanzato i Thunder, che al momento sono scivolati al settimo posto e hanno come prospettiva un insidiosissimo primo turno con Denver senza il fattore campo a favore.

Ben Simmons 

Inserire nei flop uno dei prospetti più scintillanti della Lega è sicuramente un dispiacere e per certi versi potrà sembrare controverso. Se si guarda alle statistiche la sua produzione è rimasta ad un livello ottimo, con almeno una doppia doppia garantita quasi ad ogni sera. Eppure, più i playoff si avvicinano e più le difese sembrano in grado di far emergere in tutta la sua interezza la sempiterna lacuna di Simmons: la mancanza assoluta di un tiro in sospensione dalla lunga distanza. Il problema non risiede tanto nelle percentuali, ma nell’atteggiamento: l’idea di tentare un jumper non sfiora neanche la mente dell’australiano, che in tutta la stagione ha effettuato solamente 6 tentativi da oltre l’arco, sbagliandoli tutti. Le difese stanno iniziando a capire come adeguarsi e la produttività offensive di Philadelphia quando Simmons è in campo ne risente, almeno in alcuni tratti. La musica cambierà ai playoff?

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