NBA Top e Flop: Novembre 2018

NBA Top e Flop: Novembre 2018

I due lati della NBA di novembre: chi finirà nel girone dei dannati e chi tra i favoriti?

di Raffaele Guerini

TOP 5

usatoday.com
usatoday.com

1. Tobias Harris (21.4 punti, 8.5 rimbalzi, 2.4 assist)

Un novembre da sogno quello di Tobias, coronato anche dal premio di Western Conference Player of the Month. I Los Angeles Clippers sono senza dubbio la grande (e felice) sorpresa di questo inizio di stagione, con il loro record di 15-7 che li porta in testa alla loro Conference al momento della stesura dell’articolo. Nonostante le buone prestazioni di Williams e Gallinari il leader dei velieri è senza dubbio l’ala proveniente da Tennessee. Convertitosi a stretch-four durante la sua permanenza ai Pistons, Harris è ormai uno dei giocatori più efficienti della media, un realizzatore con tante frecce nel suo arco e con un’ottima pulizia nei movimenti. Semplici ma efficaci: Tobias e i Clippers, per ora, funzionano eccome.

2 – Oklahoma City Thunder (offensive rating: 110.4; defensive rating: 99.9)

L’unica squadra con un rating difensivo sotto i 100 punti a novembre, e quella con il miglior net rating della lega: non è difficile capire come ad oggi si trovino secondi ad Ovest (ma con una partita in meno rispetto a Clippers e Nuggets, appaiati in cima). L’effetto Carmelo Anthony purtroppo sembra davvero deleterio sulle squadre: quella che ha lasciato vola, quella in cui è approdato ha avuto un inizio di stagione complicato dopo aver fatto fuoco e fiamme la scorsa regular season. Cos’è successo nel mentre in Oklahoma? È arrivato un Dennis Schröder in più, che sta portando punti fondamentali dalla panchina e sembra potersi ritagliare spazio in un sistema a due portatori di palla con Westbrook: la difesa è più solida che mai e Steven Adams non si è mai mosso così bene nel pitturato. Sarà una gran bella corsa ai Playoff, quest’anno.

3 – Mike Conley (21.9 punti, 3.3 rimbalzi, 6.9 assist)

La scorsa stagione vi aveva fatto dimenticare cosa erano i Memphis Grizzlies di Conley e Gasol? Bene, perché a giudicare da quanto visto finora i Grizzlies di Conley, Gasol e Jaren Jackson Jr. sono ancora meglio. Una Memphis che, seppur di poche partite (1/2 vittorie in più) si trova sopra a Rockets, Jazz, Trail Blazers, Pelicans, Spurs e Timberwolves. Dopo essere stata lo scorso anno una delle squadre materasso della lega. Gran parte del merito va a Mike Conley: nessuno poteva sapere come il play sarebbe rientrato da un infortunio al tendine d’achille. Lui ha risposto facilmente: leadership, difesa, tanta voglia di dimostrare che quando aveva firmato il contratto più redditizio della lega nel 2016 i soldi non erano stati buttati al vento. Occhio quindi ai Grizzlies, che saranno un avversario scomodo da qui fino ad aprile (e anche oltre?).

4 – De’Aaron Fox (17.3 points, 4.0 rebounds, 7.5 assists)

Aggiungiamo ai Grizzlies i Sacramento Kings, una squadra che sta producendo sicuramente più di quanto preventivato. Anche qui, molti dei meriti vanno dati al playmaker: Fox ha passato un anno da rookie per niente facile. Si vedeva il potenziale sotto un gioco ancora non del tutto esplosivo: quest’anno, il fiammifero è diventato falò: sicurezza in campo, mezzi atletici da invidiare, ottima visione di gioco. Se Sacramento sembra essere uscita da un buco nero durato anni, Fox è sicuramente una delle guide di questa transizione. Le palle perse sono ancora tante e non avrà la sfrontatezza di un Trae Young, per prendere un altro play giovane come esempio: ma De’Aaron è un gran passatore e uno che si lascia andare a poche frivolezze per premiare la sostanza. Per sottolineare queste sue caratteristiche, il ragazzo è il decimo giocatore della lega per fastbreak points (punti in contropiede/transizione): nulla da sottovalutare.

5. Pascal Siakam (14.8 punti, 6.4 rimbalzi, 2.4 assist)

Straordinaria l’evoluzione che sembra essere avvenuta nel gioco del lungo camerunense, diventato ormai un punto fermo dei Toronto Raptors. L’atletismo e la mobilità di Siakam erano caratteristiche già note agli addetti ai lavori, ma in questo suo terzo anno il n°43, complice anche un sensibile aumento del minutaggio, ha messo in mostra un buon ball-handling e un sorprendente tocco di palla sia nei pressi del canestro che anche da più lontano. La sua percentuale da tre punti si è infatti impennata fino ad un rispettabilissimo 34.9%, mentre quella dal campo rasenta l’irreale con il 63.3%. Non è certo una stella, ma si è ritagliato un grosso spazio in una squadra con grandi ambizioni e questo potrebbe essere l’anno del salto di qualità.

0 Commenta qui

Inserisci qui il tuo commento

Recupera Password

accettazione privacy