NBA Top & Flop: Dicembre 2018

NBA Top & Flop: Dicembre 2018

A dicembre, qualcuno ha ricevuto regali per Natale, mentre altri si sono meritati del caro e vecchio carbone: a chi spetta cosa?

di Raffaele Guerini

TOP 5

1 – James Harden (36.4 punti, 5.9 rimbalzi, 7.9 assist)

La grande sfortuna di Harden nel rapportarsi con il pubblico avversario sta nei falli: non quelli che commette, ma quelli che subisce. L’ultimo mese ha visto il Barba al centro di una lunghissima serie di polemiche circa il metro arbitrale che viene usato nei suoi riguardi: emblematica la scena dei 4 passi per raggiungere il tiro da 3 e il fallo fischiato contro il povero Ricky Rubio, rimasto incredulo di fronte alla scelta della terna arbitrale. Se non ci fossero tutte queste storie di contorno, forse i tifosi si renderebbero conto di cosa stiamo vedendo in campo: 400 punti nell’arco delle ultime 10 partite giocate. Come lui solo Kobe e MJ. Non bastasse: in queste partite mai sotto i 32 punti, due triple doppie, 6.8 rimbalzi e 8.9 assist a partita. Tira anche 12 tiri liberi di media a partita, che sono tanti, ma parliamo di una percentuale al tiro dell’87%. Harden, con il solo mese di dicembre, si è guadagnato al momento il posto d’onore nella corsa all’MVP stagionale.

2 – Denver Nuggets

Prendete una buona squadra NBA, togliete dei pezzi importanti del roster e fate in modo anche che la scelta al Draft non abbia ancora messo piede in campo: la ricetta per un disastro in salsa NBA, giusto? A dimostrarvi il contrario, i Denver Nuggets targati 2018-2019. Nikola Jokic è un altro serio candidato all’MVP, principalmente per quello che sta facendo in Colorado: ovvero, caricarsi la squadra sulle spalle e puntare seriamente alle Finals 2019. Difficile, potrebbero dire in molti: troppa concorrenza ad Ovest. Parliamo però della squadra con il miglior record ad Ovest, che ha giocato un dicembre stratosferico senza alcuni dei suoi migliori interpreti. Al momento sono seriamente candidati per un primo posto a lungo termine nella propria conference, sebbene Thunder e Warriors siano poco dietro: innegabile però che i Nuggets esprimano un ottimo basket, soprattutto grazie al loro centro titolare. Per Jokic, 20 punti e 10 rimbalzi di media con 7.9 assist a condimento totale. Un modello per ora sostenibile, che speriamo di vedere in azione a lungo e vittoriosamente.

3 – Paul George (30.8 punti, 3.9 assist, 8.9 rimbalzi)

L’addio di Carmelo Anthony ha avuto una serie di molteplici effetti sugli equilibri cestistici: come Houston ha vissuto un calo di prestazioni, così Oklahoma è rinata dalle ceneri come una fenice. La delusione patita negli scorsi Playoff sembra ormai svanita, Oklahoma è una squadra ai vertici della NBA: Russell Westbrook distribuisce ancora triple doppie come il miglior cameriere di un ristorante di lusso, ma un altro uomo agisce nell’ombra (neanche più di tanto, poi). Parliamo di PG13, arrivato due estati fa nelle interminabili pianure dell’Oklahoma: si pensava che sarebbe stata una fase transitoria, che sarebbe approdato verso più ridenti lidi (Los Angeles). Così non è stato, visto che George si è trovato molto bene con Russell e il neozelandese Steven Adams: insieme, i tre formano ad oggi un’ossatura solida per arrivare lontano nei Playoff. Quando Kevin Durant ha lasciato i Thunder, il vuoto si è fatto sentire: George, tuttavia, non sta facendo rimpiangere affatto il numero 35: a suon di difesa da mastino e tiri segnati, sta portando alla luce il meglio di Oklahoma e forse anche di sé stesso.

4 – Kahwi Leonard (29.1 punti, 2.6 assist, 8.0 rimbalzi)

Se qualcuno ha visto, negli ultimi anni, una corsa all’MVP così affollata alzi la mano: già in questo articolo ci sono stati papabili vincitori, ma rimangono esclusi Stephen Curry, LeBron James, Joel Embiid, Giannis Antetokounmpo… Un nome tuttavia viene lasciato spesso fuori, peraltro senza buona ragione: Kahwi Leonard, con la sua imbarazzante risata, ha trovato nuova linfa vitale spostandosi dal sole del Texas al freddo del Canada. 29 punti, 8 rimbalzi e 1.7 palle rubate a partita. Ma, come spesso accade, i numeri non raccontano tutto: Leonard è diventato in pochissimo tempo leader dei Toronto Raptors primi nella Eastern Conference con 28 vittorie (miglior record della Lega ad oggi). È il quarto giocatore nella lega per Player Efficiency Rating, dietro ai nomi già citati in precedenza. Non è il giocatore carismatico che attira la stampa, la folla e le telecamere su di lui: Kahwi è però il giocatore che ti assicura solidità in campo su entrambi i lati, oltre ad essere completo in quasi ogni competenza richiesta su un campo da basket. A fine stagione dovrà decidere cosa fare del suo futuro: sicuri che Toronto non riesca a convincerlo a restare?

5 – Deandre Ayton (17.6 punti, 11.8 rimbalzi, 1.8 assist)

Luka Doncic è al momento favorito nella corsa al Rookie of the Year, su questo ci sono pochi dubbi: non solo è più pronto ad essere determinante, ma gioca in una squadra al momento più in forma e più fluida dei Phoenix Suns. Occhio però, che il centro delle Bahamas sembra pronto a ribaltare i pronostici nella seconda metà di stagione: Phoenix sembra aver trovato la quadratura del cerchio, anche grazie alla continuità di prestazioni della sua scelta numero 1. Il grande problema che veniva rinfacciato a Deandre nei primi mesi è stata la poca solidità difensiva: non è ancora Draymond Green, ma è riuscito a portarsi a 1.1 stoppate a partita nel mese di Dicembre con 0.9 palle rubate. Non numeri da stella in difesa, che però sono ampiamente bilanciati dall’efficienza offensiva: 17.6 punti e 11.8 rimbalzi di media, numeri elevatissimi per un ragazzo appena entrato in NBA. 11 doppie doppie in tutto il mese, con una partita da 33+14 (e 4 palle rubate) contro Nikola Jokic il 29 dicembre. Il lavoro continua, ma Ayton mostra progressi velocissimi: Luka Doncic, guardati le spalle.

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