NBA Top & Flop: Febbraio 2019

NBA Top & Flop: Febbraio 2019

Chi si è guadagnato la nostra approvazione in questo primo mese dell’anno, e chi la nostra disapprovazione?

di Enrico Bussetti

 

TOP

 

Paul George
L’anno di grazia di Paul George procede inesorabile, con il n°13 di Oklahoma City sempre più in versione “carro armato”. Le sue prestazioni sui due lati del campo continuano a trainare i Thunder: se il lavoro nella sua metà campo continua ad essere al livello di un candidato al Defensive Player Of the Year, la sua produzione offensiva si è ulteriormente intensificata. Sono 35 i punti di media fatti registrare nel mese di Febbraio, conditi con 8.4 rimbalzi e 5.4 assist. La sua presenza è ormai di pari importanza rispetto a quella di Russell Westbrook e per la corsa all’MVP, insieme ad Harden ed Antetokounmpo, bisognerà fare i conti con “The Avatar”.

Giannis Antetokounmpo
È duplice il rischio che si corre nel parlare della stagione 2018-2019 del Mostro Greco. Da una parte i giudizi su di lui tendono ad assomigliare ad un disco rotto, con una continuità di prestazioni impressionante; d’altro canto, però, la tentazione che verrebbe è quella di dare ormai per scontato il livello di un ragazzo che è ormai stabilmente nella discussione sul miglior giocatore della Lega. Più che sulle cifre personali, seppur mostrare, è anche utile spostare l’occhio sul collettivo: i Milwaukee Bucks sono la prima squadra ad essersi già qualificata per i PlayOff e sono al momento i favoriti per concludere in testa alla Eastern Conference, con proiezioni da oltre 60 vittorie. Antetokounmpo è ormai attorniato da un gruppo di validissimi scudieri come Bledsoe, Brogdon, Middleton e Brook Lopez, tutti al loro picco massimo di rendimento in carriera. Riuscirà il Greek Freak a riportare il team del Wisconsin a quella Finale che manca ormai dal 1974?

Lauri Markkanen

Mese da incorniciare per il finlandese di Chicago, che ha viaggiato a medie spettacolari: 26 punti di media e 12 rimbalzi catturati a partita. Lauri si sta caricando i Bulls su quelle spalle possenti e rende felici anche molti fantallenatori. Tira con il 92% i liberi e con il 34% da 3, cifre assolutamente rispettabili e che gli hanno valso non solo la convocazione alla gara dei giovani, ma anche in questa nostra speciale classifica. Del resto, assieme a uno Zach LaVine che non sa più come non segnate, il merito del buon mese di febbraio dei Bulls passa per le sue mani. Certo, Chicago non è diventata una contender: i playoff sono lontanissimi e ormai non più alla portata, ma se non altro dovrebbe arrivare una nuova buona chiamata al draft 2019. Nel frattempo, i tifosi e lo staff si godono la crescita a ritmi elevati di uno dei più interessanti europei in NBA.

Denver Nuggets

Una consuetudine in questa classifica: dovremmo smettere di stupirci, ma come si fa? A ben guardarlo, il mese dei Nuggets non è il migliore di quest’anno. Anzi, c’è anche qualche sconfitta di troppo, a dirla tutta. Poi però guardi la classifica e li vedi ancora saldi al secondo posto ad Ovest: ma, accidenti, come è possibile? Semplicemente, la squadra è troppo ben struttura per cedere anche in un momento non felice. Jokic potrebbe dire la sua in una corsa per l’MVP se altri giocatori non avessero schiacciato il pedale dell’acceleratore proprio in questa stagione; Isaiah Thomas è rientrato a metà del mese, portando freschezza dalla panchina; lo stesso per Gary Harris, uno di quelli che dovrebbero essere i punti cardine della squadra. Non sappiamo come andrà a finire la stagione, ma finora i Nuggets si sono dimostrati una squadra contro cui non piacerebbe scommettere.

Joakim Noah

La parabola del figliol prodigo è una delle più citate e riprese, nella storia. Ha acquistato fama immortale perché tutti si innamorano di qualcuno che era dato per spacciato e disperso, ma che risorge dalle proprie ceneri e riesce ancora per un momento a regalarci un battito di cuore in più. Così per tutti gli appassionati è bello vedere nei titoli delle partite il nome di Joakim Noah, che ormai era fuoriuscito dai radar del basket che conta e sembrava non poterci più tornare. Memphis invece ha voluto dargli un’altra chance: magari non troppo volontariamente, però è successo. Dopo aver scambiato Gasol con i Raptors (per Valanciunas), Jaren Jackson Jr si è infortunato creando posto libero nel reparto lunghi dei Grizzlies. Occasione sfruttata da Noah che è riuscito a portare a 4 le doppie doppie nel mese di febbraio: cifre importanti per un giocatore che sembrava finito e dimenticato. Grazie Joakim per l’emozione.

FLOP

Phoenix Suns

L’ultima partita del mese ha segnato anche l’unica vittoria in tutto febbraio: problemi davvero troppo strutturali quelli mostrati nel mese dai Phoenix Suns, che alla fine di Febbraio erano soli in fondo alla classifica NBA. Ayton ci aveva abituato a troppe doppie doppie, quindi fa strano che ne abbia fatte registrare “solo” 5 su 9 partite; la difesa ha fatto acqua da tutte le parti; la fiducia nei confronti dell’allenatore ha vacillato in maniera piuttosto seria prima della vittoria contro i Miami Heat. La franchigia tuttavia non dispera: la dirigenza terrà le dita incrociate per la seconda prima scelta al Draft di fila. Qualora non accadesse, si dice che il GM Jones sia pronto a scambiare quella che sarà una scelta sicuramente alta per un giocatore più esperto. Forse si è capito che puntare solo ed esclusivamente sui giovani non sta portando l’effetto sperato.

Los Angeles Lakers
Un febbraio nero, nerissimo. Difficile immaginare un mese peggiore per i gialloviola, che dopo aver fallito l’assalto ad Anthony Davis hanno visto precipitare in caduta libera un record che stava già peggiorando a gennaio. 9 partite perse su 12 giocate, ma soprattutto 5 delle ultime 7, che hanno seguito la dichiarazione relativa alla “modalità PlayOff” di LeBron James, diventata ormai un tormentone e fonte di scherno. Al momento di scarsa forma del loro leader i Lakers devono aggiungere uno spogliatoio ormai spaccato, con i giovani (Ingram e Kuzma su tutti) probabilmente colmi di rancore per le tante, troppe voci che li hanno visti come vittime sacrificali per arrivare a Davis e coach Luke Walton che appare sempre più in confusione in scelte e rotazioni. Le speranze di raggiungere la postseason sono ormai ridotte al lumicino.
Boston Celtics

Elettrocardiogramma. Forse è questa l’immagine che meglio descrive l’andamento apparentemente senza capo né coda dei Boston Celtics, capaci di farsi ridicolizzare in casa dai Chicago Bulls salvo poi rifilare, solo pochi giorni dopo, 33 punti di scarto ai Golden State Warriors alla Oracle Arena. I biancoverdi continuano ad essere un rebus irrisolvibile in primis per loro stessi. Kyrie Irving pare sempre slegato da quel collettivo che era sempre stata l’indiscutibile forza di Boston, Jayson Tatum continua a faticare a confermare lo strepitoso anno da rookie e il recupero dall’infortunio di Gordon Hayward procede estremamente a rilento. Addirittura tanti i passi indietro effettuati da Terry Rozier e Jaylen Brown, con quest’ultimo che poco tempo fa ha denunciato la pessima aria che si respira in spogliatoio sin dall’inizio dell’anno. L’ammontare di talento rimane molto elevato, in linea se non superiore a quello delle dirette concorrenti, ma i Celtics non hanno più molto tempo per trovare quella quadratura fondamentale per non rischiare il fallimento ai PlayOff.
Alex Len
La scelta numero 5 al Draft del 2013 è ormai un lontano ricordo, e Alex Len continua a faticare a trovare un posto in questa Lega. Dopo gli anni bui di Phoenix il trasferimento agli Atlanta Hawks avvenuto quest’estate non è servito a dare la scossa alla carriera dell’ucraino, che ha visto calare progressivamente il suo minutaggio. Len è ormai costantemente la terza opzione (dopo Collins e Dedmon) sotto canestro e le cifre dell’ultimo mese parlano chiaro: 5.4 punti, 3.8 rimbalzi e soprattutto uno scarso 41.3 % dal campo.

Marc e Pau Gasol

Marc Gasol, complice l’adattamento alla nuova realtà, non ha avuto a Febbraio l’impatto che i Raptors si sarebbero aspettati dal loro nuovo acquisto. Nessuna doppia doppia e produzione offensiva che ha vacillato al tiro: prime partite difficili, ma va anche detto che non è sempre facile lasciare la squadra che ti aveva portato in palmo di mano per anni e anni. A Toronto tuttavia torna a far parte di un roster da contender, cosa che non accadeva dagli anni migliori di Memphis, vissuti insieme a Mike Conley. L’ambiente al momento è competitivo, speriamo che si inserisca presto. Per un fratello che non ride, un altro sorride solo leggermente: Pau era completamente uscito dalle rotazioni degli Spurs, chiedendo infine la rescissione del contratto: non la situazione più rosea per uno dei veterani comunque più rispettati della lega. In compenso, Pau si è accasato a Milwaukee, che ha tutta l’intenzione di arrivare a Giugno ancora in gara. 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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