NBA’s Anatomy – L’amore ai tempi dei playoff

NBA’s Anatomy – L’amore ai tempi dei playoff

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Ormai anche per quest’anno playoff e finals stanno giungendo al termine e con loro anche tante relazioni, troppe. Storie d’amore bellissime che però non hanno retto i ritmi serrati della regular season o gli ultimi accessi a Whatsapp agli orari improponibili durante i playoff, anche dopo essersi dati la buonanotte. Questo manuale nasce quindi dalla voglia di provare ad arginare il più possibile questo problema ormai sempre più comune, del dover scegliere tra l’andare a canestro con la vostra ragazza dopo che vi ha preparato una cenetta romantica o vedere uno con la barba che vi cucina i canestri. Detta così, la scelta potrebbe sembrare facile, ma non lo è mai. Ogni uomo infatti vorrebbe poter condividere la gioia di un buzzer beater della sua squadra con la propria ragazza, ma per arrivare a ciò dovrebbe riuscire a farla stare sveglia fino alle 3 di notte e senza che inizi a fare domande ad ogni fischio dell’arbitro (facendovi venir voglia di metterle dello Xanax nel caffè già a metà del primo quarto): in sostanza, farla appassionare ad uno sport di cui non capisce nulla. E nemmeno l’Amore ha tutto questo potere. Il calcio per esempio, si è attrezzato per questo problema: acquistando calciatori come Marchisio e Llorente si è accaparrato una bella fetta di pubblico femminile. D’accordo, il fuorigioco rimarrà comunque sempre un mistero per tutte, ma almeno la domenica non ci sarà più il problema di dover scegliere tra l’andare allo stadio o all’Ikea. Il basket invece ha più difficoltà, troppe regole, troppe squadre, troppe partite… E Kevin Love o JJ Redick non possono fare tutto il lavoro sporco da soli.
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                      (…..) Ehm scusate, cos’è che stavamo dicendo? Ah sì: abbiamo bisogno di qualcosa che aiuti noi ragazze a capire di più questo superfantasmagorico sport e ci insegni ad amarlo come amiamo Grey’s Anatomy. Che ci faccia venire voglia di rivedere, tante volte quante abbiamo visto alcune puntate di Sex & the City, la gara delle schiacchiate dell’ASG del 2000. Ecco quindi che un po’ alla volta proveremo ad analizzare a grandi linee quello che dovremmo sapere noi donne per farli felici. Oggi ci limiteremo a prendere in esame alcuni punti chiave semplici, insindacabili e dove non è concesso margine di errore. Ma già dalla prossima volta si farà seriamente. Partiti: 1. Michael Jordan non gioca più. 2. Michael Jordan, non “Quello delle scarpe”. Se proprio dovete dire qualcosa del genere, dite “Quello di Space Jam”. Alla meno peggio. 3. “Federico Buffa chi?” NO, NO e NO. Don’t try this at home. 4. L’NBA non è una squadra. RIPETO. L’NBA NON E’ UNA SQUADRA. (Si esatto, c’è chi ha chiesto anche questo…). 5. Se il vostro ragazzo se ne dovesse mai uscire con un “Kobe è il più grande di tutti i tempi”, andatevene sbattendovi la porta alle spalle e non voltandovi mai più indietro. 6. “Bryant, quello delle canotte gialloviola che si vedono in spiaggia?” Esattamente, lui. 7. A tal proposito, in spiaggia evitate sempre quelli che indossano le canotte Lakers (Kobe in particolar modo), diffidate dei Bulls e guardate con sospetto quelle degli Heat. Se indossa una canotta che non avete mai visto di una squadra mai sentita nominare, ecco lui potrebbe essere il futuro padre dei vostri figli. 8. “Perché giocano in canotta e non con le maniche corte?” Perché l’unico motivo per cui potrebbero essere accettate le maniche corte, sarebbe per non vedere mai più in spiaggia canotte importanti indossate da gente indegna. 9. Prima di dire qualsiasi cosa su LeBron, assodate da che parte stia il vostro ragazzo… Se doveste sentir dire: “È un grandissimo giocatore ma mi sta troppo sulle palle.”, tutto regolare. Se invece dicesse: “È tra i giocatori più arroganti e sopravvalutati.”, scuotete la testa in segno di disapprovazione e poi agite come al punto 5. 10. “Sono quasi tutti neri che giocano, perché?” Ma che domanda è? Perché sì… Probabilmente Salvini non è ancora arrivato oltreoceano. 11. “E italiani ce ne sono?” Sì: – Andrea Bargnani, detto ‘Il Mago’ per la sua capacità di comparire e scomparire a piacimento. – Danilo Gallinari, detto ‘Il Gallo’ perché i migliori punti li mette nei post partita. – Marco Bellinelli, divenuto famoso per la sua magistrale interpretazione in Rocky Balboa, a tempo perso gioca negli Spurs. – Gisus Datome, dopo Harden la barba più famosa in EnBiEi. 12. Fatta eccezione per loro e per qualche altra mosca bianca che vedremo più avanti, la regola universale per diventare un vero professionista in NBA è venire dal ghetto, essere un badboy, scegliere la via del campetto anziché quella dello spaccio, entrare così al college grazie alle abilità cestistiche e arrivare a farsi scegliere nel Draft. 13. Dicesi ‘Draft’ l’annuale rituale sacro dove le 30 squadre NBA scelgono tra la carne fresca, offerta dai vari college e non, i giocatori peggio vestiti per firmare con loro un patto di sangue. 14. Michael Jordan non gioca più. Si lo so l’ho già detto, ma è un punto a cui tengo particolarmente. Non avete idea di quante storie stroncate sul nascere per colpa di questa domanda. Per oggi penso possa bastare. Ora avete le basi, solide basi per dar via a relazioni che stiano in piedi più a lungo delle ginocchia di Rose e per non dover mai più dire cose come: “Pensavo fosse amore, invece poi sono cominciati i Playoff”. La prossima volta si passa al gioco duro. STAY TUNED.  

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