”Nel dubbio..tocco (il) ferro”

”Nel dubbio..tocco (il) ferro”

Faccio parte di quella cerchia di persone che usano spesso la frase ‘Io non sono superstiziosa, ma nel dubbio… mi tocco’.

Ho due gatti neri, vedo il venerdì 17 come una splendida giornata già solo per il fatto che sia venerdì e se i miei amici mi dicono ‘Non dire quella parola che porta sfortuna’ ho la tendenza a ripetergliela all’infinito. Diciamo insomma che non vado in giro con il peperoncino appeso al collo (come nella migliore tradizione tamarra), ma nemmeno che prima di un esame provo a inimicarmi tutti gli Dei dell’Olimpo. Non prima di sapere l’esito quantomeno.

Quindi volente o no, credo che sia capitato praticamente a tutti di dire ‘Beh però nel dubbio, mi tocco’. Nessuno è immune.

Solo che nella vita privata, a nessuno importa dei tuoi rituali scaramantici, fatta eccezione forse per il gatto che alla fine è l’unico a rimetterci. Ma nello sport, soprattutto se giochi a livello professionale, la cosa è di dominio pubblico.

Ora, io prima di questo articolo ero al corrente delle strane abitudini scaramantiche di alcuni giocatori, quelle più conosciute quantomeno. Come per esempio sua eccellenza His Airness, non scendeva mai in campo senza i suoi pantaloncini di North Carolina, indossati sotto la divisa. Niente di cosi strano.

E poi diciamolo, se anche al posto dei pantaloncini del college avesse voluto indossare un perizoma pitonato o una maglietta della salute con scritto “Perché io so’ io e voi non siete un cazzo”, Jordan avrebbe indossato un perizoma pitonato e la maglietta della salute e tutti MUTI. Detto ciò, a mio modesto parere (che vale come il due di coppe quando la briscola è a bastoni) penso che, anche senza quei pantaloncini, vossignoria illustrissima avrebbe fatto comunque cacao sul parquet.

Ma tant’è… Se alcuni giocatori, come per esempio Ray Allen, che tira candide triple con la stessa facilità con la quale noi veneti tiriamo candide bestemmie, sentiva il bisogno, per aver più fiducia in se stesso, di parcheggiare l’auto sempre nello stesso parcheggio al palazzetto…beh per l’amor del cielo lasciategli libero quello stramaledettissimo posto auto!

Anche il suo collega Kevin Garnett non scherza, se aveste mai visto una sua partita (AHAHAH certo… SE?!), avrete anche, con molta probabilità, notato il suo rituale prepartita… Si toglie la tuta, si posiziona faccia a faccia con l’imbottitura di protezione del canestro, tirandole un paio di testate, si sistema canotta e pantaloncini e il tutto borbottando qualcosa che quasi sicuramente si avvicina a quello che mi dico io alzandomi tutte le mattine ‘Non fare cazzate !Non fare cazzate! Non fare cazzate!. Altra abitudine, non altrettanto poetica ma immancabile, è sicuramente quella di mangiare 50 minuti prima della partita un panino con burro d’arachidi e gelatina. Non proprio l’ideale per chi deve giocare poi, ma almeno si eviteranno episodi di fame molesta come nel 2014 contro i Bulls, quando tentò di mangiare il braccio di Noah.

D’altronde se l’esito di una partita/avvenimento è stato positivo, probabilmente tutti o quasi avremmo la tendenza a fare mente locale su tutti i gesti compiuti nell’arco della giornata e provare a ripeterli la volta dopo. Io dal canto mio ho difficoltà a ricordare cos’ho mangiato a colazione, forse per questo non posso permettermi di essere scaramantica.

Ma passiamo a quel bonaccione di Shaq invece, ecco lui aveva lo splendido vizio di mettersi in bocca quattro pezzi di gomme da masticare Big Red nel pre partita, per poi attaccarli sotto la panchina nel momento di entrare in campo.

Non è tutto qui però, perché voi forse non lo sapete, ma il nostro amico di 2.16m per 147 kg ha l’abitudine di dipingersi le unghie dei piedi. Eh si. La leggenda narra che durante un training camp, il malcapitato si schiacciò un dito perdendo purtroppo anche l’unghia, decidendo cosi di colorarsi la pelle, per non far notare quella mancanza. Proprio quella decisione lo portò a fare, quello stesso giorno, ben 41 punti circa… perché perdere quell’abitudine, per niente strana, di dipingersi le unghie quindi? Si lo so cosa vi state domandando, me lo sono chiesta anche io. E mi sono risposta così:

Però vabbè, torniamo a rituali un po’ più aulici. Come per esempio quello di Dwight Howard. E’ stato lui stesso a dichiarare che questo rituale risale ai tempi del liceo. In parole povere, prima di ogni partita, Dwight cerca il trono (comunemente detto ‘Trono della Grazia‘) a lui più vicino, ci si siede e cerca di liberarsi di tutto il male, di ogni energia negativa presente in lui, in modo da rilasciare solo quella positiva poi in partita. Fate lo sforzo di capire, sono una signorina non fatemi esplicitare vi prego.

thegreenhead.com

E Mike Bibby? Beh lui, come tanti altri, aveva la brutta abitudine di mangiarsi le unghie durante la permanenza sulla panchina, per alleviare la tensione. E fin qui direte voi, nulla di particolare.. già.

Finché qualcuno non gli fece notare che forse, sarebbe stato meglio tagliarle. E così ha fatto. Durante le partite. Ad ogni time out, qualcuno gli passava un tagliaunghie e lui provvedeva.

Mike, hai frainteso quello che intendevano dirti forse.

E infine c’è lui, Jason Terry. Che di professione fa’ il superstizioso e nel tempo libero gioca a basket. Lui su certe cose proprio non transige. La notte prima di una partita, dorme sempre con i pantaloncini della squadra avversaria. Abitudine presa al liceo, assieme al compagno sopracitato Bibby. Stessa cosa per il pasto prepartita, inizialmente sempre pollo fritto, che poi con il tempo si è trasformato in pollo alla griglia, perché con la vecchiaia il colesterolo non guarda in faccia nessuno. Fascia in testa e calzettoni al ginocchio sono obbligatori in campo. Inoltre se entra in partita e sbaglia troppi tiri per i suoi gusti, al primo time out fa’ un piccolo falò e brucia le scarpe maledette. No scherzo, se le cambia e basta.. ma non mi sarei stupita se avesse fatto il falò. Questo è quanto, ma in realtà potrei andare avanti per giorni a raccontarvi delle scuse che usano i campioni per giustificare quando sbagliano. Sinceramente però sarei più incuriosita di sapere cosa s’inventano gli scarsi. Quindi se volete raccontarmi la vostra, ben venga.

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