Rookie Rankings, settimana 1 – La storia: Michael Carter-Williams alla ricerca della consacrazione

Rookie Rankings, settimana 1 – La storia: Michael Carter-Williams alla ricerca della consacrazione

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philly.com

Uno dei ritornelli di questa offseason NBA è stato: “Quella del 2013 è una classe del Draft davvero povera”. Sicuramente non ci avviciniamo ai livelli di eccellenza raggiunti da altre annate: basti pensare alla “classe 2003”, quella di LeBron, Wade, Melo, tanto per citare qualche nome che sposta leggermente nell’NBA contemporanea. Molto probabilmente non si sfiorerà nemmeno lo standard altissimo dell’anno 2008, quello di Rose, Westbrook e Love per intenderci, ma anche di Hibbert e Brook Lopez e di tanti altri giocatori di primo piano nel panorama “a stelle e strisce”.

Ma almeno per quanto riguarda le primissime scelte di quest’anno, questo ritornello potrebbe presto essere dimenticato. O perlomeno, c’è qualche prospetto che, in linea di massima, pare voler dimostrare qualcosa.Uno di questi affamati talenti è l’undicesima scelta assoluta di quest’anno: Michael Carter-Williams, da Syracuse University.

E ha subito messo in chiaro le sue intenzioni, alla sua prima “allacciata di scarpe” su un parquet NBA: nella notte di Mercoledì 30 Ottobre, i suoi Sixers ospitavano i due volte campioni NBA in carica, quei Miami Heat che giusto la sera prima avevano schiantato i Bulls e si erano messi un altro anello al dito.

Philadelphia, una delle franchigie indiziate al tanking (ovvero all’inabissamento) per puntare ad una lottery pick al prossimo Draft(quello si, che è considerato ricchissimo), ed in primis Carter-Williams, hanno deciso però di giocare uno scherzo ai bookmakers e agli addetti ai lavori. Le luci della ribalta se l’è infatti prese questo ragazzone di Hamilton, Massachusetts: 22 punti (con il 60% dal campo), 7 rimbalzi, 12 assist e l’incredibile cifra di 9 palle recuperate, a scapito di una sola palla persa.

Nessuno nella storia NBA aveva mai “rubato” 9 palloni al suo debutto nella lega, e i 12 assist all’esordio sono il secondo miglior risultato di ogni epoca in questa categoria statistica. Insomma, non proprio una scelta mediocre…

Eppure, anche se le critiche rivolte ai prospetti di quest’anno non sono da considerarsi un attacco personale nei confronti dell’ex-Syracuse, lo scetticismo sembra essere un elemento ormai familiare nella vita di Michael Carter-Williams.

Quando questo spilungone “pelle e ossa” si è presentato ad un campo estivo di basket, prima di iniziare l’high school, il giudizio di uno dei coach che l’hanno osservato era che, con un duro lavoro, avrebbe potuto ambire tra qualche anno ad un college di Division 3, sostanzialmente la terza categoria del basket universitario statunitense.

Passa qualche anno e viene visionato da Mike Hopkins, assistant coach di Syracuse che non lo reputa adatto alle ambizioni degli Orange: i dubbi sulla struttura fisica di un ragazzo di 198cm, ma con un tono muscolare piuttosto ridotto, erano notevoli, soprattutto se abbinati a perplessità di natura tecnica, in particolare sulla sua capacità di giocare ad alti livelli da point-guard.

L’estate successiva, gli occhi degli scout e dello stesso Hopkins sono rimasti sbalorditi dalla leadership, dalla visione di gioco e dal vasto arsenale del ragazzo: Carter-Williams, come molti coetanei negli USA, ha avuto un passato da catcher nel baseball e da quarterback nel football, due ruoli che probabilmente hanno acuito il suo QI sportivo e la sua “visione”, nel senso lato di creare opportunità e mettere i compagni in condizione di esprimersi al meglio. E dopo un anno di gavetta alle spalle di Triche, Jardine e Waiters a Syracuse, ha preso per mano la squadra nel suo anno da sophomore, portando i ragazzi allenati da coach Boeheim alle Final Four, eliminando pure gli Indiana Hoosiers di Victor Oladipo, altro rookie che quest’anno farà sicuramente parlare di sé.

Curiosamente, durante una delle partite del torneo NCAA dello scorso anno, la casa di famiglia di Carter-Williams è stata letteralmente divorata dalle fiamme di un incendio divampato al suo interno. Fortunatamente, tutti i presenti sono rimasti illesi, ma nell’incendio è andata distrutta ogni cosa, incluso il foglio di valutazione di quel coach in quel campo estivo da liceale.

Chissà che insieme a quel foglio non possano “bruciarsi” anche tutte le altre critiche intorno a Michael Carter-Williams. Sicuramente, lui sta già bruciando le tappe di una carriera in ascesa.

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Carente del talento che ha contraddistinto gli ultimi anni, il draft 2013, nelle prime uscite, non regala particolari emozioni, e la lontananza dal campo da gioco di numerose prime scelte, come Otto Porter Jr., Alex Len, Trey Burke o Shabbazz Muhammad, di certo, non aiuta a stravolgere i preconcetti. Tuttavia, non mancano le matricole in grado di dare una scossa repentina all’intero mondo NBA, come ha fatto Michael Carter-Williams, ma anche giocatori come Victor Oladipo o l’inaspettato Nate Wolters. Tragico, dall’altra parte, l’esordio della prima scelta assoluta, Anthony Bennett, che ha trovato ben poco spazio nella rotazione lunghi dei Cavs, mettendo a segno il suo primo canestro dal campo, solamente nella quinta gara. La legge non scritta, che vige da un paio di anni in NBA, dice che i giocatori esterni esplodono più facilmente, mentre i lunghi fanno molta fatica. Forse è per questo che si tende sempre di più a quintetti più piccoli.

1. Michael Carter-Williams

20 punti, 7.6 assist, 5 rimbalzi, 3 palle rubate, 35.25 minuti

Basta guardare i numeri per capire la settimana di Michael Carter-Williams. Un vero crack , l’ex play di Syracuse, che ha preso letteralmente in mano il pallino del gioco dei Sixers già alla prima uscita stagionale, tanto da abbattere i campioni in carica di Miami, siglando 22 punti, 12 assist, 7 rimbalzi e 9 rubate. Numeri incredibili per la prima partita di una matricola, che regalano a Carter-Williams il premio di giocatore della settimana, premio che solo Shaquille O’Neal era riuscito a ottenere nella prima settimana da rookie. Costante per tutte e cinque le partite disputate, col suo fisico potrà fronteggiare senza problemi qualsiasi tipo di guardia, e non solo. C’è molta curiosità di vederlo giocare con l’altra scelta dei Sixers, Nerlens Noel, ma si dovrà aspettare. Intanto a Philadelphia si godono uno dei due nuovi arrivi.

2. Victor Oladipo

13.2 punti, 3.6 assist, 4.6 rimbalzi, 1.8 palle rubate, 4.4 palle perse, 26.54 minuti

La dinamo, ex Indiana Hoosiers, si pensava potesse il nuovo playmaker dei Magic, ma per ora la seconda scelta del draft, si deve accontentare di essere una buona soluzione partendo dalla panchina. Oladipo, infatti, entrando a partita in corso, porta al gioco dei Magic, una scossa incredibile, grazie alla sua buona tecnica e al suo immenso atletismo che lo porta al secondo posto tra i rookie per rimbalzi e al terzo per assist. Certamente non confortante il numero di palle perse a partita, ma c’è sempre da lavorare, soprattutto per un giocatore appena uscito dal mondo collegiale.

3. Nate Wolters

10 punti, 6.5 rimbalzi, 3.8 assist, 32 minuti

Sicuramente la grande sorpresa in positivo del draft, considerando questa prima settimana. Scelto alla 38 dai Bucks, ha dato un contrubuto costante alla squadra, che presumibilmente non si aspettava questa esplosione. Di certo il talento non era nascosto, la guardia di SDSU, infatti, ha chiuso la scorsa stagione NCAA con 22 punti di media, ma le buone prestazioni sono state anche frutto delle poche alternative di Milwaukee tra i giocatori esterni.

4. Vitor Faverani

7.6 punti, 0.8 assist, 6.4 rimbalzi, 2.2 stoppate, 48.3% dal campo, 23.12 minuti

Altro giocatore totalmente inaspettato, che sembrava dovesse “scavare” la panchina. Dichiaratosi eleggibile nel 2009, Faverani non venne scelto da nessuna squadra, ma Boston quest’anno gli offre oltre a un triennale, anche un’ occasione di rivalsa, e il centro brasiliano finora sembra ripagare la fiducia della dirigenza dei Celtics. Sembra non poter fare a meno di lui coach Brad Stevens, schierandolo titolare ad discapito di giocatori come Sullinger, Humpries, o lo stesso Olynyk, scelto al draft proprio per ricoprire quel ruolo.

5. Ben McLemore

10 punti, 0.8 assist, 2.8 rimbalzi, 20.47 minuti

Dopo la falsa partenza nelle prime due partite, siglando solo 6 punti, la talentuosa guardia da Kansas, ha ingranato, facendo vedere le buone giocate, che l’anno scorso l’hanno portato ad essere considerato all’altezza della prima scelta assoluta del draft. Nonostante le ultime prestazioni di McLemore contro i Warriors e contro gli Hawks, i Kings, non riescono a vincere, dimostrando già dalle prime uscite, di essere per l’ennesimo anno, un cantiere ancora completamente aperto, pieno di grandi promesse.

6. Kentavoius Caldwell-Pope

9 punti, 1 assist, 0.7 palle rubate, 47.6% dal campo, 16.16 minuti

Incredibilmente incisivo nelle poche apparizioni sul parquet, dove si è sempre fatto trovare pronto. La presenza di giocatori importanti come Jennings o Billups non favorisce di certo la crescita immediata per una matricola che potrà comunque essere vitale in uscita dalla panchina, mettendo facilmente a segno tiri dalla lunga distanza (40% da 3 fin ora).

7. Tim Hardaway

6.3 punti, 1 assist, 1.3 rimbalzi, 20 minuti

Molto convincente nelle sue prime uscite, giocando anche minuti importanti e facendo vedere una buona tecnica e un ottimo atletismo. Il rientro a breve sul parquet di JR Smith di certo non gioverà all’ex Michigan, ma Hardaway si giocherà il posto come ha fatto già da subito, in una squadra con una lunga rotazione come i Knicks.

8. Dennis Schroder

6.3 punti, 4.3 assist, 2.3 rimbalzi, 1 palla persa, 18.46 minuti

Il play tedesco, ha subito dimostrato grande personalità in campo, subentrando a Jeff Teague senza farlo rimpiangere. Fondamentale il suo approccio nella gara vinta contro i Kings, soprattutto nel quarto periodo. Un giocatore pronto, insomma, capace di smistare assist, mettere punti a segno e trascinare la squadra.

9.Kelly Olynyk

8.2 punti, 0.8 assist, 4.4 rimbalzi, 22 minuti

Con tutta probabilità, il rientro di Rondo, darà alla scelta dei Celtics, una grande mano in fase realizzativa. Buona comunque la sua settimana, anche se colma di alti e bassi. Matricola comunque da tenere d’occhio.

10. Cody Zeller

5.6 punti, 0.6 assist, 3.6 rimbalzi, 48% dal campo, 16 minuti

Il tanto atteso centro da Indiana, ovviamente non ha soddisfatto le aspettative. La presenza sotto canestro di Byombo e Al Jefferson l’ha tenuto un po ai margini della rotazione, ma in una franchigia come i Bobcats, una matricola di questo livello è ovviamente un’ottima risorsa da sfruttare al massimo.

11. Steven Adams

4.5 punti, 0.5 assist, 6 rimbalzi, 0.8 stoppate, 50% dal campo, 18 munuti

Giocare nei Thunder, vuol dire essere quasi sempre nell’ombra. Adams, come molti altri giocatori di contorno, svolge bene questo ruolo, regalando un buon apporto alla squadra, subentrando a Perkins e lavorando bene sotto canestro.

12. Gal Mekel

4.4 punti, 3.6 assist, 2 rimbalzi, 15 minuti

13. Pero Antic

3.8 punti, 0.4 assist, 2.4 rimbalzi

14. Archie Goodwin

2.8 punti, 0.5 assist, 1 rimbalzo, 11 minuti

15. Giannis Antetokounmpo

2.7 punti, 1.3 rimbalzi, 42% dal campo, 11 minuti

 

Davide Fina e Giovanni Foti

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