Rookie Rankings, settimana 2 – La storia: “UnderNate”, sarà Wolters la “Steal of the Draft”?

Rookie Rankings, settimana 2 – La storia: “UnderNate”, sarà Wolters la “Steal of the Draft”?

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Seconda settimana di NBA, ed è già tempo di tirare le prime somme sul rendimento dei rookie nella Lega: la situazione sarà analizzata più in dettaglio nel nostro ranking (qualche riga più in basso), ma oggi vogliamo soffermarci su un ragazzo che, un po’ a sorpresa, avanza la sua candidatura a “StealoftheDraft”.

Il giocatore in questione è Nate Wolters, 38esima scelta assoluta, oggi preziosissimo nell’economia di gioco dei MilwaukeeBucks: arrivato in sordina e destinato, almeno sulla carta, a tanta panca e a pochissimi minuti di gioco, si ritrova oggi le chiavi del backcourt in mano, complice la prolungata assenza di Ridnour e gli acciacchi di un Brandon Knight ancora non in condizioni ottimali.

Eppure, il senior in uscita da SouthDakotaState aveva messo in mostra doti davvero interessanti nei suoi anni al college. Taglia ottima per un playmaker(sfiora il metro e 98), grande leadership e solidità mentale maturata nel suo percorso completo da freshman a senior, con cifre ragguardevoli: autentico trascinatore dei Jackrabbits, è riuscito a portare sulle spalle questa università “midmajor” fino al torneo NCAA con 22.3 punti(con il 48% del campo), 5.6 rimbalzi e 5.8 assist di media.

Dunque, a cosa sono dovute le perplessità degli scout NBA, così forti da non farlo chiamare prima della 38esima scelta?

Prima di tutto, il contesto in cui sono maturati questi numeri: il valore assoluto delle cifre è indiscusso, ma un conto è se i tuoi avversari si chiamano Duke, North Carolina, Kansas, Louisville, o altri nomi blasonati, un altro è se giochi nella SummitLeague e il tuo avversario più temibile è forse IUPUI.

E non a caso, al secondo turno del torneo NCAA contro la corazzata di Michigan(vice-campione NCAA), Wolters ha sofferto non poco ed è “deragliato” con un pessimo 3-14 al tiro.

Inoltre, il fisico e l’esplosività non sono certo il pezzo forte del nativo di St.Cloud, Minnesota: il mismatch con i pari ruolo è piuttosto evidente, sia in attacco che ancor di più in difesa, e nell’NBA contemporanea i costruttori di gioco “puri” sono ormai in via di estinzione, a scapito di comboguard ben più atletiche.

Eppure, nonostante queste note dolenti, ad oggi Nate Wolters è il quarto miglior marcatore tra i rookie e addirittura il secondo per quanto riguarda gli assist, con un clamoroso rapporto assist/palle perse di 5 a 1.

Il contesto dei Milwaukee Bucks, anche se abbastanza disastroso al momento, offre infatti a Wolters la possibilità di giocare “confident”, per usare un efficace aggettivo traslato dall’inglese: la capacità di creare tiri dal palleggio e di essere un realizzatore micidiale non fa parte del suo bagaglio tecnico, ma ciò che gli viene richiesto è “semplicemente” la gestione del ritmo, sfruttando la sua ottima visione di gioco e un eccellente ballhandling a servizio dei compagni.

Finora ci è riuscito perfettamente, dimostrando anche una gamma ampia di soluzioni offensive quali floater e runner che, selezionati con coscienza senza dover fare il gotoguy come al college, producono canestri importanti.

Con il ritorno di Ridnour e il pieno recupero di Knight, certamente il minutaggio di Wolters sarà ridotto, ma il rookie ha già dimostrato di essere “NBAready”, aspetto non da poco per una rapida gavetta e per scalare posizioni nelle rotazioni di coach Drew.

Oggi fa quasi sorridere l’umiltà del ragazzo che, in un’intervista dell’anno scorso, era entusiasta ed emozionato al tempo stesso dal calore dei tifosi nella piccola realtà del campus di South Dakota State: data l’assenza di team professionistici nel South Dakota, la squadra di basket universitaria è di fatto la squadra dell’intero stato, e ciò si manifesta in una devozione e una passione smisurata da parte di studenti e non solo.

Beh, caro Nate, di questo passo, puoi star certo che anche i tifosi di una realtà molto più importante come quella di Milwaukee saranno entusiasti di mostrare il loro calore.

RANKING:

Magra anche la seconda settimana NBA delle matricole, che fanno ancora fatica ad integrarsi nel nuovo mondo professionistico americano. I soliti noti, che si distaccano dal gruppone dei “fiaschi” di questi primi assaggi, sono sempre Michael Carter-Williams, Victor Oladipo, e qualche sprazzo di Wolters, che finora sta trovando spazio nello starting five dei Bucks. Ancora lontani dal parquet, i tanto attesi Alex Len, Otto Porter Jr., Trey Burke e Shabbazz Muhammad, dei quali si sono perse un pò le tracce. Sempre molto al di sotto delle aspettative, la seconda settimana di Anthony Bennett, che però, nell’ultima partita contro Minnesota, è riuscito a collezionare 6 punti e 5 rimbalzi, portando la sua media a 12,5% dal campo e 8,3% da 3 punti, misero bottino per una prima scelta assoluta.

1. Michael Carter-Williams

17.4 punti, 7.6 assist, 5.4 rimbalzi, 2.6 palle rubate, 39.5% da 3, 36 minuti

Un pizzico meno scintillante la seconda settimana per il play da Syracuse, ma altrettanto solida. A dir poco affascinante lo scontro in back to back con Kyrie Irving e i suoi Cavs, che ha regalato tante emozioni e una vittoria a testa sul parquet di casa.  Un pò di fatica nella gara contro gli Spurs, ma si sa, contro Tony Parker di questi tempi, si può fare davvero poco. Confortante, tuttavia, la capacità di gestione della squadra, acquisita davvero in pochissimo tempo.

2. Victor Oladipo

12 punti, 3 assist, 3.7 rimbalzi, 1.6 palle rubate, 25 minuti

Anche per lui, un pò più di ombre in questa difficile settimana, che ha visto i Magic vincenti solamente sui Bucks, nell’ultima uscita. La guardia da Indiana, partendo ancora dalla panchina, non è ancora riuscito ad ottenere un minutaggio consistente, nonostante i bisogni di una squadra non ancora all’altezza di grandi livelli.

3. Kelly Olynyk

8.7 punti, 2 assist, 6 rimbalzi, 100% ai liberi, 24 minuti

Sembra poter finalmente esplodere il talento del lungo scelto da Boston, che nelle prime uscite era stato un pò offuscato dalle buone prestazioni dell’altra matricola, Vitor Faverani. Olynyk, salvo l’ultima apparizione, in casa contro i Bobcats, ha fatto finalmente vedere le sue doti tecniche, che pochi lunghi così giovani possono permettersi. Con Rondo in campo, si potranno notare ulteriori capacità, anche sfruttando il pick & roll.

4. Nate Wolters

8.9 punti, 5.3 assist, 3.4 rimbalzi, palla rubata, 32 minuti

Dopo le prime, sorprendenti apparizioni, Wolters ha ormai un peso specifico importante in una squadra che fa molta fatica. Nell’ultima settimana, infatti, i Bucks non sono riusciti a portare a casa neanche una vittoria, ma in compenso possono consolarsi con le due scelte al draft che hanno fatto vedere buone giocate, e soprattutto Wolters, una buona continuità, con 7.6 punti di media nelle ultime 3 partite.

5. Tim Hardaway Jr.

7.9 punti, 0.7 assist, 1.3 rimbalzi, 39.6% dal campo, 18 minuti

Ormai si è ritagliato un ruolo fondamentale nell’economia della squadra. Entrando in campo dalla panchina, porta energia e soprattutto punti alla causa dei Knicks, che ultimamente fanno un pò di fatica senza il loro centro Chandler, sotto canestro. Col rientro di JR Smith, si pensava che Hardaway sarebbe finito ai margini della rotazione, giocando solo i minuti meno importanti, ma la sua personalità ha convinto coach Woodson a continuare a fargli giocare minuti fondamentali sia per lui, che per la squadra. Un motivo in più potrebbe essere l’eventuale addio di Iman Shumpert, che potrebbe essere pedina di scambio per arrivare a un centro, che sicuramente servirebbe alla squadra della Grande Mela.

6. Ben McLemore

7.9 punti, 0.9 assist, 2 rimbalzi, 19 minuti

Promosso al quintetto base, superando la concorrenza delle numerosissime guardie in casa Kings, McLemore, ha vissuto una settimana di luci e ombre, senza mai far vedere le doti stratosferiche che gli scout avevano annunciato lo scorso anno di questi tempi. Magrissimo il bottino nell’ultima partita vinta contro i Nets, che ha visto la guardia da Kansas chiudere con appena 2 punti e 1/8 dal campo. Si aspetta, tuttavia, un forte riscatto.

7. Kentavious Caldwell-Pope

7.2 punti, 0.8 assist, 0.8 rimbalzi, 37.5% da 3, 15 minuti

Serve come il pane un giocatore del genere nella rotazione dei Pistons, che si pestano i piedi sotto canestro e non hanno eccelsi tiratori. KC-P, ha fatto vedere che può fare male dall’arco dei 3 punti, sfruttando così tutte le sue potenzialità da tiratore sugli scarichi. Non sembra la squadra più adatta a lui, e il coach,Maurice Cheecks , non è sicuramente un facilitatore, concedendogli ancora pochi minuti, e prevalentemene di garbage time.

8. Steven Adams

6.1 punti, 0.7 assist, 5.7 rimbalzi, 1.3 stoppate, 55.2% dal campo, 20 minuti

Come al solito, non è il giocatore che fa sognare le tifoserie. Titolare nelle ultime apparizioni, sfruttando l’assenza di Kendrick Perkins, ha svolto il “lavoro sporco” sotto canestro, raccogliendo rimbalzi e dando seconde opportunità al ritrovato duo Westbrook-Durant. Ottimo, quindi, come rimpiazzo nel ruolo di centro, avendo una percentuale di tiro migliore del precedente titolare, e avendo scavalcato nelle gerarchie, il sostituto naturale in quel ruolo, Hasheem Thabeet.

9. Vitor Faverani

6 punti, 0.7 assist, 5.7 rimbalzi, 1.6 stoppate, 19 minuti

Il centro brasiliano, che tanto bene aveva fatto nella prima settimana NBA, nelle ultime gare si è trovato a dover partire dalla panchina, poiché coach Stevens, attualmente preferisce la tecnica di Olynyk. Faverani, tuttavia, a partita in corso, offre grande fisicità ai suoi Celtics, risultando a dir poco spigoloso sotto canestro.

10. Giannis Antetokounmpo

5 punti, 0.2 assist, 2 rimbalzi, 47% dal campo, 43% da 3, 15 minuti

Il dato statistico riguardante gli assist, non è di certo molto confortante, ma di contro, la percentuale al tiro regala grandi speranze a una squadra, i Bucks, che ha fatto “bingo” al draft 2013, ma che dovrà pazientare un pò per ottenere i frutti sperati. L’ala greca ha fatto vedere di che pasta sia fatto nelle ultime uscite, soprattutto contro gli Heat di LeBron, dove ha siglato 11 punti  (4/8 dal campo e 3/5 da 3) con 4 rimbalzi in 20 minuti di gioco. Un bottino da non sottovalutare, aspettando la consacrazione.

11. Cody Zeller

5.4 punti, 0.8 assist, 4 rimbalzi, 1 palla recuperata, 18 minuti

Ancora faticoso il suo inserimento nel reparto lunghi, colmo di giocatori importanti e di prospettiva. Il rientro di Al Jefferson sicuramente non aiuta il centro da Indiana, che comunque regala un minimo di solidità a una squadra che punta alla risalita.

12. Dennis Schroder

4.1 punti, 3 assist, 1.4 rimbalzi, 14 minuti

In calo le prestazioni di Schroder, che aveva fatto capire di poter essere una pedina importante per guidare la squadra anche in momenti di bisogno. Tuttavia si aspetta una ripresa in breve tempo per il play tedesco.

13. Gal Mekel

4.6 punti, 3.1 assist, 1.4 rimbalzi, 14 minuti

14. Pero Antic

3.6 punti, 1 assist, 2.6 rimbalzi, 13 minuti

15. Archie Goodwin

3 punti, 0.4 assist, 1.4 rimbalzi, 11 minuti

 

Davide Fina e Giovanni Foti

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