Vite da NBA: Bill Russell, l’uomo che non partiva mai sconfitto

Vite da NBA: Bill Russell, l’uomo che non partiva mai sconfitto

di Ario Rossi

crashtheboards.sportsblog.com Per parlare di Bill Russell – il giocatore più titolato di sempre in NBA e lo sportivo più titolato del Nord America in coabitazione con Henri Richard dei Montreal Canadiens della NHL – non basterebbe un libro di 200 pagine. Bill Russell vinse 15 titoli statali, di cui due consecutivi alla High School a McClymonds, due di fila nella NCAA con i San Francisco Dons e ben 11 (in 13 anni) in NBA con i Boston Celtics. Prendiamo allora 15 punti chiave della sua vita, e della sua carriera professionistica, per presentarvi quello che è stato uno dei più grandi giocatori di basket di sempre. 15-La media di punti per partita in NBA. Non verrà mai ricordato per quello che faceva in attacco (44% al tiro e 56% ai liberi), ma per quello che faceva in difesa (le stoppate non erano contate all’epoca, ma testimoni oculari dissero che bloccava o deviava o condizionava minimo 15 tiri a partita). 14-La sua media punti a Melbourne ’56 quando gli Stati Uniti distrussero ogni avversario incontrato (53.5 lo scarto medio), compresa l’Unione Sovietica nella finalissima, conclusasi con il punteggio di 89-55. Fu il miglior marcatore di Team USA in quella rassegna, davanti a K.C. Jones, suo fedele compagno durante tutta la sua carriera, il quale chiuse con 10.9. 13-Le stagioni giocate in NBA, tutte con i Boston Celtics. Ha chiuso con 963 partite giocate, nelle quali in 42′ di media portò alla causa biancoverde 15.1 punti, 4.3 assist e 22.5 rimbalzi per gara. 165 gare di playoffs, disputati in ogni singola stagione, chiuse con oltre 45′ di media, nei quali produsse 16.2 punti, 4.7 assist e 24.9 rimbalzi. 12-La data del suo compleanno. Incredibilmente, 125 anni prima di lui, lo stesso giorno dello stesso anno, nacquero anche Abraham Lincoln e Charles Darwin. Entrambi andarono ad intersecarsi con la vita di Russell: il primo, fiero antirazzista e responsabile della vittoria dei Nordisti contro gli sfruttatori dei neri al Sud; il secondo, con i suoi studi, definì che non esistevano razze diverse e perfettamente distinguibili poiché tutte confluivano gradualmente l’una nell’altra, motivo per cui era, ed è, inutile classificare gli uomini secondo diverse “razze”. 11-Sarebbe troppo semplice associare questo numero ai titoli vinti. Lo associamo al suo record di partite decisive vinte. Ci riferiamo alle gare da “win or go home”, come dicono gli statunitensi, quelle da dentro o fuori, quelle che ti fanno continuare la tua corsa al titolo oppure ti fanno tornare a casa. Ecco, Bill Russell ne giocò 11 – dieci gara-7 e una gara-5 al primo turno, che fino a pochi anni fa si giocava al meglio delle 5 – e le vinse tutte. TUTTE.

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10-Le gare con oltre i 40 rimbalzi. 3 di queste arrivarono nei playoffs, compresa una nelle Finals (Wilt ne prenderà 41, soffiandogli il record). Sarà leader assoluto di rimbalzi nella post-season con 4104 in 165 gare, media stratosferica di 29.5 a partita. Parlando sempre di carambole, i 51 catturati contro i Syracuse Nationals furono record NBA, finché il 24 novembre 1960 il solito Chamberlain ne catturò 55 proprio contro i Boston Celtics, i quali, però, vinsero quell’incontro. (200)9-Anno in cui David Stern decise di intitolare il premio di MVP delle Finals all’ex centro dei Celtics. Paradossalmente, quel premio lui non lo vinse mai. Istituito solo nel 1969 e assegnato a Jerry West nonostante i suoi Lakers avessero perso e proprio alle Finals contro i Celtics di Russell. Probabilmente, anzi sicuramente, nei precedenti 10 trionfi avrebbe meritato il premio. 8-Incredibilmente fu inserito ben 8 volte nel SECONDO quintetto NBA, a causa della presenza nel suo stesso ruolo di un tale Wilt Chamberlain che dominava in lungo e in largo la regular season. 7-Le stagioni intere in cui allenò. Nelle prime 3 ebbe il doppio ruolo di giocatore/allenatore e vinse due titoli, nel secondo e nel terzo anno. 4 anni interi a Seattle dove, con un mediocre record totale (162-166, pari al 49.4% di vittorie), passò il primo turno solo in un’occasione. Due anni dopo, Lenny Wilkens avrebbe vinto il primo – e finora unico – titolo NBA nella città dello smeraldo. Nel 1987-88 allenò anche Sacramento, ma solo per 58 gare (17-41) prima di essere licenziato. 6-Il suo numero di maglia, dal college – alla McClymonds HS aveva il 15 – in poi. Alla University of San Francisco aveva il 6, alla spedizione USA a Melbourne 1956 aveva il 6, nei Celtics aveva il 6. Fedele compagno di mille viaggi, venne ritirato per sempre dai Celtics il 12 marzo 1972. 5-I premi di MVP della stagione regolare. Stranamente, però, di queste cinque volte, solo in due casi (1963 e 1965) venne inserito nell’All-NBA First Team. 4-Le vittorie della classifica stagionale riguardante i rimbalzi. Nel 1958 ne mantenne 22.7 di media, migliorandosi leggermente l’anno dopo con 23. Poi ci riuscì solo due volte dopo l’entrata di Chamberlain nella Lega (1960): nel 1964, quando chiuse a 24.7 di media, e l’anno successivo quando si fermò a 24.1. Furono le uniche due stagioni degli anni ’60 in cui non vinse Wilt. 3-Russell fece parte della prima squadra collegiale dove vennero schierati 3 neri in campo contemporaneamente. Lui, K.C. Jones, che ritroverà ai Celtics, e Hal Perry, che giocò qualche anno negli Harlem Globetrotters. Furono i precursori della mitica Texas Western che trionferà nel 1966 schierando per la prima volta l’intero quintetto formato da soli neri. 2-Gli altri sport in cui eccelleva. A Melbourne ’56 avrebbe potuto gareggiare anche nei 400 metri (49.6”, solo 4 secondi in più del record del mondo all’epoca) e, soprattutto, nel salto in alto (2.06m, quando il record in quell’anno era solo 6cm più su) 1-La vera dinastia NBA. Quei Boston Celtics erano invincibili. Russell, Sam e K.C. Jones, Heinsohn, Cousy, Nelson, Sanders. Ognuno dava oltre il massimo, ognuno sapeva a memoria cos’avrebbe fatto il suo compagno. Quando giocavano, sembrava che giocassero insieme da sempre. Questo fu uno dei segreti di quegli infermabili biancoverdi. Con le parole dello stesso Russell: “To me, one of the most beautiful things to see is a group of men coordinating their efforts toward a common goal, alternately subordinating and asserting themselves to achieve real teamwork in action. I tried to do that, we all tried to do that, on the Celtics. I think we succeeded.” 0-Le volte in cui partì sconfitto. Non lo fece all’High School, dove vinse due titoli statali di fila; non lo fece nemmeno al college quando vinse 55 gare consecutive, compresi due titoli NCAA; non lo fece in NBA, dove vinse 11 titoli in 13 anni; non lo fece nemmeno nella vita, dove la sua lotta al razzismo rimase nella storia. Barack Obama gli conferì nel 2011 la “Medal of Freedom”, la più alta onorificenza civile che il Presidente americano può consegnare.

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Nacque in una città del profondo Sud (Monroe, in Louisiana), ma dovette trasferirsi a Oakland per trovare un po’ più di tranquillità. Nei suoi viaggi negli stati del Sud, più volte si è visto sbattere la porta in faccia perché non volevano avere a che fare con i neri. Più volte è passato oltre gli insulti razzisti. La sua intelligenza e la sua grandezza, però, stavano proprio nello zittire tutti sul campo. Con prove che distruggevano la concorrenza bianca. Perché nel basket, come nella vita, “l’idea non è di bloccare ogni tiro, ma quella di far credere agli avversari che tu puoi bloccare ogni loro tiro”. Qui sta la forza di ogni uomo, qui sta la forza di Bill Russell. Buon Compleanno Bill!

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