Vite da NBA: John Havlicek

Vite da NBA: John Havlicek

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Clonatelo uno così.
Un coltellino svizzero del basket: difende su tutti, la palla in mano la tiene volentieri e quando serve passarla state sicuri che arriva e arriva bene, quasi 10 rimbalzi a partita che per un’ala piccola pochi non sono, correva ovunque e, last but not the least, se la palla scotta troppo e hai lui di fianco gliela lasci volentieri, il calore di quella palla neanche lo sente.

Hondo (come il personaggio di John Wayne? Sì) secondo quelli che hanno avuto la fortuna di dargli un’occhiata dal vivo sarebbe diventato un ottimo giocatore almeno in 5 sport, lui ne scelse due: basket e football.
John impara il primo sotto l’ala di coach Fred Taylor (segnatevi questo nome per dopo) e sotto l’ombra dell’allora fenomeno da playground Jerry Lucas, visto come il vero fenomeno dei Buckeyes di Ohio State, quello che avrebbe fatto la storia anche ai piani alti.
Effettivamente Lucas era più bravo di Havlicek che veniva visto più come un giocatore di contorno, una spalla, maestro nella difesa sì ma non così decisivo come potrebbe essere potenzialmente Jerry.
Hondo ci penso su e decise di applicarsi in aspetti del gioco quasi rivoluzionari: imparò a muoversi nel campo, a conoscerne ogni centimetro ed ogni modo per sfruttarlo al meglio.
I risultati furono chiari già dal suo approdo in NBA.
Anno 1962,i Boston Celtics di Russell lo draftano alla 7, i Cleveland Browns cercano un wide receiver e si appellano a lui.
John sceglie di andare a Cleveland, si fa un anno con i Browns poi chiama a Boston perchè magari ancora un posto per lui in mezzo ad una squadra che macina record su record forse c’è.
E certo che c’è, nel ’63 Hondo approda alla corte di Red Auerbach con Fred Taylor che convince il presidentissimo Walter Brown a sganciare 5500 dollari in più di quelli previsti perchè “uno del genere non lo avete mai visto”. E come dargli torto.
Il destino aveva deciso che quella squadra non poteva fermarsi a 5 titoli e basta (fossero pochi…) quindi serviva una boccata d’ossigeno ai titolari, uno che da solo faceva il lavoro di 5 uomini e lo sapeva fare per bene, Hondo appunto.
L’idea funzionò alla perfezione, divenne il sesto uomo per eccellenza dell’NBA, il titolare che non trovava posto solo perchè sei persone in campo rischiano di essere un po’ troppe.
Red non ci mise molto a capire che quel cecoslovacco nato in America avrebbe definitivamente completato la squadra di basket più forte mai vista in NBA: fioccarono altri 5 titoli in 6 anni (annus horribils 1967) e Havlicek da sesto uomo cominciò a scalare le gerarchie fino a diventare il capitano di questa squadra, alla destra di Russell e alla sinistra di Bird c’è lui, “la miglior dinamo umana che abbia calcato un parquet”, parola di Holzman, l’altro Red.
Poi, come ogni leggenda, c’è quell’istantanea, quel momento che ti rende immortale agli occhi del basket, come per esempio decidere una gara 7 rubando una palla.
Le volte che Wilt Chamberlain non sbattè la testa sul muro Bill Russell, la dovette sbattere da qualche altra parte.
Anche Havlicek divenne il muro.
Finali di Conference 1965, Boston 110 Philadelphia 109, ultimi 5 secondi di partita, palla a Philadeplphia perchè Russell ha creato il panico prendendo a pallonate il tabellone durante una rimessa.
Greer la rimette, Havlicek si gira di scatto e la devia verso Sam Jones. Non un movimento casuale, John aveva preventivato tutta l’azione e si è comportato di conseguenza, tutto qua, eppure nessuno lo aveva capito prima di lui, nessuno lo aveva capito e basta.
Qualche metro più in là Johnny Most (lo storico commentatore dei Celtics) esplode: “Greer is putting the ball in play. He gets it out deep and Havlicek steals it! Over to Sam Jones! Havlicek stole the ball! It’s all over…It’s all over! Johnny Havlicek is being mobbed by the fans! It’s all over! Johnny Havlicek stole the ball!”
Havlicek stole the ball, il flash della sua carriera risale al 15 aprile 1965, in piena cavalcata Celtics che come Auerbach pensò, andò avanti anche grazie al suo contributo.

Proseguendo con gli anni (ed i titoli che alla fine saranno 8, terzo di sempre in classifica in quanto ad anelli) John diventa da sesto uomo ad elemento sempre più importante del quintetto titolare che non può privarsi di un giocatore che gioca per 5 da solo diventando il primo realizzatore e primo in partite giocate dei Celtics, giocando almeno 16 stagioni consecutive con 1000 punti segnati (primo nella storia) e vincendo altri due titoli da stella senza Bill Russell e compagnia passati a dirigere dal pino o a qualche altra occupazione.
L’anno migliore della seconda versione di Hondo fu il 1970-71 dove arrivò a segnare quasi 29 punti a partita e nel tempo libero smazzava 8 assist a partita. 29+8+ la solita quantità imbarazzante di rimbalzi, quasi un altro Oscar Robertson che tra l’altro considera il giocatore più immarcabile da lui affrontato.
Riconoscimenti personali tanti, un Mvp delle Finals anno 1974, 13 volte All-Star, 4 volte nel primo quintetto, 7 nel secondo, 8 volte in quelli difensivi, il suo famoso 17 ritirato, mancherebbe giusto un Mvp della Regular Season a coronare una carriera ed un giocatore fantastico.

Anche se poi alla fine il suo personale Mvp glielo dà Bill Russell: “He is the best all-around player I ever saw”, il miglior all-arounder che Bill Russell abbia mai visto.
Se lo dice Bill, c’è da fidarsi, quei 5500 dollari di Fred tutto sommato erano il minimo.
Poi a John interessano il giusto i titoli di Mvp, lui è un uomo squadra nel vero senso della parola, avaro di complimenti verso se stesso ma mai verso gli altri, sempre freddo e concentrato, mai fuori posto, niente pugni sul petto o proclami vari, giocatore di tutt’altra epoca anche negli atteggiamenti.
Sicuramente il titolo più bello fu quello del ’74, dove Havlicek guidò la sua squadra, non quella di Russell o di Lucas, al titolo col supporto di Cowens, il 17 ed il 18, il 18 che Dave prese gentilmente dal guerriero Jim Loscutoff che rinunciò a farlo ritirare per farlo indossare a qualcun altro in futuro.
Il suo numero ha avuto comunque vita breve.
Havlicek, parlando con Taylor, ammise che questo è stato l’unico titolo che ha vinto veramente da stella e il suo vecchio coach gli rispose qualcosa tipo: “John, you’ve been winning your whole life”, John, sei un vincente per tutta la vita, l’ultima tessera dell’all-arounder perfetto è a posto.
Clonatelo una, dieci, cento volte ma non ci sarà mai e poi mai un altro John Havlicek, unico e inimitabile Hondo.

Tanti auguri campione dal cuore celtico.

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