Vite da NBA: Kemba Walker

Vite da NBA: Kemba Walker

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Può una giocata su un campo da basket cambiare la vita di una persona? Per scoprirlo basta andare indietro col tempo. Sette anni fa, esattamente il 23 Marzo 2008, andava in scena il McDonald’s All-American Game, un incontro di esibizione di pallacanestro, che viene giocata ogni anno dai migliori cestisti e cestiste provenienti dalle high school di tutti gli Stati Uniti. Tra questi c’è un ragazzo, un playmaker molto piccolo che prima dell’incontro era considerato solo una comparsa vista la miriade di talento presente. Dopo aver ricevuto un passaggio dal suo compagno Al-Farouq Aminu a metà campo, il ragazzo riesce a soprendere gli 11mila spettatori presenti andando ad attaccare il ferro con una “tomahawk dunk” sul malcapitato Jrue Holiday. Sette anni dopo, quel ragazzo è uno dei protagonisti della National Basketball Association. Kemba Hudley Walker nasce l’8 Maggio 1990 nel Bronx, a New York, dove cresce insieme ai genitori Andrea e Paul. La sua grande passione, sin da piccolo, è sempre stata giocare a basket, sport che però non ha mai preso seriamente, fino al suo anno da sophomore nell’High School. L’obiettivo di Kemba è quello di ottenere il diploma per completare i suoi studi al college: questo è quello che Andrea e Paul vogliono, e lui non vuole renderli insoddisfatti. Walker cresce e si iscrive alla Rice High School ad Harlem, sempre nella sua New York City. Concentrato sul suo obiettivo, Kemba si accorge di avere un potenziale nascosto solo qualche anno dopo, proprio nel suo anno da sophomore. Intervistato qualche mese fa a Charlotte, si è espresso così a riguardo: “Non ho mai preso questo sport seriamente, fino a quel momento. E’ stato il mio vero primo anno dove ho giocato a basket e ho pensato: wow, potrei andare a scuola gratis. Questo è il mio obiettivo.” Le sue belle prestazioni ad Harlem gli consentono di partecipare al McDonald’s All-American Game insieme a giocatori del calibro di Tyreke Evans, Brandon Jennings, Greg Monroe e Jrue Holiday (la povera vittima). Grazie alla buona impressione fatta, gli scout di tutta america lo classificano come 14esimo miglior giocatore e quinta migliore point guard uscente dalle High School. In molti lo cercano, lui sceglie UConn, college dove non passerà proprio inosservato. Il primo anno gioca ogni singola gara, ottenendo un posto nel Big East All-Rookie Team ma soprattutto aiutando gli Huskies a conquistare la posizione numero uno nel torneo NCAA del 2009. Nonostante i soli due incontri giocati da titolare, il suo minutaggio è alto per tutta la durata della competizione, che per lui e i suoi compagni di squadra termina nelle Final Four dopo aver eliminato Missouri grazie ai 23 punti di Kemba. Il secondo anno non è tutto rose e fiori: nonostante Kemba giochi tutte le 34 gare da starter, i suoi Huskies non riescono a fare meglio di un record di 18-16 stagionale, uscendo subito contro Virginia Tech. Nelle ultime nove gare, il ragazzo guida per otto volte la squadra in punti segnati, preparandosi ad un ruolo da leader nel futuro anno da Junior. La terza e ultima annata di Kemba a livello collegiale è strepitosa: in stagione registra cifre da record, finendo sulle copertine di Sports Illustrated come promessa nazionale. Nel grande torneo ad Est, un suo tiro allo scadere consente a UConn di accedere alle semifinali. Dopo aver vinto questa competizione, poche settimane dopo si prende pure l’NCAA, segnando 16 punti nella finalissima. A livello individuale, il ragazzo colleziona trofei e traguardi importanti, che lo proiettano al Draft 2011 in una posizione privilegiata. Nel frattempo, non ha mai abbandonato gli studi, anzi: al termine del suo anno da Junior, li ha completati laureandosi in sociologia, per la felicità di Andrea e Paul. In estate lo scelgono i Bobcats alla nona, che sperano di risolvere i problemi nello spot di playmaker con lui, visto che i predecessori Raymond Felton e DJ Augustin non avevano nel repertorio età, stabilità e potenziale da giocatori All Star. Michael Jordan, proprietario della franchigia, si aspetta grandi cose da lui, per tentare di conquistare un posto nella postseason dopo una disastrosa annata. Ci riesce soltanto tre anni dopo, nell’ultimo anno da Bobcats per Charlotte. In tre stagioni, Kemba compie passi da gigante, conquistandosi con le unghie e con i denti il posto da titolare e leader della franchigia condiviso con l’ultimo arrivato Al Jefferson. Con una regular season da 43 vittorie, la squadra di coach Clifford ottiene il settimo posto nella Eastern Conference, per poi ricevere uno scontato sweep da parte dei Miami Heat di Lebron James. In gara 4, complice l’infortunio di Jefferson, Walker mette a referto una prestazione sensazionale, condita da 29 punti, 5 assist, 5 rimbalzi, 3 stoppate e 2 palle rubate. Niente male per uno alla prima esperienza ai playoffs.
Buzz City is back.
L’estate seguente Jordan e i proprietari decidono di ridare alla franchigia il nome Hornets, per la gioia dei tanti tifosi ormai stufi del marchio Bobcats. Buzz City ritorna subito in grande stile, con una partita di esordio elettrizzante alla Time Warner Cable Arena contro i Bucks. Dopo aver faticato per i primi tre periodi, Kemba si prende la squadra in mano facendole recuperare un passivo di 24 punti, riuscendo a mettere i tiri decisivi del pareggio e della vittoria finale all’overtime. Folla estasiata, Kemba ancora incredulo. Sembra proprio essere il preludio di una grande stagione. Pochi giorni dopo, il ragazzo firma il rinnovo per un totale di 48 milioni di dollari spalmati in 4 anni, cifre che responsabilizzano ancora di più il suo ruolo in squadra. Buzz City si trasforma in Clutch City: il tiro di Walker contro i Bucks è il solo primo di una lunga serie di tiri decisivi messi a segno dal ragazzo che fino a Gennaio è stato protagonista su molti parquet NBA. Purtroppo, un suo infortunio al ginocchio sinistro lo ha tenuto fuori per sei settimane, tagliando le residue possibilità di Charlotte di accedere alla postseason, complice un brutto inizio di stagione. Peccato, ma il futuro pende sicuramente dalla parte di Kemba, un ragazzo cresciuto tantissimo nel corso degli anni, ispirandosi ad un modello in particolare: i suoi genitori. “Mamma e papà hanno lavorato tanto per mantenere me e i miei fratelli. Ci sono stati giorni in cui era impossibile per loro lavorare, ma ci sono andati comunque per garantire cibo e vestiti a me e i miei fratelli. Se sono qualcuno ora, è tutto merito loro.” Work hard and play hard. Dalla scuola al basket, dai campetti nel bronx alla Time Warner Cable Arena, Kemba è sempre rimasto la stessa persona con gli stessi valori, lo stesso spirito e lo stesso cuore. Some things never change. Happy Birthday Kemba!

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