Vite da NBA: Mehmet Okur, the Money Man

Vite da NBA: Mehmet Okur, the Money Man

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Il grande salto nell’NBA non è facile, soprattutto se sei europeo e non hai fatto il college oltreoceano. Tutti ti considerano poco, devi sempre dimostrare il doppio degli altri per farti notare. Bisogna lavorare, in silenzio, accettando critiche magari anche ingiuste, con la consapevolezza che il lavoro paga sempre. E il nostro protagonista lo sa bene. Mehmet Okur è sicuramente uno dei giocatori più emblematici degli ultimi due decenni del movimento turco. Capace di ricoprire egregiamente le posizioni di ala grande e centro, si contraddistingue dagli altri lunghi per la sua bravura nel tirare dall’arco con alte percentuali. Per molti addetti ai lavori, è una guardia rinchiusa nel corpo di un centro. Dopo 5 anni di basket giocato nel vecchio continente, Mehmet decide di rispondere alla chiamata dei Detroit Pistons nel 2002, squadra che l’anno prima lo scelse al Draft con la numero 37. Coach Rick Carlisle inizialmente non lo considera molto, ma in prossimità della post season, incomincia a dare al ragazzo minuti importanti dalla panchina. Motor City entra nei Playoffs vincendo la Central Division con 50 vittorie; al primo turno ci sono gli Orlando Magic, eliminati a gara 7. Poi è la volta dei 76ers, fatti fuori in 6 partite. In questa serie, a prendersi le luci della ribalta sono i rookie Prince e Okur. Il turco, in 23 minuti di utilizzo sul parquet in gara 1, mette a segno 16 punti e 7 rimbalzi con uno splendido 7/7 dal campo, dimostrando di essere molto di più di un semplice novellino. Sweeppati dai New Jersey Nets nelle Eastern Conference Finals, i Pistons decidono di esonerare Rick Carlisle per tentare l’assalto all’anello con Larry Brown. Contro ogni pronostico, i Pistons riescono nell’impresa di vincere il titolo battendo in finale i Los Angeles Lakers in 5 partite. Mehmet, dal canto suo, non riesce a entrare mai nel vivo degli highlights di quella cavalcata trionfale, complice il basso minutaggio assegnatogli da Brown in tutta la postseason. Detroit, durante la off season, non riesce a rifirmarlo per motivi di salary cap. Il ragazzo è così costretto a cambiare aria, accettando una proposta irrinunciabile da parte degli Utah Jazz: 50 milioni di dollari in 6 anni.
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A Salt Lake City trova uno dei migliori allenatori della storia, Jerry Sloan, che vuole farlo diventare un giocatore chiave per la ricostruzione della franchigia. Termina la prima stagione giocando tutte e 82 le partite di regular season, di cui 25 da titolare. Memo, il primo soprannome assegnatogli dai tifosi, registra miglioramenti impressionanti nella stagione successiva, guidando la squadra sia in punti che in rimbalzi (18.0, 9.1), mostrandosi come uno dei giocatori più migliorati dell’intera lega, diventando anche il primo atleta nella storia della franchigia a disputare tutte e 82 le partite di regular season da titolare. Dopo due anni di anonimato, i Jazz decidono di fare sul serio tentando di accedere ai Playoffs. Lo fanno con una grandissima stagione culminata dalle semifinali di Conference raggiunte contro i rivali di sempre dei Los Angeles Lakers. Memo disputa un’altra annata sensazionale, aiutando la squadra a vincere diverse partite con tiri importantissimi nei momenti clutch, che gli valgono il seguente soprannome: “The Money Man.” Le prestazione del big man turco non rimangono inosservate ai piani alti della lega, che lo premiano chiamandolo all’ All-Star Game insieme a Ray Allen al posto degli infortunati Allen Iverson e Steve Nash. In questo incontro di esibizione svoltosi a Las Vegas, Mehmet non gioca molto ma è coinvolto in un simpatico siparietto con il centro dei Miami Heat Shaquille O’Neal, non certo noto per le sue doti di palleggio.     Il 13 Marzo diventa il tiratore da tre più prolifico nella storia della franchigia, concludendo in bellezza l’annata con la nascita della piccola Melissa pochi giorni dopo. The Money Man, segnando ancora canestri decisivi in partite importanti, rimane un giocatore chiave per la squadra fino al 2010, anno in cui durante la prima gara di Playoffs contro i Denver Nuggets, si rompe il tendine d’achille. E’ l’inizio della fine della sua carriera: dopo aver disputato due mesi in Turchia per via del lockout, i Jazz si convincono a scambiarlo il 22 Dicembre 2011 ai Nets in virtù dei continui acciacchi a cui è soggetto. A Marzo i Nets lo scambiano ai Blazers che lo tagliano subito dal proprio roster. La sua carriera ha le ore contate e così, con un’intervista ad un’emittente locale turca, annuncia il suo ritiro dal basket giocato. “Ho giocato ad altissimi livelli nel miglior modo possibile per un’atleta, ma ora, complici gli infortuni, ho capito che non posso tornare il Mehmet Okur di prima. Ho iniziato a giocare a basket a 14 anni e ho chiuso a 33 anni: posso dire che è stata un’eccitante avventura durata 19 anni.” A Settembre, è diventato l’ambasciatore ufficiale degli Utah Jazz, con il compito di lavorare con giocatori, sponsor e fans, iniziando così un nuovo capitolo della sua carriera nella città che più lo ha amato, riempendolo di affetto e popolarità. Oggi è il suo compleanno e spegne trentasei candeline: TANTI AUGURI MONEY MAN!  

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