Vite da NBA: Pablo Prigioni, El Tango argentino

Vite da NBA: Pablo Prigioni, El Tango argentino

Pablo Prigioni, 39 anni, è la classica tipologia di playmaker vecchio stampo.

“Prigioni de treeees, triple de Pablo Prigioni”. In più di 10 anni trascorsi sui parquet spagnoli, questa frase la si è sentita parecchie volte. Pablo Prigioni è il classico playmaker vecchia scuola con un ottimo tiro dalla distanza, una gestione della palla enciclopedica ed una difesa tenace nonostante un fisico nella norma. La sua carriera europea gli frutta molte soddisfazioni, tante vittorie ed una serie di emozioni che solo questo gioco può regalare. Pablo esordisce nella Liga ACB spagnola con la canotta dell’Alicante e nella stagione 2002-2003 si intuisce subito il suo talento, tanto da terminare la stagione in cima alla lista nella classifica di palle recuperate. Il play argentino merita il salto di qualità, tanto che nel 2003 viene tesserato dalla TAU Ceramica (oggi Caja Laboral). Nella bolgia della “Fernando Buesa Arena”, la più capiente dell’intero campionato spagnolo, Prigioni inizia a vincere trofei importanti sin da subito. Nel 2004 arriva la Copa del Rey, vinta anche nel 2006 e nel 2009, poi aggiungeteci anche la Supercoppa spagnola vinta per quattro anni consecutivi (2005-2008) e soprattutto il campionato spagnolo nella stagione 2007-2008. Mica pizza e fichi. Ma andiamo con ordine. La stagione 2005-2006 è quella della consacrazione dell’argentino, capace di chiudere in vetta nella classifica degli assist dell’Eurolega e di sfiorare il titolo europeo. La TAU Ceramica termina il girone alle spalle del CSKA Mosca di Ettore Messina che poi vincerà la competizione, incontrando il Panathinaikos di Diamantidis ai quarti di finale. Gara 1 si disputa ad Atene ed i greci vincono senza troppe difficoltà, poi gli spagnoli impattano la serie sull’1-1 tra le mura amiche e si ripresentano in terra greca per il match del dentro o fuori. Gli spagnoli sono un po’ a sorpresa avanti di una lunghezza ad una ventina di secondi dal termine con la palla tra le mani. Prigioni segna un gran canestro dal gomito e commette un intelligentissimo fallo sulla difesa successiva. E’ il canestro che decide la partita, una soddisfazione immensa per il Baskonia.

Nella semifinale Prigioni e compagni vengono eliminati dal Maccabi Tel Aviv, ma riescono comunque a conquistare la medaglia di bronzo vincendo la finalina contro l’FC Barcelona. L’argentino grazie soprattutto ai 6.2 assist a partita, come già detto il massimo in quell’anno di Eurolega, conquista un posto nello All-Euroleague Second Team”, premio ricevuto anche nella stagione seguente. La vittoria più bella però è sicuramente quella dell’annata 2007-2008. Il Real Madrid domina il campionato chiudendo con 29 vittorie e 5 sconfitte, la TAU Ceramica si accaparra il quarto posto e sfida il Valencia al primo turno, vincendo la serie 2-1.  La sorpresa riguarda proprio la squadra della capitale, eliminata dal Malaga (ottavo) 0-2. Prigioni ed i suoi non hanno problemi contro gli ottavi classificati ed approdano in finale con un secco 2-0. Dall’altra parte del tabellone il Barcelona avanza senza problemi vincendo tutte le partite e si arriva all’atto conclusivo con il fattore campo a favore dei catalani. In finale però, con Pete Mickeal sugli scudi e Splitter e Teletovic già in formato NBA, il Baskonia fa mangiare la polvere al Barcelona: 3-0 e città il delirio per il secondo titolo della loro storia.

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Dopo tanti successi coronati dalla vittoria della Liga ACB, il buon Pablo decide di cambiare aria: è la volta del Real Madrid. Ma gli 8 trofei vinti con il TAU saranno gli ultimi, dato che a Madrid resterà a secco. Una partita su tutte passa alla storia, uno dei finali di gara più emozionanti che questo gioco abbia mai partorito, con Prigioni attore protagonista ma sconfitto contro l’Unicaja. Se non l’avete già visto, alla fine chiudete la bocca.

Il ritorno al Baskonia dimostra amore incondizionato per quella canotta, ma la successiva chiamata in NBA non si può rifiutare. Pablo diventa il rookie più “anziano” della storia della NBA con 35 primavere sulle spalle. New York è un palcoscenico complicato, tre stagioni vissute come play di riserva nelle quali ha dimostrato di sapere trattare benissimo il pallone anche in America ed anche senza avere più il fisico di un giovincello. L’esperienza è il suo punto di forza, perde tanti palloni quanti ne recupera e per un playmaker non è scontato. Due stagioni fa è stato capace di chiudere alle spalle dei soli Chris Paul e Josh McRoberts nella classifica “assist-to-turnover ratio” ed ottavo nella classifica “steals-to-turnover ratio”, a dimostrazione ulteriore della sua eccelsa capacità nel gestire i possessi. Nell’ultima disastrosa stagione con i New York riesce molte volte a salvarsi in una barca che affonda chiudendo spesso con un +/- positivo, tutt’altro che facile con i Knicks. Nella seconda parte dell’anno decide di passare a Houston in cambio di Shved e due scelte al secondo turno del Draft. Con i Rockets il suo minutaggio non è altissimo, ma continua a dare il suo apporto soprattutto a livello di assist. Infine qualche presenza con i Los Angeles Clippers quest’anno, una partita da 7 recuperi in una manciata di minuti a dimostrare che l’intelligenza spesso conta più del fisico, e poco altro.
Probabilmente la sua carriera piena di successi e basata su lavoro duro ed umiltà sta per concludersi e dopo 39 anni è anche giusto così. Ma se hai ancora la classe per regalare questi cioccolatini finchè vuoi noi saremo qui ad ammirarti e ad imparare da te.

Il playmaker vecchio stile è questo tipo di giocatore, capace di comandare il gioco e di essere un vincente con il cervello più che con il fisico. Grazie di tutto Pablo. El tango argentino!

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