Vite da NBA: Paul George, the best is next

Vite da NBA: Paul George, the best is next

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“The worst has happened, the best is next” . Tradotto in italiano, “Il peggio è passato, il meglio deve venire”. Il 2 maggio 1990, nasceva a Palmdale, California, l’autore di questa frase, Paul George. Paul George, figlio di Paul George Sr. e Paulette George, frequenta la Knight High School prima di giocare due anni per l’università di Fresno State, in California. Gli Indiana Pacers lo scelgono nel Draft del 2010 con la scelta numero 10, molto ben impressionati dall’atletismo e dalla capacità difensiva di PG. L’impatto tra i professionisti americani nel primo anno, non è affatto facile, complice anche un coach, Jim O’Brien, il quale non crede molto nei Rookie. In 20 minuti di media, Paul George registra quasi 8 punti e 4 rimbalzi a partita. Nella stagione 2011-2012, grazie anche all’avvento sulla panchina dei Pacers di Frank Vogel, Paul George comincia a far parte in modo constante dello starting five, iniziando ad avere un ruolo importante, aumentando le sue statistiche personali, e ritagliandosi un ruolo di rilievo come guardia/ala piccola in particolare con grandi capacità difensive. Nel primo turno dei Playoffs 2012, gli Indiana Pacers affrontano i Chicago Bulls dell’Mvp Derrick Rose. E’ proprio in questa serie che Paul George inizia a farsi notare, marcando D-Rose rifilandogli anche alcune stoppate degne di nota. Man mano, col passare del tempo, PG inizia ad avere sempre più confidenza nei suoi mezzi, in particolare Indiana e non solo, scopre i suoi mezzi offensivi. Nella stagione 2012-2013 anche a causa dell’assenza del primo terminale offensivo della squadra, Danny Granger, coach Vogel decide di aumentare le responsabilità in attacco per Paul George.
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La partita che può segnare una svolta per Paul è quella del 21 novembre, in cui i Pacers affrontano i New Orleans Hornets. Nelle prime battute sembra una partita normale come un’altra per Paul George, anzi anche con qualche palla persa di troppo, ma poi esplode con il record di franchigia di 9 triple a segno (battendo un certo Reggie Miller) e il suo career-high personale di 37 punti. Da quel momento in poi niente e nessuno sarà in grado di fermare Paul George. Le sue prestazione andranno sempre in crescita, tanto che già in quell’anno sarà convocato per l’All Star Weekend a Houston, in cui parteciperà alla gara del tiro da 3 punti nella giornata di sabato e e alla più importante giornata di domenica… ovvero l’All Star Game. Al termine della stagione verrà premiato con il premio di Most Improved Player, ovvero il premio come giocatore più migliorato. Nei Playoffs, Paul George gioca da autentico All Star. Il 21 aprile 2013, in gara 1 contro gli Atlanta Hawks, George si carica letteralmente la squadra sulle spalle e registrando una tripla doppia da 23 punti, 11 rimbalzi e 10 assist, trascina i Pacers alla vittoria ( I Pacers vinceranno la serie 4-2). Ah, una tripla doppia nei Playoffs, a Indianapolis, non si vedeva dai tempi di un certo Mark Jackson, nel 1988, non certo qualche giorno fa. Gli Indiana Pacers sono un’autentica mina vagante, tanto che eliminano in semifinale di conference i favoriti New York Knicks e arrivano a giocarsi le finali di conference contro i Miami Heat di LeBron James. In gara 1, all’American Airlines Arena di Miami, si assiste a una partita a dir poco spettacolare. A circa 12 secondi dal termine, gli Heat sono in vantaggio 92 a 89 e l’ultimo possesso è per i Pacers. Si decide di andare da Paul George. PG a pochi decimi dalla fine, spara una tripla da circa 8 metri, che manda tutti all’overtime. Per la cronaca i Miami Heat vinceranno di un punto al supplementare, e la serie 4 a 3, ma solo un LeBron James mostruoso ha impedito a un Paul George altrettanto devastante, con una serie da superstar e una schiacciata su “Birdman” Chris Andersen che rimarrà negli annali, di far raggiungere la finale NBA ai suoi Indiana Pacers. Nella stagione successiva, Paul George è sempre più il go to guy degli Indiana Pacers, viaggiando a quasi 22 punti di media e ritagliandosi una reputazione da All Star. Il 2 dicembre 2013, i Pacers fanno visita ai Portland Trail Blazers, con un record di 16 vinte e 1 persa, mentre i padroni di casa hanno un’altrettanto ottimo record di 14-3. Una bellissima partita in cui i Blazers avranno la meglio, ma Paul George fa letteralmente quello che vuole. PG segna 5 triple negli ultimi 3 minuti ed è letteralmente inmarcabile. Nicolas Batum, ala piccola dei Blazers dirà dopo la partita: “Era come potesse fare qualsiasi cosa volesse. Segnava sempre i suoi tiri. Lui ( Paul George) è sicuramente tra i top 5 della lega. A breve si contenderà l’MVP. Abbiamo fatto il massimo possibile contro di lui, ma segnava sempre e comunque i suoi tiri”. I Pacers al termine della stagione si qualificano come prima forza nella Eastern Conference, dove ai Playoffs si assisterà al rematch tra loro e i Miami Heat nelle finali di Conference. I Miami Heat avranno la meglio ancora una volta, ma George in gara 5 con i suoi Pacers sotto 3-1, giocherà un ultimo quarto epico con 21 punti(37 in totale) che forzerà la serie a gara 6. Al termine della stagione, PG verrà inserito nel terzo miglior quintetto NBA e nel miglior quintetto difensivo dell’anno. Durante l’estate 2014 viene convocato dal Team USA per i mondiali di settembre in Spagna, come elemento di spicco della squadra, ma durante un amichevole tra il Roster degli Stati Uniti stesso, mentre stava andando per la schiacciata in campo aperto, subisce un fallo da James Harden, e ricadendo a terra colpisce la struttura del canestro. Le conseguenze sono terribili. Tutti si accorgono immediatamente della gravità dell’infortunio, l’ambiente è tremendamente scosso dall’accaduto. L’esito non lascia spazio all’ottimismo, frattura di tibia e perone e per lui la stagione 14-15 è già finita di prima di iniziare come il Mondiale in Spagna. Paul George lavorerà duro come ha sempre fatto per tornare più forte di prima, tanto che alla fine di questa stagione è già riuscito a tornare in campo, anticipando i tempi di recupero, nel giorno di Pasqua contro i Miami Heat. Tutta Indianapolis, tutti i giocatori, tutta la NBA , si sono fermati per applaudire il ritorno di Paul George, già decisamente in palla nonostante l’uso centellinato per ovvi motivi. Migliaia i tweet e i gesti d’affetto nei suoi confronti. Per questo siamo sicuri che Paul George sarà già in palestra a sudare per ritornare la superstar che tutti avevano ammirato; come già scritto all’inizio di questo pezzo, concludiamo con la stessa frase. “The worst has happened, the best is next” .

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