Vite da NBA: Royce White

Vite da NBA: Royce White

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E’ sempre molto difficile riuscire a fare il grande salto dal basket collegiale al basket professionistico. Tantissimi giocatori, dotati di uno straordinario talento, si sono poi ritrovati dispersi in un mondo troppo grande per loro. C’è però un caso, più unico che raro nell’NBA di oggi, di un giocatore che non è riuscito a farlo per dei problemi, o meglio disturbi, mentali.. molto più gravi di quelli di Larry Sanders, lungo dei Bucks che a Febbraio ha deciso di ritirarsi dal mondo del basket. Il suo nome è Royce Alexander White. Nativo di Minnesota, il ragazzo cresce assieme a sua mamma Rebecca, senza un vero e proprio padre. Di quest ultimo non si hanno molte notizie, se non di un passato nel basket a livello collegiale. La sua infanzia è tormentata da diversi problemi: all’età di 7 anni, deve sopportare i molti litigi tra sua madre e un suo ex fidanzato, che incominceranno a creargli diversi problemi. Lui si fa forza, e va avanti per la sua strada. Il suo sogno è giocare a basket, e magari riuscire a fare meglio di quel padre naturale che non ha mai potuto conoscere. All’età di 10 anni, la vita gli riserva una brutta sorpresa: in allenamento, lui e il suo migliore amico LaDream Yarbrough, si sfidano in una corsa da una parte all’altra della palestra; Royce parte come una scheggia e arriva fino in fondo senza problemi. Il suo amico, LaDream, no: durante la corsa, si accascia a terra privo di sensi. Viene portato in ospedale e White, preoccupatissimo, ha paura di non rivederlo più. Fortunatamente, l’amico del nostro protagonisa si è risvegliato senza alcun danno fisico o mentale. Royce invece no. Da quel momento in poi, deve fare i conti con uno stato di angoscia mentale che gli provoca attacchi di panico e di ansia in continuo, impedendogli di effettuare lunghi viaggi sia in macchina che in aereo (segnatevi bene questo mezzo). Passata una turbolenta infanzia, il ragazzo cresce e continua imperterrito a credere nel suo chiodo fisso: il basket. Decide di frequentare la scuola cattolica DeLaSalle, a Nicollet Island, Minneapolis, che trascina subito al primo anno a vincere il titolo statale. Sembra l’inizio di una bella storia, ma White ci ha già fatto capire di non essere un ragazzo molto tranquillo. Nell’ultima, ossia terza stagione alla guida della sua High School, viene espulso prima dalla squadra e poi dalla scuola, reo di non aver tenuto un comportamento idoneo nella prima metà di stagione. Il ragazzo, allora, passa il suo ultimo anno sempre a Minneapolis, alla Hopkins Senior High School, dove riesce a vincere il secondo titolo statale della sua carriera. Nel 2008, il nome di White è sulla bocca di tutti. Nonostante i suoi problemi e il suo comportamento, il ragazzo viene considerato dagli scouting d’america più famosi come una delle 10 migliori Power Forward uscenti dalle High School di tutti gli Stati Uniti. Prima di ricevere numerosissime offerte dai migliori college d’america, il ragazzo deve fare i conti con il suo stato mentale: i dottori gli diagnosticano di soffrire di “general anxiety disorder”, generale disordine mentale. Vengono confermati quindi gli attacchi di panico e l’allergia a quei lunghi viaggi che potrebbero ostacolarlo a disputare le partite in trasferta con la squadra. Da allora, non si fa problemi a parlare pubblicamente della sua malattia, cercando conforto e aiuto da persone esperte: “Royce è una bravissima persona che ha lavorato tanto per superare l’ansia a scuola”- dichiara Novak, il suo coach alla Hopkins Senior High School.
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Nel periodo di recruiting, ci provano un po’ tutti ad assicurarselo. Insieme a sua mamma Rebecca, decide di accettare l’offerta dei Gophers di Minnesota, per non dover effettuare grandi spostamenti dalla sua abitazione natale. L’avventura in questo nuovo mondo si fa subito in salita: il giovane è protagonista di furti e condotte violente in centri commerciali della zona, che mettono subito in risalto i suoi problemi mentali. A Novembre, dopo aver ricevuto la proroga di una sospensione da alcuni funzionari universitari, decide, tramite un video su Youtube, di ritirarsi dal basket collegiale. La situazione prende di sprovvista tutti, e per mesi Royce cerca di mettersi alle spalle il basket dedicandosi ad una sua grande passione, la musica. Trascorso qualche mese, uno dei più grandi coach della storia del basket americano bussa alle porte del ragazzo: si tratta di coach Calipari, che con una breve lettera prova a convincerlo a tornare sui suoi passi per approdare a Kentucky. Estasiato dalla proposta, White non si fa problemi ad accettare subito e a preparare immediatamente le valigie. Sul punto di prendere l’aereo per Kentucky.. ci ripensa e rifiuta. “Ringrazio Calipari e Kentucky, ma non ce l’ho fatta: l’ansia era troppa.” I titoli di coda sembrano scorrere.. ma la vita regala a Royce un’altra opportunità. Iowa State decide di puntare sul ragazzo, che trascorre qui il suo anno da “senior”. Ci si aspettava il solito fallimento, dovuto ai limiti mentali del ragazzo.. che questa volta, però, stupisce tutti. Riesce a riscrivere i libri di storia, con una stagione eccezionale: i suoi 13.4 punti, 9.3 rimbalzi, 5 assist e 0.9 stoppate lo incoronano come primo leader assoluto di tutte e 4 le statistiche nella storia della Division I. Non male per un ragazzo che sembrava non essere più in grado di disputare una partita di basket a livello collegiale. I paragoni incominciano a farsi ingombranti: c’è chi lo paragona a Magic Johnson, McHale e a tanti altri mostri sacri della storia della pallacanestro. Questi paragoni e confronti, però, non risultano essere così tanto azzardati. Difficilmente si è visto un 2.04 così versatile, capace di essere efficiente in più ruoli in attacco. Possiede inoltre un ottimo ball handling, che gli permette di essere un notevole passatore per il ruolo, dotato di una visione di gioco fuori dal comune. Finita la stagione con Iowa, decide di dichiararsi eleggibile per il Draft 2012. Il 28 Giugno, giorno del Draft, lo passa proprio a Iowa, nell’università che l’ha visto affermarsi come vero e proprio giocatore di pallacanestro. In sua compagnia, ci sono il coaching staff e la mamma Rebecca, sempre presente al suo fianco. I ragazzi di Grantland, con un breve documentario, hanno pubblicato su Youtube tutta la magia e l’ansia di quel giorno. Dopo essere stato scartato da moltissime squadre, i Rockets decidono di sceglierlo con la numero 16. McHale, unico in sede di draft a non avere dubbi sul ragazzo, vuole a tutti i costi vincere questa scommessa. A inizio stagione 2012-2013, tutti si pongono la seguente domanda: riuscirà lo staff di Houston a risolvere i problemi mentali del ragazzo? Difficile, se non impossibile. La prima annata è un calvario unico tra squalifiche, allenamenti disertati e accostamenti in D-League, alla Rio Grande Valley Vipers. Il problema, però, è sempre lo stesso: il ragazzo ha paura di volare, e non riesce fisicamente e mentalmente a sopportare lunghe trasferte in aereo. “Con Iowa ho fatto 20 voli e tutti sono stati parecchio difficili. Bisogna trovare una soluzione”. Soluzione che purtroppo tarda ad arrivare; così Royce si sfoga su Twitter e combatte la sua campagna mediatica contro l’NBA, rea di non recare aiuto ai ragazzi col suo stesso problema: “Deve esserci lo stesso trattamento per un infortunio mentale e un infortunio fisico: voglio fare l’avvocato per la sicurezza, per la salute e per il benessere delle persone che hanno problemi come i miei.” L’anno successivo, i Rockets si stancano di lui e lo scambiano, insieme ai diritti di Aldemir, a Philadelphia, per liberare spazio salariale in vista dell’imminente arrivo di Dwight Howard nel Texas. Royce ha così un’altra opportunità per sfondare in NBA, che purtroppo spreca. A Ottobre, non partecipa al tour in Spagna della squadra. Dopo varie discussioni nelle settimane successive, i 76ers decidono di tagliarlo dal roster, in modo tale da non avere più a che fare coi suoi problemi. A Marzo 2014, i Kings provano a firmarlo con un contratto di 10 giorni, ma lo assegnano subito alla loro squadra affiliata in D-League, i Reno Bighorns. Dopo una buona performance partendo dalla panchina coi Bighorns, White si guadagna la possibilità di firmare un altro contratto di 10 giorni con Sacramento. Nella sconfitta per 112 a 86 dei Kings contro gli Spurs, gioca per 55 secondi senza lasciare impatto dal punto di vista statistico. Alla scadenza del suo secondo contratto, i Kings decidono di non rinnovarglielo, lasciando ancora una volta il talento di Minneapolis nello status di free agent. Una storia senza il lieto fine, forse. Stuzzicato su Twitter a commentare la recente decisione di Larry Sanders di abbandonare il basket professionistico per problemi simili ai suoi, non ha escluso un suo eventuale ritorno in NBA, chiudendo sempre con l’immancabile hashtag BeWell, compagno di miliardi di tweet fatti dalla power forward durante il periodo a Houston. https://twitter.com/Highway_30/status/570993515645296640 https://twitter.com/Highway_30/status/573400615554056192 Noi speriamo sempre che riesca a sconfiggere la sua malattia. Sarebbe di esempio per tutti quei ragazzi che, come lui, non riescono a risolvere questo problema. Secondo i dati della National Institute of Mental Health, a cui Royce fa sempre riferimento, il 26.2% degli americani con almeno 18 anni soffre di disturbi mentali. Circa 40 milioni di ragazzi che vedrebbero in gente come White e Sanders eventuali eroi e punti di riferimento per sconfiggere tutto questo. Oggi Royce compie 24 anni…la sua carriera ha preso una certa piega, ma nella vita, quando si chiude una porta, di solito si apre un portone. Buon compleanno!

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