Vite Parallele : La Lega dei numeri Zero

Vite Parallele : La Lega dei numeri Zero

“Perché proprio il numero Zero?”

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“Perché proprio il numero Zero?”

“Zero è il numero di minuti che la gente si aspetta che io giochi nel mio primo anno alla Arizona University. Andrò avanti con questo per provare a tutti che si sbagliano”.

Più o meno in questi termini rispondeva un giovane Gilbert Arenas al suo primo anno alla Arizona University ai giornalisti presenti dopo essersi visto rifiutare la richiesta del numero 25 appartenuto al cinque volte campione NBA e attuale coach dei Golden State Warriors Steve Kerr.

Era l’inizio della sua storia. Gibert Arenas, Agent Zero, il più famoso numero zero della NBA.

https://futureramblings.wordpress.com

Oggi a distanza di quasi 20 anni da quel giorno il significato del numero zero è cambiato, diventando quasi una tendenza nella NBA: da Kevin Love a Jeff Teague passando per Andre Drummond, si potrebbe oggi formare una squadra solamente con i numeri zero e ci sarebbero anche buone possibilità di lottare per un titolo NBA.

Immaginando ora che questa ipotetica squadra di numeri Zero esista davvero e sia in svantaggio di un solo possesso a pochi secondi dal termine della gara decisiva della FINALE, quella che assegna il titolo, e che l’allenatore stia disegnando la rimessa decisiva si troverebbe davanti a un grande dubbio, a chi dare l’ultimo tiro? Due giocatori infatti si contenderebbero quel pallone.

Partiamo dal primo: classe 1990, 191 cm di altezza per 88 kg di peso, Damian Lillard è il primo dei due giocatori che affronteremo questa settimana.

Dopo quattro anni alla semi-sconosciuta università di Weber State a Ogden, una piccola città di 85’000 abitanti situata a un paio di ore da Salt Lake City, capitale dello stato dello Utah, arriva infine l’attesissima chiamata NBA e con la numero 6 il ragazzo originario di Oakland arriva a Oregon, Portland Trail Blazers.

Oakland, Ogden, Oregon, le tre città che hanno allevato, cresciuto e formato Damian Lillard sono la motivazione dietro alla scelta del numero Zero, o meglio non un numero, ma una lettera, “the letter O”.

Sin dal primo anno di NBA (2012/2013) gli vengono date le chiavi della squadra, dove è chiamato al lavoro in coppia con il lungo dominante della squadra, nonché uomo franchigia LaMarcus Aldridge.

L’impatto al primo anno è devastante e con 19 punti e 6.5 assist a partita si laurea Rookie dell’anno.

Ciò che più sorprende al di là delle statistiche eccezionali è l’atteggiamento del ragazzo di Oakland.

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Fin dal primo anno infatti l’espressione sul volto non è quella del più classico dei Rookie quanto quella seria di un veterano rodato della lega. Le scelte che prende, il modo in cui gioca e il coraggio con cui affronta i suoi primi anni NBA sono impressionanti.

La spiegazione a ciò va in parte trovata nella città di Ogden e negli anni trascorsi alla Weber State University, non proprio un tempio del basket, dove il giovane Damian può contare solo sulla sua abilità e sulla voglia di dimostrare di essere un dono raro in un posto dimenticato.

I quattro anni di università, la forza di volontà e la voglia di stupire l’hanno formato, ma anche ora che il giocatore è una stella della lega non ha smesso di essere un killer taciturno, un chirurgico giustiziere.

E’ il 2 maggio 2014, Moda Center, Portland.

Houston Rockets @ Portland Trail Blazers, quarti di finale della Western Conference.

Conducono i padroni la serie per 3-2, mancano però nove decimi di secondo alla conclusione di gara 6 e i texani sono sopra per 98-96. Rimessa per Portland, schema per smarcare il numero 0 e palla a lui, Lillard ha ben chiaro l’obiettivo e il finale del thriller. Canestro e vittoria, 4-2 per i beniamini di casa.

Con la partenza di Aldridge per raggiungere Duncan e compagni in Texas, dopo un avvio in salita la squadra quest’anno ha trovato un gruppo motivato intorno al suo fenomeno che ha stupito il pubblico e ribaltato le attese, arrivando all’All-Star Weekend con 12 vittorie e 3 sconfitte nelle ultime 15 partite.

Se riusciranno ad arrivare ai Playoff contro i pronostici di inizio anno è tutto da vedere, al momento sono al settimo posto. L’obbiettivo nella mente di Lillard è ancora una volta chiaro.

Leggendo però la lista dei convocati all’All-Star Game, non compare il suo nome.

Come mai un giocatore che viaggia a 24 abbondanti di media e 7 assist a partita non rientra tra i selzionati?

Tre motivazioni : la selezione dell’Ovest è sempre una battaglia, è l’ultimo All-Star Game di Kobe e Lillard, introverso e contegnoso non ha quel profilo tipicamente “social” in un mondo profondamente interconnesso dove tecnologia e informazione permettono un rapporto “indirettamente diretto” con i propri tifosi.

La votazione è online, affidata ai fans e questo indubbiamente l’ha penalizzato. Ma il suo carattere è questo, nel bene e nel male, il suo passato e la sua psiche l’hanno reso tale, una sentenza silenziosa.

 

http://photos.oregonlive.com

 

Torniamo ora all’ipotetica finale del “Team Zero”, con l’allenatore che sta finendo di disegnare la rimessa, è il momento della scelta, oltre a Lillard c’è un altro candidato al tiro decisivo: è Russell Westbrook.

Con la vittoria di quest’anno del titolo di MVP nella partita delle stelle, Russell Westbrook raggiunge a quota 2 campioni dell’Olimpo del basket quali LeBron James, Magic Johnson e Karl Malone.

Viaggia nella stagione in corso a 24 punti di media, 10 assist e 7.5 rimbalzi, è secondo per triple doppie stagionali (otto) e primo della lega per rubate con 2.3. Numeri mostruosi, per un giocatore devastante.

Dal punto di vista fisico combina forza, esplosività e rapidità in un corpo di 191 cm per 91 kg che lo rendono simile a una macchina perfetta.

Point Guard classe 1988 forma con Kevin Durant probabilmente il duo più dominante della lega e se gli infortuni che li hanno tormentati nella passata stagione non occorreranno, si candidano come terza potenza a Ovest per la lotta al titolo.

Se oggi Russel Westbrook è considerato una delle future leggende NBA (tanto da essere inserito nei primi 100 giocatori della NBA recentemente da ESPN) tempo fa non era così scontato.

https://www.washingtonpost.com

“Prendi lo zero quando hai incontrato delle difficoltà e  stai cercando di ricominciare. Ti aiuta a continuare. Ti aiuta a riottenere indietro il tuo swag”.

Queste le motivazioni di Russell nella scelta del numero Zero dopo le difficoltà incontrate quando risultava invisibile alle migliori università degli Stati Uniti e cercava una rivincita col mondo.

Al suo primo anno nella stagione 2008/2009, da quarta scelta assoluta si inserisce nel quintetto più promettente dei Rookie, arrivando dietro a Derrick Rose.

Le promesse del numero Zero sono mantenute e gradualmente, anno dopo anno, aggiunge qualcosa al suo bagaglio diventando sempre più un giocatore decisivo.

La strada da buon giocatore a fenomeno però è lunga e tortuosa e Westbrook dovrà attendere la stagione 2014/2015 per la sua consacrazione.

L’infortunio del compagno di squadra Kevin Durant che dal 21 febbraio 2015 non scenderà più in campo per tutta la stagione e il sogno di arrivare ai Playoffs (con la possibilità secondo i medici di ritrovare KD e poter puntare da squadra outsider al titolo) danno la forza e qualcosa in più a Westbrook per trascinare la sua squadra: ne mette 41 nella partita delle stelle, vincendo MVP e lanciando un segnale.

In pochi lo colgono, non considerando l’All-Star Game una partita a tutti gli effetti.

Westbrook però ci ha preso gusto e chiude febbraio a 31 punti con 10 assist e 9 rimbalzi di media.

Il mese di marzo mantiene la media e nel di aprile addirittura ne mette 32.5 con 8 assist e 8 rimbalzi. Fa registrare 9 triple doppie tra febbraio e fine anno (contro la sola messa da inizio stagione a fine gennaio).

Non riuscirà nell’impresa mastodontica di portare Oklahoma City ai Playoffs ma i segnali sono impressionanti.

Un conto però è giocare da soli in una squadra che gioca per te, un altro è affiancarsi a un mostro come Kevin Durant e riuscire ad apportare lo stesso contributo. Per cui è lecita una domanda.

Riuscirà Westbrook a convivere con KD a questi livelli?

Dopo una mezza stagione la risposta sembra essere Si, purtroppo. Per gli ALTRI.

 

www.nba.com

 

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