Vite Parallele : Le nuove leve che spaventano

Vite Parallele : Le nuove leve che spaventano

Seconda tappa del nostro viaggio con “Vite Parallele”, la rubrica settimanale che mette a confronto di volta in volta due personaggi che in modo o nell’ hanno incrociato involontariamente e inconsciamente i propri destini.

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Tra il 12 e il 14 febbraio si svolgerà all’Air Canada Center di Toronto l’All-Star Weekend.

Se quest’anno per la prima volta dal 1984 durante la Partita tra le stelle della Eastern e della Western Conference non figurerà nemmeno uno straniero è vero anche che per la prima volta nella storia un italiano allenerà all’All-Star.

Ettore Messina, braccio destro di Gregg Popovich e allenatore della nazionale italiana di basket, non solo siederà al fianco del suo mentore nella partita delle stelle, ma sarà anche Head coach della squadra degli stranieri nella partita di inaugurazione dell’All-Star Weekend che vede contrapposte le migliori nuove leve della lega divisi in statunitensi contro resto del mondo.

Qui ci porta la seconda tappa del nostro viaggio di “Vite Parallele”, la rubrica settimanale che mette a confronto di volta in volta due personaggi che in un modo o nell’altro hanno incrociato involontariamente e inconsciamente i propri destini.

È qui infatti che si affronteranno i due protagonisti di questa settimana : Jahlil Okafor per il team USA e Kristaps Porzingis per il team International.

Per conoscere meglio questi due giovani atleti chiudiamo gli occhi e facciamo un passo indietro.

È il 25 giugno 2015, siamo al Barclays Center di Brooklyn, è appena iniziata la Draft Lottery.

I Timberwolves e i Los Angeles Lakers hanno appena fatto la loro scelta, è giunto il momento della chiamata numero 3 spettante a Philadelphia.

Da inizio serata le telecamere riprendono senza sosta questo ragazzone di 211 cm dall’università di Duke, è infatti uno dei più attesi e finalmente è arrivato il suo momento, Adam Silver sale sul palco e con la frase di rito pronuncia il suo nome : “With the 3rd pick in the 2015 NBA Draft the Philadelphia 76ers select Jahlil Okafor”.

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Applausi scroscianti e urla di giubilo si levano dal pubblico, il ragazzo è finalmente un giocatore NBA.

La stagione da rookie però non parte nel migliore dei modi, la sua squadra è infatti la peggiore della lega con una partenza da 27 sconfitte consecutive.

Ma i problemi fuori dal campo se possibile sono ancora peggiori.

A ottobre viene coinvolto in una rissa fuori da una discoteca finendo con una pistola puntata alla tempia, una decina di giorni dopo viene sorpreso sul celebre “Ben Franklin Bridge” dagli agenti di polizia sulla sua auto a oltre 150 km/h (con limite dei 65) e infine il mese seguente dopo aver perso l’ennesima gara (a Boston contro i Celtics) decide di andare a bere fuori con amici e ancora una volta devono intervenire gli agenti a dividere il lungo di Philadelphia dai provocatori locali con cui era venuto alle mani.

Il ragazzo ha sempre avuto dei problemi caratteriali, da quando a nemmeno dieci anni perde la mamma e rimane col padre sviluppa un carattere difficile e inquieto, è il classico ragazzo ribelle, o quasi, poiché all’età di 13 anni misura già 1,96 cm di altezza.

Grazie all’aiuto del padre e del suo possente fisico si avvicina alla passione della sua vita, la pallacanestro.

Come da giovane anche ora, durante la sua prima stagione NBA, dopo un richiamo dalla sua squadra che sa di cartellino giallo il basket ha vinto e il giocatore ha iniziato a mostrare a tutti quello di cui è capace: forte ed esplosivo, dominante in post basso, è un lungo capace di mettere la palla per terra e portarla con una certa eleganza.

Le statistiche parlano chiaro, guida la classifica punti tra i rookie con 17.3 PPG con il 50% dal campo e 7.2 RPG a cui si aggiunge 1.1 stoppate a partita.

Ora a metà stagione la sua squadra è sempre ultima (7-41), ma la sensazione è che abbia trovato un minimo di quadratura e il suo uomo franchigia per gli anni a venire.

Se Jahlil continuerà a progredire in campo e fuori potrà in futuro aspirare a partecipare alla partita della domenica sera dell’All-Star Weekend. Dipende solo da lui.

 

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Lasciamo ora un attimo il presente e torniamo con la mente alla Draft Lottery 2015, Okafor è tornato a sedersi ed è arrivato il momento della scelta numero 4 appartenente ai New York Knicks.

I migliori talenti sono già stati selezionati e le scelte rimaste non sembrano all’altezza delle prime tre.

E’ qui che Derek Fisher, allenatore di New York e Phil Jackson (presidente) stupiscono tutti e, con una chiamata inaspettata puntano su un lettone di 220 cm che arriva dal Sevilla basket, il suo nome è Kristap Porzingis.

Il boato per la chiamata, dopo un momento iniziale di silenzio dettato dallo smarrimento del pubblico presente al palazzetto è, se possibile, superiore ai giocatori precedenti, infatti siamo a New York e i tifosi dei Kniks sono numerosissimi.

C’è un piccolo particolare: non sono urla di gioia, bensì fischi e insulti.

La squadra della grande mela viene dall’annata più buia della sua storia e i tifosi non la prendono benissimo, per chi ha visto le immagini di quei momenti è celebre il bambino che piange col pollice verso mentre filma col cellulare la cerimonia.

Si dovrà ricredere, perché il ragazzo da Liepaja (Lettonia) è uno di quelli rari. Uno di quei giocatori che non si vedono spesso, prima di tutto per il carattere.

A 20 anni in quello che dovrebbe essere il giorno più felice e atteso della sua vita con metà palazzetto che gli inveisce contro infatti accetta la sfida a testa alta. Prima ai microfoni della NBA e poi in campo.

È in campo infatti che inizia a dimostrare tutto il suo valore: lunghezza e atletismo gli permettono di essere un ottimo giocatore a protezione del ferro, mentre in attacco si muove con una grazia spropositata per un giocatore di 220 cm, oltre ad essere dotato di una meccanica di tiro pressoché perfetta, che lo rende una sentenza anche dietro l’arco dei tre punti.

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Le statistiche sono esaltanti e il suo basket è spettacolare, Kevin Durant l’ha soprannominato “Unicorno” per la rara combinazione di talento e fisico.

Viaggia a 14 PPG a cui si aggiungono 7.7 RPG e quasi 2 stoppate a partita (ottavo nella lega).

Ma ciò che le statistiche non dicono e che più conta è che ha riportato l’entusiasmo a New York, i tifosi lo adorano, Carmelo Anthony se lo coccola e la coppia Fisher-Jackson se la ride.

E intanto le sue magliette vanno a ruba, da inizio stagione è quarto in questa speciale classifica dopo Curry, LeBron e Kobe. Davanti persino a Kevin Durant!

In una NBA dove i lunghi dominanti fanno sempre più fatica a imporsi, soprattutto tra i giovanissimi per il mutare del gioco in velocità e spaziature, l’ultimo Draft rappresenta un’eccezione.

Abbiamo visto Okafor, che al momento è al terzo posto nella provvisoria classifica per il Rookie dell’anno, abbiamo parlato di Porzingis, che al momento occupa il secondo, sembra doveroso citare il primo di questa classifica, Karl Anthony Town, centro di Minnesota, anche lui oltre i 210 cm e di cui sicuramente in futuro parleremo.

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