Vite parallele : Storia di due guerrieri

Vite parallele : Storia di due guerrieri

Si è da poco conclusa la partita più attesa da giornalisti e fan di tutta la regular season, la migliore difesa dell’anno si è presentata alla Oracle Arena con un obiettivo: battere il migliore attacco.

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Si è da poco conclusa la partita più attesa da giornalisti e fan di tutta la regular season, la migliore difesa dell’anno si è presentata alla Oracle Arena con un obiettivo: battere il migliore attacco.
Ovviamente parlando di regular season, nessuna delle squadre doveva vincere per forza, però date le premesse tutti si aspettavano uno scontro tra Titani.
Così non è stato, +30 a fine match per la squadra di Oakland, uno strapotere a tratti imbarazzante e una velocità di gioco che ha ridicolizzato la difesa Spurs.
Le dichiarazioni a caldo post partita di coach Gregg Popovich non lasciano scampo a interpretazioni: “Oggi in campo uomini contro bambini”, salvo poi sdrammatizzare riferendosi al caso Cleveland Cavaliers con coach David Blatt esonerato dopo la sonora sconfitta contro i Warriors affermando: “Per fortuna non mi hanno cacciato” e: “Li avevamo quasi presi”.

Tralasciando l’analisi tecnica della partita e le domande ormai scontate del tipo: “E se ci fosse stato Duncan?” a un altro momento (magari a fine stagione quando si potranno fare bilanci più completi), vorremmo soffermarci come da titolo sui due guerrieri di Golden State e San Antonio.
Ispirandoci a Plutarco e alle sue “Βίοι Παράλληλοι” o “Vite parallele”, dove lo scrittore greco confronta 23 coppie di personaggi, vorremmo provare (ovviamente con le dovute proporzioni) a confrontare di volta in volta due personaggi dell’NBA che in un modo o nell’altro hanno incrociato i loro tragitti.
I due personaggi di cui oggi proviamo a tracciare un profilo sono Draymond Green per Golden State e Kawhi Leonard per San Antonio, guerrieri prima che atleti, così diversi ma così simili.
Se entrambi avessero saputo che a nemmeno cinque anni dall’inizio della loro avventura NBA avrebbero già vantato un titolo a testa e la maglia da titolare inamovibile delle due squadre ad oggi più forti dell’intera lega, non solo non ci avrebbero creduto, ma probabilmente non ci avrebbero nemmeno sperato.

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Le premesse all’inizio della loro avventura NBA non sono certamente quelle dell’All-Star player: se Kawhi viene selezionato come quindicesima scelta assoluta al Draft, Draymond addirittura come trentacinquesima.
Il primo taciturno, introverso, ai limiti del comportamento autistico, il secondo estroverso, sorriso a trentadue denti, personaggio oltre che persona; accomunati però da una sensibilità e dedizione al lavoro fuori dal comune derivante dalla propria esperienza di vita e da un’intelligenza cestistica a tutto campo fuori dalla norma.

 

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La prima volta che i destini di questi due guerrieri si incontra è alla termine della regular season 2014/2015. Da una parte c’è Green, probabilmente il migliore difensore della lega, grazie ad un fisico che gli permette di difendere su lunghi e piccoli: il record della sua squadra gli dovrebbe far ottenere agevolmente il premio di miglior difensore dell’anno. Un solo problema, o meglio, un solo avversario: infatti dall’altra parte c’è il difensore più forte uno contro uno della lega degli ultimi anni, l’MVP delle finali 2013/2014 (premio vinto per aver messo in difficoltà sua maestà LeBron James), che vince nel rush finale grazie a una prestazione a dir poco spaventosa in data 05/04/2015 proprio contro Golden State in cui difende in modo perfetto su Steph Curry facendo valere appieno i suoi mezzi fisici straripanti: lo score personale è di 26 punti e 7 rubate per Kawhi, l’MVP della regular season zittito e premio al silenzioso giocatore degli Spurs.

Oggi a distanza di nemmeno un anno i destini di questi due giocatori si sono di nuovo incrociati, questa volta per il posto da starter nel quintetto dell’Ovest per l’All-Star Game che si terrà a metà febbraio a Toronto.
Entrambi si presentavano alle votazioni con statistiche che seppure riduttive danno un’idea del livello che questi giocatori hanno raggiunto in campo, in fase offensiva, oltre che in fase difensiva.
Kawhi viaggia a 20 punti di media, 7 rimbalzi e 2.6 assist, il tutto condito da quasi 2 rubate a partita e il 48% da 3 punti (secondo nella lega), valori che sommati a tutto ciò che le statistiche non ci dicono lo posizionano al numero due della classifica provvisoria per la nomina a MVP della regular season.
Da parte sua invece Draymond ha fatto registrare 14.6 punti, 9.5 rimbalzi e 7.3 assist, conditi da 1.4 rubate a partita, la bellezza di OTTO triple doppie stagionali e il quarto posto assoluto nella classifica “real plus-minus” (Kawhi è il terzo).

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Anche in questa occasione il loro duello è stato il più teso e seguito di tutti, e nonostante ci fosse Zaza Pachulia come outsider a provare a rovinare la sfida spinto a furor di popolo dalla sua terra natia, infine anche in questa occasione la vittoria è andata al giocatore degli Spurs che per una manciata di voti si aggiudica il posto nel quintetto titolare all’All-Star Game 2016.

Draymond Green da parte sua non crediamo si affliggerà troppo per questa piccola sconfitta e sicuramente si vedrà in campo anche lui a Toronto, ma intanto una piccola rivincita se l’è presa spiegando basket e rispedendo in Texas gli Spurs con la più sonora delle sconfitte stagionali.
La giovane età (Kawhi è classe 1991 e Draymond 1990) non solo sembra essere insignificante rispetto alla maturità che hanno ottenuto in pochi anni, ma fa anche sperare che vedremo ancora tanti duelli tra queste due grandi superstars.
L’appuntamento è ad aprile con il premio di NBA defensive player of the year!

 

– di Riccardo Vecchi

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