Vite da NBA: Kareem Abdul Jabbar

Vite da NBA: Kareem Abdul Jabbar

Commenta per primo!

“…Alcindor??”
“Sono io Dottore, mi dica”
“Congratulazioni! Un bel maschietto… le faccio i miei complimenti sig. Alcindor, di bambini ne ho fatti nascere tanti, ma uno così davvero non mi era mai capitato prima..”
“Dottore, qualcosa non va?”
“No affatto, è solo che non succede tutti i giorni di far nascere un bambino lungo 57 cm! Quando sarà grande, gli faccia fare atletica, non si sa mai che sua moglie abbia partorito un bambino da qualche medaglia d’oro!”

Il 16 aprile 1947, nasce Lew Alcindor Jr a New York City ed è già famoso, perchè effettivamente di bambini così lunghi non ne nascono  a ogni parto. Il ragazzino, crescendo, sviluppa effettivamente straordinarie doti atletiche, oltre a un’altezza ben oltre la media. Frequenta la Power Memorial Academy di Manhattan, una high school cattolica dove comincia a scrivere la sua leggendaria carriera nello sport che lo consacrerà in futuro come uno dei giocatori più dominanti di tutti i tempi: la pallacanestro. Con lui in campo, la sua squadra diventa praticamente imbattibile, scrivendo la Storia con 71 vittorie consecutive per un record di 79 vinte e 2 sole perse, in cui complessivamente Alcindor segna la bellezza di 2067 punti, conquistando il soprannome “The Tower Of Power”.

http://img01.mundodeportivo.com/

In seguito, frequenta l’università a UCLA dove gioca sotto la guida di coach John Wooden; all’esordio Lew decide di mettere subito le cose in chiaro, segnando 56 punti. Il periodo a UCLA è spettacolare, chi lo vede sa che prima o poi il suo nome comparirà tra quelli dei cestisti più forti di tutti i tempi. Contribuendo allo storico record di 88 vittorie per sole 2 sconfitte, Alcindor si rende protagonista di un provvedimento che a suo tempo fece largamente discutere ma che dipinge con assoluta chiarezza quanto il suo dominio in campo fosse così pronunciato.

Nel 1967, la NCAA, vieta l’uso della schiacciata, forse rendendosi conto che con un giocatore così in campo, davvero il campionato sarebbe stato a senso unico. La regola viene revocata solo nel 1976. UCLA, nonostante l’istituzione di questo provvedimento per contenere il dominio offensivo del suo centro titolare, vince ugualmente il campionato anche nei 2 anni seguenti, quando Lew è tentato di trasferirsi a Michigan State, senza però andare fino in fondo alla decisione. Nel 1968 decide di convertirsi all’ Islam e nonostante convocato a partecipare alle Olimpiadi, rifiuta di prendervi parte protestando un trattamento diverso per gli atleti Afro-americani da parte della Nazionale Statunitense. Si laurea nel 1969 diventando uno dei 4 soli atleti a prendere parte a 3 diverse squadre vincenti il torneo NCAA (uno degli altri giocatori è Henry Bibby, padre di Mike); oltre alla storia si interessa di arti marziali, che studia come allievo del leggendario Bruce Lee.

http://i2.asntown.net/4/bruceleejab.jpg

Terminata l’università, Alcindor viene corteggiato dagli Harlem Globetrotters, che gli offrono 1 milione di dollari all’anno per giocare con loro in giro per il mondo, ma lui non accetta e nel Draft NBA del 1969 viene scelto con la prima assoluta dai Milwaukee Bucks, che avevano ottenuto questa chance tramite un recente accordo di mercato con i Phoenix Suns. Quasi contemporaneamente, anche i New York Nets della ABA lo scelgono, convinti che le sue origini new yorkesi lo avrebbero assicurato alle loro compagini. Lew tuttavia dichiara di accettare una sola offerta da entrambe le squadre per poi valutarle. Quella dei Nets è ritenuta troppo bassa e così sceglie i Bucks, ma quando la squadra di New York ne formula una seconda, molto più generosa sia della precedente sia di quella di Milwaukee, il giocatore la declina ugualmente, dichiarando: “Una guerra economica degrada le persone, non voglio sentirmi un pezzo di carne in vendita”.

Approdando a Milwaukee, Alcindor diventa presto il giocatore di riferimento della franchigia. La NBA è fresca del ritiro di Bill Russell, mentre Wilt Chamberlain, ormai 33enne, non è più dominante come un tempo, il passaggio di testimone sembra quasi scritto dagli Dei del Basket. I Bucks passano da una stagione a 27 vinte a una da 56, con Lew a segnarne 28 a partita e a prendere 14 rimbalzi, cifre che gli valgono la nomina a Rookie of the year.
Ciò che rende totalmente immarcabile il giocatore in maglia numero 33, è il sapiente utilizzo del tiro a gancio, che gli consente di crearsi spazio e di prendere una conclusione quasi impossibile la stoppare. E’ proprio il radiocronista dei Bucks, a dire la storica frase: “That hook was so high, that is coming out from the sky” Frase da cui nasce il nome del tiro che contraddistinguerà il giocatore per tutta la sua carriera e oltre: lo Sky Hook, in italiano il Gancio Cielo.

La stagione successiva, arriva a Milwaukee un’altra futura Leggenda del parquet: Oscar Robertson. I 2 guidano i Bucks alla miglior regular season di sempre, vincendo 66 partite di cui 20 consecutive. Segnando 2596 punti (31,7 di media) viene nominato per la prima volta MVP e anche ai playoffs non c’è storia; gli ultimi a cadere sotto i colpi di Alcindor e compagni, sono i Baltimore Bullets per 4-0 e non c’è nemmeno bisogno di dire chi viene nominato miglior giocatore della serie. Il 1 maggio 1971, il giorno successivo alla vittoria del Titolo, Lew Alcindor cambia ufficialmente nome prendendone uno musulmano. Decide di chiamarsi KAREEM ABDUL JABBAR, che tradotto diventa GENEROSO(Kareem) SERVO(Abdul) DI DIO(Jabbar).

Cambia nome, ma non la sostanza. Kareem continua ad essere il più grande talento offensivo in quel momento nella Lega, nella stagione successiva segna 2822 punti per 34,8 di media e viene nuovamente coronato MVP, aiutando i Bucks a conquistarsi negli anni ben 4 titoli divisionali consecutivi e nel 1974 vince il suo terzo titolo di MVP in 5 anni, tuttavia senza più riuscire a mettere le mani su altri anelli di campioni. L’anno seguente è difficoltoso, con 2 infortuni che ne limitano le performance in campo, di cui 1 particolarmente insidioso alla cornea, motivo che lo convincerà in futuro ad indossare gli occhialoni protettivi che diventeranno inevitabilmente uno dei suoi segni distintivi.

Nonostante estremamente affezionato ai tifosi e alla città di Milwaukee, chiede di essere ceduto possibilmente a New York o Los Angeles, in quanto convinto che quelle città avrebbero potuto appagare il suo desiderio di cultura. Nel 1975 comincia un nuovo capitolo nella vita di Jabbar, in maglia Lakers e da subito mette in chiaro come abbia intenzione di riportare le luci della ribalta sulla franchigia di Jerry Buss. La squadra è reduce dal ritiro di Jerry West e Wilt Chamberlain, con i quali appena 3 anni prima aveva scritto la Storia della NBA, vincendo non solo 33 partite consecutive (record a oggi imbattuto) ma anche ottenendo un bilancio di 69 vinte e 13 sole perse (record che verrà battuto dai Bulls di Jordan e Pippen nel 1996) arrivando anche al Titolo. L’arrivo di un giocatore come Kareem è letteralmente una boccata di ossigeno.

http://wp.patheos.com.s3.amazonaws.com

Con 27,7 punti di media e in testa alle classifiche dei rimbalzisti (di cui 1111 difensivi, record all time) e stoppatori, vince il suo quarto trofeo di MVP. Il Titolo però attualmente non riesce ad essere riportato nella città californiana. L’anno successivo Kareem guida i Lakers a una stagione decisamente vincente e conquistando per la quinta volta il trofeo di Miglior Giocatore, porta i suoi fino alle Finals del 1977 dove, nonostante il dominio su entrambi i lati del campo contro il suo diretto avversario, Bill Walton, non riesce ad evitare la sconfitta di LA per mano dei Portland Trail Blazers, trascinati dalla leadership del loro centro.

Nei 2 anni successivi, i Lakers vengono eliminati dai Seattle Supersonics di Gus Williams e Jack Sikma, diventa chiaro più che mai che le cifre e i trofei di MVP non fanno vincere il Titolo, ci vuole altro, ci vuole un leader carismatico in grado di guidare per mano la squadra in qualsiasi momento della partita. Così, con quella che è da molti ritenuta come la miglior prima scelta della storia dei Lakers, nel 1979 quel giocatore arriva. Veste la maglia numero 32, ha un grande sorriso e trasuda basket e carisma come nessuno: arriva Earvin Magic Johnson.

Durante la prima partita di regular season, con la gara punto-a-punto nei secondi finali, Kareem segna il gancio sulla sirena che da a LA il primo successo della stagione 1979-80. Magic non stà nella pelle, salta letteralmente al collo di Jabbar abbracciandolo e trascinando con se tutti i compagni di squadra a fare lo stesso. E’ solo una vittoria ma i Lakers la festeggiano come se avessero vinto il titolo, Kareem è frastornato, confuso dal gesto di Magic, tanto da dirgli: “Ragazzo, abbiamo ancora 81 partite da giocare, la strada è ancora molto lunga, smettila subito di strangolarmi!” “Sapevo benissimo che quella era una partita che non contava nulla, ma con quel gesto i miei compagni capirono chi ero veramente e cosa avrei fatto nei mesi successivi per tutte le altre gare” (Magic Johnson) Kareem è affascinato da Magic, essendo una persona estremamente riflessiva, osserva il comportamento così genuino del rookie, con compagni e tifosi e comincia a pensare che la conquista del Titolo sia solo questione di tempo.

http://colgadosporelfutbol.com/

Effettivamente il momento arriva e più presto di quel che potesse pensare; già nel 1980, con il loro centro nuovamente MVP, i Lakers si trovano in Finale contro DR J e i Philadelphia 76ers. In gara 5 Kareem durante un’azione d’attacco ricade male al suolo e si infortuna a un piede, la sua grande determinazione gli consente di stare in campo e conquistare la vittoria per LA che scrive il 3-2 nella serie. Già, ma ora si vola a Philadelphia e i medici proibiscono letteralmente al numero 33 di scendere in campo. In gara 6, è Magic a guidare la squadra come mai nessuno prima di allora, piazzandone 42 giocando in tutti i ruoli e partendo da centro, in sostituzione di Jabbar. E’ titolo nella Città degli Angeli. Passano solo 2 anni e LA festeggia un altro anello nel 1982; i Lakers sono a un livello di gioco talmente alto, da diventare un vero e proprio spettacolo per i tifosi, con Magic e Kareem a scrivere le prime pagine di un capitolo da tutti conosciuto come “The Show Time”. Ma una cocente delusione è proprio dietro l’angolo: nel 1983, seppur arrivando alle Finals, i 76ers si vendicano per l’amara sconfitta patita 3 anni prima, scrivendo uno storico 4 a zitti. Intanto, dall’altra parte degli Stati Uniti, Larry Bird e i Boston Celtics hanno fatto negli anni, la stessa cosa che i Lakers hanno fatto a Los Angeles, entrambe le squadre hanno vinto il Titolo ma non si sono mai incontrate in Finale… finchè non arriva quella del 1984.

http://latimesblogs.latimes.com

La serie è furibonda, i Lakers hanno la possibilità di portarsi sul 3-1 in gara 4, ma vengono beffati da Larry Bird nei secondi finali della partita. Le Finals arrivano al drammatico epilogo in gara 7, quando a trionfare, però, saranno gli uomini in maglia bianco-verde. I Lakers non sono mai riusciti a battere Boston in nessuna occasione in cui le 2 squadre hanno giocato una serie per il Titolo, ma grazie al duro lavoro dell’estate con il loro allenatore, Pat Riley, avviene la svolta.

Il 1985 vede le 2 formazioni ancora a scontrarsi nelle Finals, ma questa volta sono i Lakers a festeggiare, rompendo l’incantesimo che li ha sempre condannati a veder trionfare i Celtics a loro spese più di qualche volta in passato. La direzione che Pat Riley adotta per i giallo-viola è quella di correre in contropiede e giocare sotto la guida di Magic e solo in alternativa andare sotto canestro da Jabbar. Pur mostrandosi sempre un terminale offensivo impressionante, Kareem non riesce a replicare nel 1986, quando incredibilmente L.A. viene eliminata al primo turno, nella partita decisiva, da un tiro girandosi al volo di Ralph Sampson. Da quella delusione imprevista, i Lakers reagiscono tornando a giocare un basket di grande incisività, approdando ancora alle Finals nel 1987 e vincendo contro i Boston Celtics alla loro ultima serie finale dell’era Bird.

Nel 1988 Jabbar e i suoi hanno una stagione con qualche problema, ma ugualmente riescono a trovare la grinta necessaria ad agguantare il Titolo, scrivendo il loro storico “back-to-back“, tuttavia capiscono che la loro dinastia stà per concludersi. La Lega stà cambiando assetto, la concorrenza a est ha consolidato le proprie roccaforti a Chicago intorno a Michael Jordan e soprattutto a Detroit, capace di trascinarli fino a gara 7 in quelle ultime Finali e rischiando addirittura di vincerle, guidate da Isiah Thomas e Joe Dumars. Kareem all’inizio della stagione 1988-89 dichiara di volersi ritirare al termine del campionato, comincia così l’ultimo viaggio verso l’anello da parte dei Lakers, in una regular season trasformata dai tifosi di tutti gli Stati Uniti in un vero e proprio “tour d’addio” per tributare il numero 33 giallo-viola al quale vengono fatti innumerevoli doni, tra cui una Rolls Royce e una barca a vela.

http://i.cdn.turner.com

I playoffs sono spettacolari, LA arriva alle Finals senza perdere nemmeno una partita, guidata dall’ MVP Magic Johnson, ma con la premessa che la serie sarà giocata senza Byron Scott, abile braccio destro del numero 32 nelle corse in contropiede. A fronteggiarli ci sono ancora i “Bad Boys” di Detroit e stavolta, sembra proprio che il destino sia dalla loro parte. Magic si infortuna a una gamba al termine di gara 2, gioca coraggiosamente ma zoppicando in quella successiva e non scende in campo in gara 4. Mancano pochi istanti al primo titolo dei Pistons, quando Kareem viene sostituito… è una standing ovation come pochi altri l’hanno avuta… tifosi, allenatori e giocatori di entrambe le squadre sono in piedi ad applaudire quel leggendario giocatore, in campo da ben 19 stagioni. “Sono contento perchè un giorno potrò dire ai miei figli: Io ero in squadra con La Leggenda” (Magic Johnson) “Se dovessi scegliere il cuore di un giocatore NBA per un trapianto, sceglierei quello di Kareem Abdul Jabbar. Per 20 anni la sua abilità è derivata dal cuore” (Pat Riley)

In carriera ha segnato 38.387 punti, record all time ancora imbattuto in NBA, preso 17.440 rimbalzi e assestato 3.189 stoppate, è stato 19 volte All Star, nel 1997 è stato nominato come uno dei 50 giocatori più forti di tutti i tempi e nel 2006 è stato introdotto nella Hall Of Fame. E’ stato uno dei giocatori più amati di sempre, basti pensare che nel 1983, a causa di un incendio alla sua villa di Bel Air, vengono distrutti i suoi oltre 3000 vinili Jazz, sua grande passione. Ebbene, i suoi innumerevoli fan, poco alla volta gliela ripristinarono quasi per intero, donandoglieli generosamente. Dopo il ritiro, è stato assistant coach di Phil Jackson ai Lakers del back-to-back 2009-2010, oltre a questo ha recitato in qualche film e sit-com come già aveva fatto negli anni ’80 e ’90, ha scritto libri e nel 2011 annuncia di aver combattuto e sconfitto la leucemia, dopo un paio di anni di cure. Nel 2012 accetta la prestigiosa nomina ad Ambasciatore Culturale degli Stati Uniti, dicendosi felice di fare ciò che Louis Armstrong aveva fatto per il Presidente Kennedy, uno dei suoi eroi. Rispondendo alla domanda di un giornalista su come sia riuscito ad avere una così longeva attività cestistica, ha dichiarato che la pratica dello yoga ha fatto per lui la differenza. 19 stagioni nella NBA degli anni ’70 e ’80 sono imparagonabili ad altrettanti campionati ai giorni nostri e questo non è che uno solo degli aspetti che rende speciale ed irripetibile un talento unico come quello di Kareem Abdul Jabbar.

0 commenti

Commenta per primo!

Inserisci qui il tuo commento

Recupera Password

accettazione privacy