Appunti Universitari #12

Appunti Universitari #12

Dopo la pausa estiva Carlo Perotti torna a condividere coi lettori di Basketinside i suoi Appunti Universitari

di Carlo Perotti

Scusa Zion. Quando un paio di anni fa cominciarono a circolare i tuoi filmati su YouTube ci schierammo apertamente fra gli scettici, fra quelli che storcevano il naso a vedere quelle tuonanti schiacciate in testa a ragazzini brufolosi che pesavano meno della metà di Willianson, eravamo fra quelli che scrivevano “Si va bene, sa schiacciare ma saprà fare il resto o è un fenomeno da baraccone?!”. Qualche dubbio ha cominciato a venirci quando un allenatore come Mike Krzyzewski cominciò a reclutarlo pesantemente. Ma dopo averlo visto nel tour canadese e contro Kentucky abbiamo capito di esserci sbagliato in pieno: questo è un vero fenomeno. Non perché salta battendo i record di Vertical Leap di Duke o perché si muove con insospettabile agilità per uno che pesa 120 chili, non solo perché ha mostrato anche un’apprezzabile tiro piazzato ma perché Zion Williamson capisce la pallacanestro e sa giocarla in tutti gli aspetti.

Bol Bol
Bol Bol

Bol Bol non solo ha un nome e cognome meravigliosamente ripetuto e con una bella assonanza verso il nostro attrezzo ludico preferito ma è anche il figlio di Manute, vero oggetto di culto degli anni ‘80. Fuggito dallo sterminio in Sudan della tribù dei Dinca, Manute Bol abbandonò il gregge di pecore, a cui badava con una lancia per scacciare i leoni, per finire negli States dove fu indirizzato alla pallacanestro grazie ai suoi duecentrotrentadue (232) centimentri di altezza. Peccato che pesasse un centinaio di chili scarsi e veniva spinto via dalle lotte sotto canestro come un sottile giunco. Così oltre alle stoppate col tempo sviluppò… il tiro da tre punti! Venne a fine carriera anche a Forlì ma era inadatto, lui puro specialista, al campionato italiano. Finì poi per perdere gran parte dei soldi guadagnati in anni di NBA donandoli ai bisognosi in Sudan, dove era tornato, ma presto il governo sudanese, per motivi etnici e religiosi, gli sequestrò il passaporto. Con un’avventurosa fuga arrivo in Egitto poi tornò negli States, dove aveva lasciato moglie e figli, con non pochi problemi con l’ufficio immigrazione, arrangiandosi in lavoretti vari, comprese tristi apparizioni di pugilato, per sovvenzionare la sua associazione di beneficenza. Senza più un dollaro in tasca Manute Bol morì nel 2010 per la sindrome di Stevens-Johnson, nonostante una colletta dei suoi ex compagni di squadra per aiutarlo nelle cure. Uno dei suoi figli è Bol Bol ed è più piccolo del papà… è infatti solo duecentoventuno (221) centimetri. Come Big Pa ha un tiro da fuori rispettabile e stoppa parecchio ma… Bol sa correre, e pure bene, in transizione, si muove con clamorosa coordinazione per quelle leve ed ha pure movimenti in post basso che papà si sognava. Ad Oregon è solo di passaggio, Bol Bol è diretto verso la NBA e non per far sorridere ironicamente il pubblico come accadeva col suo povero, gentile, generoso, indimenticabile papà.

Mac McClung
Mac McClung

Perso Grayson Allen nella NCAA c’è bisogno di una faccia bianca da schiaffi in grado di divertire e dare spettacolo. Tranquilli, è già arrivata ed ha (pure lui) un nome meraviglioso: Matthew “Mac” McClung. Un bacio accademico per la scelta del nick name. Gioca playmaker ed è arrivato a Georgetown col suo bagaglio di schiacciate e numeri spettacolari compresi tentativi di bullizzare gli avversari e qualche parolina di troppo che esce dalla sua boccuccia. Arriva dalla Virginia ed era solo un 3 stelle secondo la ESPN ma è partito subito in quintetto negli Hoyas segnando 8 punti. Intendiamoci: non è nemmeno lontanamente al livello di Grayson Allen e non è un prospetto da NBA ma è divertente, ha una gran faccia tosta e lo seguiremo con attenzione.

Duke puntava molto forte su Nico Mannion, talento rossocrinito italoamericano ormai ben conosciuto dopo l’esordio con la nazionale azzurra, e dopo averlo perso all’ultimo per la decisione di restare vicino a casa ad Arizona del figlio dell’ex leggenda canturina, Mike Kryzewski ha dirottato le sue attenzioni per i Blue Devils edizione 19-20 sul point man Boogie Ellis, rapido e con un buon tiro, strappandolo ai rivali di North Carolina ed a San Diego State. Secondo la teoria del The Brotherhood ora Ellis potrebbe portarsi nel pacchetto il suo grande amico Vernon Carey jr, centro di 2.08 della Florida, figlio di un ex giocatore di football dei Miami Dolphins. Sarebbe l’ennesima classe di recruiting di alto livello portata a Durham da Krzyzewski negli ultimi anni.

NBA-G-League-960x580Mannion ed Ellis hanno deciso di privilegiare l’emozione di giocare in un palasport storico, per un coach leggendario e con dei compagni che diverranno la loro seconda famiglia ai soldi, maledetti e subito, offerti dalla G League gestita dalla NBA per la prossima stagione 2019-20. Sull’argomento ci siamo già esposti parecchie volte, ci va benissimo che chi ha bisogno di denaro possa saltare l’odiosa trafila annuale degli one & done’s per portarsi a casa del denaro, ed in maniera legale, che magari è essenziale per la famiglia, spesso povera e bisognosa. Non abbiamo capito bene se la squadra di G League, quasi sempre collegata ad una franchigia NBA, che otterrà il ragazzo avrà poi una sorta di prelazione in sede di draft, da questo punto di vista la novità è ancora fumosa. Ma vorremmo anche che chi invece opta per il college basketball poi porti avanti la sua esperienza almeno sino all’anno da junior per completare (o quasi) gli studi e la sua maturazione tecnico-tattica di giocatore di basket. Questo ridarebbe dignità e fascino alla pallacanestro universitaria.

0 Commenta qui

Inserisci qui il tuo commento

Recupera Password

accettazione privacy