Appunti Universitari #13

Appunti Universitari #13

Dopo la grande prestazione nella finale del Maui il giapponese di Gonzaga è al centro del nostro focus Universitario

di Carlo Perotti

Se vivete su Marte o non ve ne frega nulla del College Basketball allora non avete visto Rui Hachimura respingere al mittente per ben due volte RJ Barrett che tentava di raggiungere, come suo costume (caro RJ metti un arresto e tiro nel tuo bagaglio da prima scelta NBA ok?), il ferro nel minuto conclusivo del Maui Invitational. E tutto questo dopo aver duellato alla pari con Zion Williamson: 20 punti con 7 su 14 dal campo, 7 rebs, 3 stoppate e 5 assist per il nipponico, 22 punti 8 su 17 dal campo, 10 rebs e 4 stoppate per il fenomeno di Duke.

Giunto a Spokane in pratica senza saper parlare inglese, come da prassi fra gli asiatici, questo giapponese atipico di 2.04 e dalla pelle scura (il papà viene dal Benin) sta scalando prepotentemente le graduatorie del draft: non ha tantissima esplosività ma ha forza, tempismo, buona tecnica sia di piedi che nelle mani e tanta, tanta disciplina che lo rende un gioiello in una pallacanestro, quella americana, spesso giocata più cogli istinti che col cervello. Ed al suo terzo anno a Spokane non solo ha finalmente spazio da titolare ma anche una squadra al suo fianco che può puntare di nuovo al titolo nazionale con veterani come il play Josh Perkins, che sa condurre bene una squadra, ed il lungo francese Killian Tillie (in rientro, dopo l’intervento alla caviglia, fra un mese), i tiratori Zach Norvell Jr e Corey Kispert, il transfer da San José State Brandon Clarke (una delle più belle sorprese di questo inizio di stagione e prospettone per l’Europa) e l’interessante 2.10 serbo Filip Petrusev. Coach Mark Few ha una classe di giocatori con il giusto mix di esperienza e talento. Avete in mente Villanova nelle ultime due stagioni?!

uno dei fratelli Duncan
uno dei fratelli Duncan

In questa prima parte di stagione le Big non solo si affrontano in appassionanti trofei in giro per gli States o isole limitrofe tipo Hawaii, Porto Rico o Bahamas (postacci insomma) ma invitano a casa loro delle vittime designate per vincere senza patemi ed arricchire il loro bilancio di vinte/perse. Ma a volte le vittime fanno bella figura come abbiamo visto fare a Vermont ed Army contro Kansas e Duke reggendo per un tempo contro due avversarie fuori portata sulla carta. I Catamounts di coach John Becker in realtà sono da anni impegnati a dominare la America East Conference ed hanno in Anthony Lamb (21.8 ppg + 7.8 rpg) e nel play Stef Smith (17.8 ppg) due giocatori di assoluto valore oltre alla bellezza di tre fratelli a roster ovvero i Duncan: in ordine di anzianità Ernie, Everett e Robin… in pratica come i fratelli Dalton di Lucky Luke.

Mentre i Cadetti di Army, invitati in quanto alma mater di coach K, giocano col fervore che ci si aspetta dalle future élite dell’esercito americano. Una piccola curiosità, spesso si dibatte se avere o meno il cognome del giocatore sulle spalle della maglia, ad Indiana non ne vogliono sapere per esempio, orbene ad Army sulle spalle hanno scritto West Point come dire che la squadra rappresenta l’intera comunità dell’accademia militare.

Caleb Martin
Caleb Martin

Fra le squadre non di grande lignaggio ma considerate unanimemente come possibili vincenti a Marzo c’è certamente la Nevada dei gemelli Caleb e Cody Martin.

I due stazzati e barbuti gemelli, play e guardia titolari, sono le attrazioni: più talentuoso la guardia Caleb che produce 21 punti a gara, più scarso ma dedito alla regia Cody (6 assist a serata) ma quello che impressiona è il potenziale fisico dei Wolfpack che non solo ha nel backcourt i due gemelloni di due metri ma ci aggiunge Jordan Caroline ala senior da 18+10, Tre’Shawn Thurman (10+6) e l’interessante big man di 2.11 Trey Porter. Insomma fanno impressione almeno quanto i loro orrendi calzoncini da gara che ci permettiamo definire fra “i più brutti di sempre”: basta con queste divise simil-mimetiche for God’s sake!!!

Kamar Baldwin
Kamar Baldwin

Parlando di giocatori interessanti ci siamo imbattuti in Kamar Baldwin di Butler, si tratta di un play, anche se siamo nel meraviglioso (?!) mondo delle combo più che dei play puri che tanto amiamo, di 1.88 dall’impatto fisico notevole, mancino e con grande forza nell’assorbire i contatti. Già alla High School in Georgia aveva fatto onde e dal primo giorno a Butler si è preso i Bulldogs sulle spalle, nel suo anno da junior sta sbocciando appieno e viaggia a 19.7 punti, 6 rimbalzi e 5.5 assist anche se continua a mostrare preoccupanti lacune nel tiro da lontano (viaggia con un migliorabile 25% quest’anno ma non ha mai superato il 37% dell’anno da freshman). A noi ricorda un po’ Darius Johnson-Odom per quella sua tendenza a spaccare in due le difese e la capacità di fare un po’ di tutto anche se DJO ha qualcosa in più in termini di spinta verticale.

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