Appunti Universitari #14

Appunti Universitari #14

Se doveste puntare 10$ sulla futura squadra campiona NCAA ad Aprile sareste dell’idea di una scelta tradizionale su Kansas o Duke o pronti per una mossa a sorpresa?…

di Carlo Perotti

La numero 1 del ranking è Kansas ed è una scelta comprensibile: preseasonal #1 per tutti gli esperti, un coach come Bill Self ed una dote di talento fisico e tecnico di primissimo livello.

Eppure… eppure sin qui gli imbattuti Jayhawks non ci hanno impressionato troppo, al di là dell’infortunio alla caviglia che li ha privati dell’enorme 2.15 Udoka Azubuike (12+6 ma un deprecabile e pericoloso 32% ai tiri liberi), Kansas vince grazie ad un backcourt affidabile col trio Quintin Grimes, Devon Dotson e Lagerald Vick (forse il miglior tiratore della NCAA oggi) e la doppia doppia di media di Dedric Lawson (20.1+10.8). Proprio con 29 punti di Vick e 28 di Lawson i Jayhawks si sono “vendicati” della sconfitta in semifinale della final four 2018 con Villanova vincendo 74-71 e legittimando così il titolo di favoriti e numeri 1 del college basketball…

Charles Matthews
Charles Matthews

Ma se dovessimo puntare quei 10 dollari di cui sopra li punteremmo, contando anche su una quota migliore, su un’altra squadra che ha voglia di vendetta dopo la scorsa stagione: Michigan.

La finalista (e sorpresa del 2018) dell’ultimo torneo NCAA è stata parecchio sottovalutata nei pronostici prestagionali dopo aver perso il suo leader Moritz Wagner passato alla NBA. Ed invece i Wolverines non solo sono imbattuti ma hanno la miglior difesa del college basketball con l’impressionante capacità di abbassare il livello degli avversari: hanno battuto Villanova (altra vendetta compiuta..), Providence e Northwestern ma anche North Carolina e Purdue portando tutte queste avversarie ad un crollo della media punti abituale. Michigan ha due leaders:  Charles Matthews (14.3 ppg) che è uno dei migliori swingman in circolazione ed il canadese di origine lituana Ignas “Iggy” Brazdeikis (15.8 ppg 4.8 rpg) che non sta facendo rimpiangere il “principe” tedesco protagonista della cavalcata dello scorso mese di marzo.

Grant Williams
Grant Williams

Chi ha defenestrato Gonzaga dalla testa della classifica (virtuale) è stata Tennessee e non è stata una grossa sorpresa dopo averli visti perdere (immeritatamente) con Kansas solo ai supplementari a Brooklyn. I Volunteers, che hanno battuto anche Louisville, giocano veramente bene, difendono con vigore e si passano la palla in attacco secondo i dettami di coach Barnes. Hanno solo un grande punto debole ovvero il fatto che tirano poco e male da tre punti eppure proprio con le triple di un Admiral Schofield, fisico da giocatore di football e nome mitologico, da 30 punti (di cui 25 nella ripresa) ha abbattuto la Gonzaga di un Rui Hachimura stranamente distratto in difesa. Il leader dei Vols invece è Grant Williams, un tweener junior che viaggia a 19.8 punti e 8.7 rimbalzi, che fa parte della famiglia del nostro amatissimo Bonzie Colson ovvero quelle alette senza ruolo definito, troppo grosse per fare gli esterni, troppo bassi per giocare sotto canestro ma che con piedi da ballerini, agilità insospettabile e cervello fino riescono a fare la differenza. Almeno a livello di college.

Chris Herren jr
Chris Herren jr

Se invece fossimo dei gm europei un giretto sulla collina di Chestnut Hill a Boston lo faremmo volentieri e non solo perché la zona è deliziosa: Boston College sta completando la sua rinascita nella tremenda Atlantic Coast Conference dopo i tempi prestigiosi di una dozzina di anni fa coi vari Craig Smith, Tyrese Rice, Joe Trapani e Jared Dudley. Ed è piena di prospetti interessanti per l’Europa a partire dal già conosciuto Ky Bowman (19.7) combo guard capace di clamorose esplosioni realizzative, al centro bosniaco legnoso ma dalle buone mani di 2.10 Nik Popovic (13.4+7.4) ma grazie soprattutto al trio di freshmen giunti fra i Golden Eagles: la guardia Wynston Tabbs (15.3), il più pronto dei tre, l’esplosiva ala Jairius Hamilton e Chris Herren Jr. Vi dice qualcosa questo nome?! Ebbene si, è il figlio di quel Chris Herren, uno dei più grossi talenti mai usciti dall’area di Boston che si giocò la carriera e la vita in una caduta senza fine nei tenebrosi meandri della droga, uscendone faticosamente dopo un’overdose con incidente stradale mentre era strapieno di eroina in corpo e guidava la macchina. Finì contro un palo. Stava portando i bambini all’asilo. Erano seduti dietro di lui in macchina mentre il padre era passato dal suo spacciatore ed aveva sniffato l’eroina prima di tornare in auto. Ora Chris Herren è pulito e vive spiegando ai ragazzini i pericoli della droga andando nelle scuole e nelle comunità e suo figlio, che porta il suo nome ma non ha lo stesso modo sfacciato di giocare, si è riclassificato per andare al college un anno prima proprio a BC dove suo papà resistette pochi mesi, aveva già il demone della droga dentro di sé, per poi scappare nella più tollerante Fresno State di Jerry Tarkanian.

Curiosità: BC ha un altro figlio d’arte, pure lui con il banale Jr al fianco del nome di daddy… Vin Baker.

Gabe Stefanini
Gabe Stefanini

Confessiamo però di esserci imbattuti negli interessanti talenti di Boston College perché volevamo vedere la sua avversaria Columbia. E perché voler vedere una della più oscure e storicamente scarse squadra della Ivy League (dove di solito dominano Harvard, Princeton, Penn o Cornell) dove i voti scolastici contano molto di più del talento cestistico e dove non si elargiscono borse di studio per meriti sportivi ma solo per capacità accademiche? Per il miglior tiratore da tre punti per percentuale nella NCAA… è italianissimo, di Bologna e si chiama Gabe Stefanini, alto 1.90. Scappato dalle giovanili italiane per inseguire il suo sogno a stelle e strisce, dopo la high school è approdato al college di New York dove nel suo anno da sophomore è letteralmente esploso in quintetto viaggiando a 14.9 punti a partita con il 54% da tre punti su quasi 5 tentativi a partita. Ha il vizio di non essere un giocatore esplosivo né molto rapido ma mostra ottimo controllo del suo gioco tanto da venir impiegato per gran parte della partita da playmaker, senza sprecare un pallone, e di sapersi creare un tiro anche da solo senza aspettare solo scarichi sul perimetro. Un giocatore interessante ed in crescita da tenere d’occhio quanto i più noti Davide Moretti, Alessandro Lever o Pierfrancesco Oliva.

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