Appunti Universitari #15

Appunti Universitari #15

Un’ultima puntata degli appunti universitari di Carlo Perotti prima delle feste e dell’inizio delle gare di conference con focus sulla difesa di Duke, su un albatros in Texas ed un paio di nomi pescati in fondo al pozzo della NCAA…

di Carlo Perotti
Tre Jones
Tre Jones

Quello che impressiona di Duke non è tanto l’insensata meraviglia che produce ai nostri occhi Zion Williamson o l’enorme upside di RJ Barrett ma la solidità difensiva che sta crescendo giorno dopo giorno nella truppa di Coach K, l’esatto contrario dello scorso anno quando il coach più vincente di sempre si doveva rifugiare in una zona 2-3 per coprire le enormi magagne difensive di Marvin Bagley III e soci. Nella campagna 2018-19 Duke è l’unica squadra ai primi tre posti sia dell’offensive che defensive efficiency e la difesa le permette non solo di scatenare la sua tremenda transizione ma anche di reggere in partite come quelle con Texas Tech (finita 69-58 per Duke) dove l’avversaria ha un livello di pressione difensiva pari se non superiore  mentre negli anni passati la Virginia di turno spesso sculacciava una Duke che senza il consueto apporto offensivo andava poi spegnendosi. Questo non accade quest’anno dove anche le stelle Williamson, Barrett e Reddish lavorano duramente dietro ed i due pilastri difensivi sono Tre Jones e Jack White. Tre (8.7 ppg 5.7 apg), pur non possedendo le doti di tiratore del fratello maggiore Tyus, campione NCAA 2015 coi Blue Devils, è persino meglio come rendimento complessivo ed è forse il miglior playmaker difensivo mai visto a Durham, magari Tommy Amaker può solo considerarsi al suo livello, mentre il biondo australiano White (7.2 ppg 6.8 rpg) è l’emblema di quanto il lavoro duro possa pagare, solo Luke Maye di UNC meglio di lui da questo punto di vista: l’aussie esce dalla panchina ed in difesa marca tutti dal play avversario sino ai lunghi mentre in attacco è il tiratore da tre più affidabile dei Blue Devils, il vero punto debole di Duke.

Chiedete al nostro Davide Moretti che nella sfida giocata al Madison Square Garden è stato marcato proprio da loro due e ridotto all’impotenza…

Jaxson Hayes
Jaxson Hayes

Jaxson Hayes, oltre ad avere una mamma chiaramente innamorata di Michael Jackson, è il tipico esempio di prospetto che fa salivare gli scout NBA: freshman, alto 2.10, pesa solo un centinaio di chili ma ha una mostruosa apertura alare di 2 metri e 21 centimetri che ne fanno un albatros umano. Al momento praticamente gioca a volley schiacciando o stoppando quel che passa dalle sue parti con gran balzi, a volte senza costrutto specie se si tratta di andare a rimbalzo (meno di 5 a gara) ma mostra dei passi avanti, come quando esibisce un discreto semigancio, e soprattutto si muove bene, correndo in modo elegante e rollando bene a canestro dopo il blocco. Classico esempio di giocatore che la NBA drafta a metà lotteria.

Peraltro i Texas Longhorns di Shaka Smart sono un squadra interessante, al netto della sconfitta di stanotte con Providence, con il senior Kerwin Roach II (14.3 ppg), il sophomore Matt Coleman III (10.5) ed il nostro idolo, raro caso di poco atletico centro passatore millenial, Dylan Osetkowski (10.6+8.5) che follemente si è tagliato quella massa di capelli che lo facevano somigliare al tanto adorato Bill Walton.

Llewellyn
Llewellyn

Per la rubrica giocatori da midmajor che vengono buoni per i campionati europei ecco Jaelin Llewellyn e Josh Williams. Il primo è il play freshman di Princeton, discretamente considerato anche a livello di high school, che ha scelto la Ivy League ed i Tigers assicurandosi un futuro anche extracestistico con una laurea prestigiosa. Llewellyn sta facendo ottime cose viaggiando a 14.5 punti e 5 assist a partita e prendendosi in mano l’attacco, che segue i celeberrimi dettami del Princeton Offense, impressionando particolarmente per la personalità e per il gioco rigorosamente a testa ben alta ed un passaggio col mirino laser.

Williams dopo il record
Williams dopo il record

Josh Williams di Robert Morris University invece è la classica guardia troppo bassa (1.88 scarsi) per essere interessante ad alti livelli ma veloce e bravo ad uscire sui blocchi con lo stile di gioco di RMU, un passing game strutturato per una squadra con nessun giocatore sopra i due metri e due centimetri, che ne mette in luce le doti. Sta viaggiando a 16.4 punti, più che raddoppiando le sue stats ad Akron, da dove si è trasferito con tanto di anno sabatico di stop, e reduce da una partita in cui ha segnato 49 punti pareggiando il record assoluto di 15 triple a segno (su 23 tentativi) e soli due tiri da due (peraltro a segno), non un caso visto che in carriera ha tirato 404 volte dalla distanza e 113 volte da due…

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