[ESCLUSIVA] Davide Moretti: “La March Madness è qualcosa di speciale, all’interno del campus siamo visti come leggende!”

[ESCLUSIVA] Davide Moretti: “La March Madness è qualcosa di speciale, all’interno del campus siamo visti come leggende!”

Una bella chiacchierata con Davide Moretti, l’azzurro che con la sua Texas Tech è arrivato alle Elite Eight NCAA.

di Lucia Montanari, @LuciMonta15

La March Madness, alla quale Davide Moretti ha preso parte, è finita da un paio di settimane per la sua Texas Tech, uscita sconfitta alle Elite Eight contro Villanova, che poi sarebbe stata la vincitrice finale. Davide però, non ha ancora smesso di allenarsi: continuano i suoi individuali in vista della preparazione estiva che lo vedrà impegnato sia con la sua università, che, soprattutto, con la nazionale U20. Lo abbiamo raggiunto telefonicamente per parlare del torneo NCAA e del suo primo anno negli Stati Uniti.

  1. Ciao Davide, la stagione si è conclusa da pochi giorni.. Che giudizio dai al tuo primo anno negli States?

    Sicuramente un giudizio positivo. Mi sento un giocatore diverso rispetto a quando sono arrivato qua, migliorato sotto i punti di vista che volevo migliorare ed è stata proprio la ricerca di questo miglioramento a spingermi verso questa avventura. Il voto finale di questo primo anno è certamente alto, anche se ci sono stati dei momenti complicati nella fase centrale della stagione, ma devo ammettere che all’inizio e alla fine è stato un anno molto buono.

  2. Che significato ha avuto la March Madness e quali sono state le emozioni più grandi?

    E’ stato qualcosa di incredibile perchè mi sono trovato coinvolto in uno spettacolo fantastico seguito in tutto il mondo ed è stato qualcosa di veramente speciale essere lì e viverlo in prima persona. Mi ha lasciato delle emozioni impossibili da dimenticare. Essere in mezzo al campo delle arene NBA, con la mia squadra, a giocare contro le migliori squadre di college d’America è stato veramente qualcosa di unico.

  3. C’è un aneddoto particolare che vuoi raccontare sulla March Madness?

    Durante il torneo siamo stati sempre trattati come una vera squadra NBA. Quando eravamo a Boston, di ritorno dall’allenamento e dovevamo passare nel centro della città per tornare al nostro hotel, per strada c’erano il doppio delle macchine che trovi all’ora di punta a Roma e noi siamo passati in mezzo a tutte queste macchine, anche andando in contromano, scortati dalla polizia che ha fatto da spartiacque. È stato un momento simpatico. Mi ha fatto uno strano effetto, perchè mi ha fatto sentire davvero importante.

  4. Qual è stato il vostro ingrediente fondamentale per conquistare lo storico traguardo delle Elite 8? Com’è stata vissuta questa impresa all’interno del campus di TTU?

    La nostra identità è sempre stata basata sulla difesa, sin dall’inizio dell’anno. Siamo sempre stati tra le migliori 5 squadre, a volte anche tra le migliori 3, per punti subiti. La nostra difesa è sempre stata il nostro marchio di fabbrica che abbiamo mostrato anche nella March Madness, in cui siamo stati una delle migliori squadre sotto questo punto di vista e la miglior difesa contro Villanova, la squadra che poi ha vinto il torneo. Questo è stato senza dubbio il nostro punto di forza.

    All’interno del campus siamo visti come leggende, abbiamo fatto la storia di questo campus! La gente è veramente contenta, ci ringrazia quando ci riconosce in giro e c’è un ambiente molto carico e molto felice per quello che abbiamo raggiunto in questa stagione.

  5. Qual è stata la più grande differenza che hai notato tra Italia e Stati Uniti, a livello di gioco e di allenamenti?

    Per quanto riguarda gli allenamenti, si preparano molto più dettagliatamente le partite, in quanto qua negli States si gioca ogni 2/3 giorni e quindi non hai la possibilità di allenarti tutta la settimana come si fa in Italia. Gli allenamenti sono sviluppati per permettere alla squadra di prepararsi nel migliore dei modi alla partita successiva, sia per quanto riguarda i singoli, che il gioco generale degli avversari. Durante la stagione non ci sono tanti allenamenti lunghi, ma sono più brevi e intensi e sono più di tipo “mentale”.

    La differenza più grande per quanto riguarda il gioco è sicuramente l’atletismo e la maggior fisicità che c’è qua oltreoceano. Ho scelto di giocare nella miglior conference in America perchè volevo migliorarmi e svilupparmi sotto gli aspetti cruciali che contraddistinguono la pallacanestro statunitense. Confrontarsi con atleti di livello superiore non può far altro che migliorarti.

  6. In cosa sei migliorato maggiormente? Su cosa credi di dover lavorare per diventare un top player a livello europeo?

    Sono migliorato molto in difesa, in quanto era il nostro marchio di fabbrica e per guadagnarti minuti dovevi cercare di fare il minor numero di errori, difensivamente parlando. Mi sento un giocatore migliore dal punto di vista difensivo.

    Per continuare a crescere, devo sviluppare ancor di più le mie abilità da playmaker, cercando di trascinare ed avere in mano la squadra dall’inizio alla fine della partita. A questo livello questa cosa può farmi fare il salto di qualità

  7. Qual è stata la cosa più “facile” e quale la più complicata di questa avventura, sia dentro che fuori dal campo?

    Mmm.. La più facile faccio davvero fatica a trovarla! La più difficile è stata nella parte centrale della stagione, quando mi sembrava di aver perso la fiducia del coaching staff ed è stato difficile poi tornare ai livelli ai quali avevo iniziato. Forse la cosa che mi è venuta più facile, durante tutto l’anno e sopratutto in quel periodo difficile, è stata trovarmi ogni giorno in palestra, cercando di migliorare e di ritrovare la confidenza e la fiducia di cui avevo bisogno tramite i miei allenamenti individuali.

  8. Quali sono i programmi di Davide Moretti per l’estate?

    Sto cercando di far coincidere sia la nazionale U20 che gli impegni con Texas Tech. Il college è molto disponibile a farmi andare con la nazionale, quindi non vedo ostacoli alla mia partecipazione al raduno azzurro. Tornerò qua negli States un paio di volte durante l’estate per allenarmi con la nuova squadra e per migliorare ulteriormente.

    Durante l’estate poi, insieme a mio papà Paolo, ho organizzato il mio camp che si chiama “Moretti Basketball Dream Camp”, che prevederà due sedi distinte, Rimini (dal 17 al 23 giugno) e Ovada (dal 29 luglio al 4 agosto e dal 5 all’11 agosto), in cui starà in mezzo ai ragazzi e cercherò di raccontare e spiegare la mia esperienza che è stata qualcosa di speciale che secondo me va raccontata e ascoltata.

  9. Dalle tue parole sembra scontato il tuo ritorno a Texas Tech, ma cosa prevede il tuo futuro?

    Il prossimo anno tornerò sicuramente a Texas Tech, poi valuterò l’andamento del secondo anno e deciderò se restare ulteriormente o tornare in Europa. Non escludo il fatto di giocare altri due anni negli Stati Uniti o comunque di finire qua tutto il percorso cestistico e didattico che prevede il college americano.

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