One Shining Moment: il pagellone del Torneo NCAA

One Shining Moment: il pagellone del Torneo NCAA

A cura di Davide Fina Un viaggio lunghissimo e rocambolesco, iniziato a Novembre e terminato Lunedì notte con una finale che entrerà nella storia del Torneo NCAA per la sua bellezza, il suo equilibrio e la sua commovente intensità. Alla fine, dei 300 e rotti atenei che aspirano a ballare per tre settimane, ne resta solo uno: a Duke è dedicato lo “One Shining Moment” dell’edizione 2015. A noi non resta che ringraziare voi lettori e appassionati per il supporto e per aver speso del tempo a leggere le nostre opinioni discutibili nell’arco di questi 5 mesi entusiasmanti. Con un pizzico di malinconia ci congediamo per questa stagione con i nostri Top&Flop del Torneo NCAA, una sintesi più viscerale che razionale della Big Dance e, indirettamente, della stagione NCAA 2014/2015.   TOP: FRANK KAMINSKY

Ci mancherai, Frank || www.si.com
Chi vi scrive deve confessarvi che, mentre picchietta queste parole sulla tastiera, ha una lacrimuccia che scorre ormai ininterrotta da qualche ora. Esattamente, da quando i suoi Wisconsin Badgers non sono riusciti nell’ennesimo miracolo di una stagione di un altro pianeta. Eppure, lui ha dato tutto ciò che aveva, fino alla disperata tripla del -5 ad un minuto dalla sirena: 21 punti, 12 rimbalzi e la capacità di rendere praticamente nullo Jahlil Okafor (la prossima prima scelta al Draft NBA, o comunque una delle prime tre senza alcun dubbio). “Il ballerino” da Lisle, Illinois, ha infatti messo in scena per l’ennesima volta un’autentico show personale nella partita: ha portato il rivale di Duke lontano da canestro, l’ha caricato di falli (4, ad un passo dal metterlo K.O.), ha illuminato l’attacco dei Badgers con delle letture notevoli e ha danzato su quel piede perno come solo un ballerino del Bolshoi saprebbe fare. E’ da un anno che spendiamo parole al miele per “Frank The Tank” (dal nome del personaggio interpretato in “Old School” da Will Ferrell, protagonista recentemente di un siparietto proprio con il lungo di Wisconsin), ma dovete stare ad ascoltarci ancora una volta. Qualche giorno fa è stato eletto di fatto due volte “Giocatore dell’anno” (AP Player of The Year e Naismith College Player of The Year, i due massimi riconoscimenti), e l’unico rammarico (anche se gigantesco) per il senior è di dover lasciare il campus di Madison senza essere riuscito a regalare un titolo nazionale (sarebbe stato il primo dal 1941 per Wisconsin) al suo coach, ai suoi compagni, alla comunità locale, ma soprattutto a tutti gli innamorati della pallacanestro ragionata di Ryan presenti in ogni parte del mondo (si, qui ce n’è uno). 18.8 punti di media in stagione, 8.2 rimbalzi e un nodo alla gola, sapendo che dall’anno prossimo non lo vedremo più danzare sui parquet della Big Ten. Addio Frank, vola in NBA ed insegna ai centri l’eleganza.   FLOP: VILLANOVA WILDCATS
Dylan Ennis rimpiange l’ennesima occasione sprecata | fansided.com
Breve avvertimento: se siete parenti di giocatori e/o membri dello staff di Villanova, potreste offendervi per le parole che leggerete a breve. Se non siete legati affettivamente ai ragazzi di coach Jay Wright, allora probabilmente sarete d’accordo nel ritenere Villanova uno dei programmi cestistici più sopravvalutati degli ultimi anni. Addirittura depositari di un seed #1 affidatogli dal Selection Committee NCAA, frutto di un record di regular season di 32 vittorie ed una sola sconfitta, come da programma si accomodano fuori dopo due sole partite di Torneo NCAA. A far capitolare Villanova è stata North Carolina State, una buona squadra ma non esattamente imbattibile, soprattutto se sei una #1 che, almeno in teoria, dovrebbe avere addirittura le carte in regola per arrivare alla Final Four. Si potrebbe aprire un capitolo infinito e controverso sulla reputazione di cui ha goduto la Big East quest’anno, forse troppo sponsorizzata dagli addetti ai lavori più del reale valore tecnico ma, a dire il vero, non ci sentiamo di condannare l’opinione generale sulla conference: infatti, a ben vedere, l’unica vera delusione è stata (oltre a Villanova) Providence, uscita anzitempo contro Dayton, ma Xavier ha addirittura raggiunto le Sweet Sixteen e una stoica Butler (molto meno talentuosa di Villanova e forse meno talentuosa di qualunque altra delle 68 squadre in pista) si è arresa a Notre Dame solo in overtime, la stessa Notre Dame che avrebbe poi rischiato l’impresa contro Kentucky. La sensazione è proprio che a Philadelphia manchi qualcosa in termini di mordente e motivazioni, per intenderci ciò che fa la differenza nel mese di Marzo, persino di più del reale talento dei giocatori. Ci sentiamo di salvare dal disastro generale solo Darrun Hilliard II, ultimo a mollare per i suoi e forse unico giocatore con sangue freddo nelle vene e tanti punti nelle mani.   A cura di Ario Rossi

TOP: TYUS JONES (#5, G, Freshman, Duke Blue Devils)

Tyus Jones mostra i muscoli | gannett-cdn.com
La pressione su di lui era inferiore. Duke aveva le stelle dichiarate in Jahlil Okafor e Justise Winslow. Tutto vero, ma…Ha letteralmente condotto i Blue Devils in questo Torneo NCAA 2015. Dalle Sweet 16 precisamente. Prima non serviva alla causa, tanto che sono arrivate facili vittorie con Robert Morris e San Diego State. Tuttavia contro Utah ne ha messi 15, ripetendosi nel turno dopo con Gonzaga. In semifinale contro Michigan State il suo apporto non è servito molto, in una partita dominata da Duke. L’opera d’arte l’ha dipinta però nella finalissima contro Wisconsin, segnando 23 punti – ad uno solo dal suo career high fatto segnare nei quarti di finale del torneo ACC contro gli acerrimi rivali di North Carolina – e finalizzando una rimonta iniziata dall’altro inaspettato, Grayson Allen. 5/10 da 2, 2/3 da 3 e 7/7 ai liberi, oltre ai 5 rimbalzi, per il prodotto di Apple Valley, Minnesota, che può così alzare il trofeo di Most Outstanding Player della Finale. Sì, meglio di Winslow e di Okafor! Ciliegina sulla torta di una stagione da 11.8 punti, 3.5 rimbalzi e 5.6 assist, andando 7 volte oltre i 20 punti. Due di queste contro Wisconsin, entrambe vinte (oltre alla finale, ne mise 22 in casa dei Badgers il 3 dicembre scorso).

FLOP: TRAEVON JACKSON (#12, G, Senior, Wisconsin Badgers)

Jackson ha faticato molto a causa dell’infortunio | gameday.com

Ha saltato oltre due mesi per infortunio ed è tornato solo dalle Sweet 16 contro i Tar Heels. Tuttavia da uno come lui – ne mise 12 nella semifinale contro Kentucky nelle Final Four dell’anno scorso – ci si aspettava di più. Si sapeva che non era ancora a posto fisicamente, ma 12 punti nelle ultime 4 gare è davvero troppo poco per un uomo fondamentale (quelli che giocano sono tutti fondamentali a Wisconsin, visto che scendono in campo in 7) come lui. Era a 2/7 al tiro prima della finalissima. Lì ci ha provato, ma ha finito per fare più disastri che cose buone (1/7 al tiro con 0/2 da 3). E pensare che il 3 dicembre nell’altra sconfitta stagionale contro Duke ne segnò 25, career high, con 7/12 al tiro e 8/8 ai liberi. Ha chiuso le 21 gare a cui ha preso parte con medie di 8.1 punti, 1.7 rimbalzi e 2.6 assist. La sua stagione è stata normale fino a quando si è infortunato. Ma nel Torneo NCAA non ci ha capito nulla, non dimostrando mai di esser utile alla causa, passando oltre le basse percentuali al tiro. Parliamo di letture sbagliate, di poca attenzione, di poca sicurezza. Probabilmente l’idea di Ryan di farlo entrare dalla panchina – al posto di Koenig che ha fatto delle ottime gare in sua assenza guadagnandosi il quintetto nelle gare che contano – non è servita a tirar fuori da lui la cattiveria e l’aggressività che servono quando scendi in campo per spezzare la gara, che sia con una tripla o con un assist illuminante. È sembrato totalmente spaesato, sembrava un altro giocatore rispetto all’inizio di stagione.

A cura di Andrea Filoni

TOP: COACH RON HUNTER

La caduta di Ron Hunter | dailymail.co.uk
Uno dei protagonisti del torneo è coach Hunter di Georgia State, nonché padre del giocatore più forte della Sun Belt di quest’anno R.J. Hunter. La sua squadra è andata oltre le più rosee aspettative, conquistandosi il torneo all’ultima partita di regular season contro i rivali di Georgia Southern e, successivamente, eliminando Baylor con un tiro all’ultimo secondo proprio del figlio R.J. Oltre ad aver dato fiducia, carattere e un’ottima visione di gioco ai suoi ragazzi, Coach Hunter ha dato anche una gamba, infortunandosi durante i festeggiamenti dell’accesso al torneo; questo non l’ha fermato, ed infatti contro Baylor si presenta su un’ improbabile monoposto elettrico, volando per terra dalla gioia al canestro decisivo del figlio: Bomber vero.   FLOP: IOWA STATE
Non una buon annata per i Cyclones | rushthecourt.net
Con una squadra come quella dei Cyclones, in un raggruppamento decisamente abbordabile, con le sole Duke e Gonzaga a rivaleggiare in talento e forza, dopo che in stagione sei riuscito a tenere testa a squadre come Kansas e West Virginia, non è possibile uscire al primo turno contro UAB, con la tua superstar Niang che tira con 4-15 dal campo.   A cura di Giovanni Foti TOP: NOTRE DAME FIGHTING IRISH
L’efficiente attacco di Notre Dame ha fatto sognare in tanti | cbs.com
La vera rivelazione non soltanto di questa March Madness, ma di tutta la stagione collegiale appena terminata, in una conference, la ACC, sicuramente molto impegnativa, ma allo stesso tempo una buona palestra per affrontare la Big Dance e le insidiose squadre presenti nel Bracket del torneo NCAA. Coach Mike Brey ha costruito una squadra solida, attorno al suo giocatore più significativo: Jerian Grant, che ha fatto il salto di qualità che potrà permettergli anche un’alta chiamata al prossimo Draft NBA. Nel 2ND Round del torneo i Fighting Irish incontrano Northeastern, prendendola un po’ sottogamba e faticando a chiudere i conti. Al 3RD Round Notre Dame incontra la Butler tanto temuta dalla maggior parte delle squadre sul tabellone, spuntandola dopo un Overtime e approdando alle Sweet Sixteen per sfidare una Wichita State non in grado di impensierire Grant e compagni. La parte più difficile arriva dopo, alle Elite Eight, dove gli Irish sfiorano il miracolo mettendo in seria difficoltà i Wildcats di Kentucky imbattuti per tutta la stagione, con una prestazione stratosferica di Zach Auguste e di Pat Connaughton, le due squadre arrivano nel finale punto a punto, quando i fratelli Harrison piazzano la zampata e Grant non riesce a mandare a segno la tripla che avrebbe fatto impazzire tutta la Quicken Loans Arena.   FLOP: KENTUCKY WILDCATS
Willie Cauley-Stein deluso dopo la sconfitta con Wisconsin | cbs.com
Quasi un paradosso annoverare la UK di quest’anno tra i Flop, ma la squadra di coach Calipari, con le sue 38 vittorie consecutive, ha creato delle aspettative troppo alte ed è bastato un unico passo falso per passare dal paradiso all’inferno. Tutta l’America aveva puntato sulla facile vittoria dei Wildcats in finale, ma la corsa di Kentucky si è fermata un passo più indietro, in semifinale contro una Wisconsin in missione. Una squadra così piena di talento è difficile da battere, ma a volte il cuore e la voglia di vincere hanno la meglio sulle incredibili doti tecniche e atletiche (citofonare Frank Kaminsky). Forse l’unica cosa da rimproverare a coach Cal è l’inserimento del Platoon System, adottato in regular season per ruotare al meglio i tanti giocatori, e abbandonato a torneo inoltrato, dando molta più responsabilità a giocatori abituati ad entrare ed uscire continuamente dal campo (Towns, gli Harrison, Cauley-Stein) e demoralizzandone altri (Marcus Lee, Dakari Johnson, Tyler Ulis).   A cura di Riccardo Gentilini TOP: MICHIGAN STATE SPARTANS
Michigan State ormai è una certezza quando si arriva a Marzo | cbs.com
Come è noto al grande pubblico e non, marzo fa rima ormai da anni con Tom Izzo, e in quest’ultima March Madness i suoi Spartans sono andati ben oltre le aspettative. In ordine, queste sono state le squadre fatte fuori una dopo l’altra da Michigan State: Georgia (#10) al secondo turno, Virginia (#2) al terzo, Oklahoma (#3) alle Sweet 16 e Louisville (#4) alle Elite Eight. Tutte squadre, ad eccezione di Georgia, sulla carta superiori a Michigan State, ma che poi sul campo si sono dovute arrendere ai ragazzi terribili di coach Izzo. A trascinare gli Spartans sono state le guardie Travis Trice e Denzel Valentine, che soprattutto nelle gare contro Oklahoma e Louisville sono risultati determinanti, il primo con una serie di triple che contro i Cardinals ha indirizzato nel finale la partita dalla parte di Michigan State. Alle Final Four però, dopo un ottimo inizio di partita peraltro, i ragazzi di Izzo si sono arresi ai futuri campioni NCAA di Duke, ma per una squadra non costruita per arrivare in fondo è già un trionfo essere arrivati tra le prime quattro squadre collegiali in America. Robe da Izzo.   FLOP: VIRGINIA CAVALIERS
I Cavaliers hanno deluso nonostante una schedule di tutto rispetto | rantsports.com
Sembrava poter essere l’anno buono per Virginia. Una regular season da 30 vittorie e sole 4 sconfitte (16-2 il record contro le squadre dell’ACC) lasciava presagire un torneo NCAA di tutto rispetto, con le Elite Eight come obiettivo minimo, ed invece tutto è andato in fumo a causa della sconfitta al terzo turno contro Michigan State. Sconfitta che ha vanificato quanto di buono visto nella prima parte di stagione, dove in particolare i Cavaliers avevano messo in mostra una fase difensiva impressionante, con soli 51.5 punti subiti a partita, prima sia nell’ACC, sia più in generale in tutta la Division I; dal punto di vista realizzativo invece, le guardie Malcolm Brogdon (14 punti di media) e Justin Anderson (12.2 punti di media) avevano trascinato la squadra di coach Tony Bennett durante la stagione regolare. Proprio quest’ultimi hanno toppato nel momento clou della stagione, perche contro gli Spartans al terzo turno, il duo Brogdon-Anderson si è reso protagonista in negativo di un 5-19 dal campo complessivo, davvero troppo poco per Virginia, che infatti è uscita mestamente dal campo e dal torneo.   A cura di Alberto Buffin TOP: YOUNGSTERS UNCONSCIOUSNESS, IL BELLO DI ESSERE GIOVANI
Grayson Allen, il volto dei Blue Devils | thenypost.com
  Prima di aprire questa bozza avevo in mente di scrivere grandi paragrafi sulle imprese dei miei prediletti, ed infamare coloro che rovinosamente hanno contribuito alla prematura polverizzazione del mio bracket. Purtroppo però, ho perso la corsa a Frank Kaminsky ed i Kentucky Wildcats, dei quali comunque non avrei saputo scrivere meglio dei miei colleghi, i quali ringrazio per aver mantenuto un non sottostimabile equilibrio psicofisico durante tutto il corso della stagione. Per una volta allora premierò il sentimento sulla ragione nella stesura dei miei pezzi, e lo farò regalando queste misere righe a tutti i giovani sbarbatelli che ogni anno si contendono la sacra retìna, con tutte le pressioni mediatiche del caso. Un elogio alla loro incoscienza, alla loro capacità di rimanere spontanei in un contesto che li vorrebbe superstars in erba. Ed inevitabilmente si ritorna sui Badgers (come se non ci fossimo già sufficientemente sbilanciati), per i quali proviamo una sorta di senso di appartenenza. Giovani, anti-eroi e incoscienti.

Suckoffs e quant’altro, un must watch

Avevo promesso a tutti un piccolo spazio a Nigel Hayes, uno che ha tutte le potenzialità per divenire uno degli entertainers più godibili nel mondo dello sport. Uno che fino a pochi anni fa si giocava il JIT di Lissone ed ora è uno dei migliori prospetti d’America. Praticamente l’emblema del College Basketball racchiuso in 201 centimetri culminati da degli afro che lo rendono ancor più “personaggio”. Se poi proprio vogliamo passare al lato pratico della cosa, volgiamo lo sguardo a tutti quei giocatori un po’ pazzi ma dannatamente talentuosi. Terran Petteway ad esempio, che nonostante una stagione povera di soddisfazioni per la sua Nebraska rimane uno degli ignoranti che tanto piacciono al giorno d’oggi. E perché non Kris Dunn, direte voi, uno capace di dirigere Providence al Torneo assieme a LaDontae Henton. Ma alla fine forse avrete capito qual è il punto d’arrivo. Un bianco che salta come un nero e che non ha mai avuto paura di nulla, capace di salire in cattedra quando più contava facendo quasi dimenticare di essere un freshman. Grayson Allen, autentico mattatore della Finale, entrato in campo con tanta voglia di spaccare il Mondo alla Duke: energia ed umiltà, ed un pizzico di… sì, avete indovinato. Unconsciousness, that’s what it’s all about.   FLOP: EXTRA-COURT ISSUES, QUANDO IL SISTEMA FALLISCE

Dave Bliss, personaggio oscuro | rantsports.com
Perché c’è sempre l’altro lato della medaglia. Ultimo solo in ordine cronologico il caso di Cory Alexander, sul quale peraltro non se ne ha la certezza, ma di problemi riguardanti benefits a giocatori e famiglie forse non se ne smetterà mai di parlare. Rischia di diventare la solita morale trita e ritrita, ma sarebbe bello se questi ragazzi potessero crescere in un ambiente sì in grado di prepararli alla vita professionistica (che sfoci poi nello sport o meno, ha relativa importanza), evitando però rovinare i ragazzi stessi, spesse volte trattati come oggetti da media e presunti amici. Che poi un personaggio come Dave Bliss, individuo capace di strumentalizzare la morte di un suo giocatore, riesca ancora a trovare posto in questa pallacanestro giocata quaranta minuti per volta, è abbastanza aberrante e lascia spazio a notevoli perplessità.

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