Pat Summitt, la carriera indimenticabile di una donna d’oro

Pat Summitt, la carriera indimenticabile di una donna d’oro

La storia di una donna che ha sfondato una barriera di genere, se vogliamo possiamo definirla la Rosa Parks del basket…

Commenta per primo!

Era malata da tempo, ma solo ieri ha deciso che la sua ultima partita era stata persa.

Patricia Sue Head si è spenta ieri, ma la sua storia non può essere dimenticata. Nata nel Tennessee, ha messo il suo stato nella cartina della pallacanestro femminile, o forse proprio da lì questo sport ha preso forza negli anni, diffondendosi poi in tutto il mondo.

Come tutte, iniziò a giocare e vinse anche un argento olimpico a Montreal ’76 (in una squadra che vedeva anche Nancy Liebermann nel roster, ora lei è assistente ai Sacramento Kings) dietro all’imbattibile Unione Sovietica della Semjonova, avendo vinto contro la Bulgaria, poi arrivata terza. Tuttavia la Head aveva anche iniziato una “vita parallela” sempre nella pallacanestro, diventando allenatrice di Tennessee University: allena sì, ma guidava anche il pulmino di squadra e lavava le maglie. Il tutto per 250 dollari al mese e for the love of the game. Il 7 dicembre 1974 la sua prima gara in casa di Mercer University, persa di un punto. La prima vittoria arrivò un mese dopo contro Middle Tennessee State, ma alla fine dell’anno le Lady Vols non riusciranno a qualificarsi per il torneo Association for Intercollegiate Athletics for Women (AIAW), antesignano della NCAA. L’anno dopo si laurea in educazione fisica e continua a macinare vittorie.

La medaglia di Montreal ’76 da giocatrice || likesuccess.com

8 Final Four nel decennio 1977-87 ma bisogna spettare proprio l’87 per vedere Tennessee festeggiare il titolo nazionale. Da lì in poi si parla di altri 7 titoli (oltre a 4 finali perse) in 20 anni, un dominio. In 34 anni da allenatrice, la Summitt – cognome del marito sposato nel 1980 e da cui voleva divorziare nel 2007 – ha disputato 18 Final Four.

Il capolavoro è la stagione 1997-98 nella quale Tennessee non perde mai, vincendo tutte le 39 gare stagionali, compresa la finale contro Louisiana Tech. Chamique Holdsclaw (numero 1 tra le liceali), Semeka Randall e  Tamika Catchings ha aiutato sicuramente (56.6 punti di media in 3), ma l’impresa resta negli annali, tanto che quell’annata portò con sé anche 7 record NCAA tuttora validi. La Holdsclaw fu poi prima scelta assoluta da parte delle Washington Mystics nel draft WNBA 1999.

Nel 2005 vince la 880esima gara e supera la leggenda Dean Smith, che era il più vincente coach della NCAA. Tre anni dopo, l’ultimo titolo di Tennessee in finale contro Stanford. A febbraio 2009 si scrive la storia: tocca le 1000 vittorie in carriera, battendo Georgia alla Thompson-Boling Arena che poi prenderà il nome di “The Summitt” in onore della sua condottiera seduta in panca. La stagione finisce malamente al primo turno del torneo NCAA, prima volta per le bianco-arancio dal 1981-82 (!!!).

Nel 2011 le viene diagnosticato un Alzheimer di tipo raro, decide di portare a termine la stagione ma poi lascia tutto in mano alla sua assistente Holly Warlick, con lei dal 1985. La sua ultima gara sarà a Des Moines, capitale dell’Iowa, sede delle Elite Eight, dove le Lady Vols si schianteranno contro la corazzata Baylor, che poi vincerà il titolo da imbattuta.

wrcb.com

1098 vittorie in 1306 gare, 84%. Mai nessun allenatore, maschile o femminile, ha toccato quel numero: Krzyzewski è fermo a quota 1040. 8 titoli, dietro solo agli 11 di Geno Auriemma; 38 stagioni, tutte, con record positivo; 74 atlete, più suo figlio, sono poi diventate capo allenatrici o assistenti; allenando la squadra femminile di Team USA ha vinto un oro e argento mondiale più l’oro olimpico ’84.

Con le ragazze che ha allenato ha sempre avuto un rapporto indelebile, creando persone prima che atlete, un gruppo di amiche prima di una squadra di pallacanestro. Era la mamma che molte ragazze non hanno mai avuto, era l’amica che molte ragazze avevano lasciato nella città di provenienza, era una che non te le mandava a dire, ma sapeva caricarti più di tutti e quelle vittorie sono lì a dimostrare anche questo.

Agli ESPY del 2012, dopo essersi ritirata per combattere quel male che poi l’ha portata fino alla fine, aveva detto che tutti insieme avremmo vinto quest’altra sfida. Non è stato così, ma le sue gesta e i suoi insegnamenti vanno oltre la morte. Prendetevi un quarto d’ora e guardatevi questo toccante tributo a Pat Summitt:

0 commenti

Commenta per primo!

Inserisci qui il tuo commento

Recupera Password

accettazione privacy