“The Road Ends Here”: pronti, partenza, via, è l’ora della Final Four NCAA

“The Road Ends Here”: pronti, partenza, via, è l’ora della Final Four NCAA

The Road Ends Here”, queste le parole del consueto slogan adottato dalla NCAA per celebrare il momento delle Final Four. Motto ancora più azzeccato quando la tappa finale del Torneo è Indianapolis come in questo caso (l’ultima volta che si giocò ad Indy fu nel 2010): nella città nota anche come Crossroads of America per via della particolare congiunzione di numerose arterie vitali per il traffico stradale degli States, ecco che “La strada finisce qui” ha un significato metaforico ancora più importante.

 

Alla “bandiera a scacchi” sono arrivati quattro atenei, attraverso percorsi differenti. Kentucky (#1 – MIDWEST REGION) giunge ad Indianapolis dopo un viaggio in autostrada di 5 mesi tutto in corsia di sorpasso, in un certo senso è come se avesse disputato un lunghissimo rettilineo, simile a quello dell’ovale NASCAR della celeberrima “500 Miglia di Indianapolis”.

Detto così è un discorso pure troppo semplicistico, perché la cavalcata dei Wildcats è si trionfale (38-0 il biglietto da visita, già superato il record leggendario di 36-0 della perfect season di Indiana del 1976), ma la squadra di Calipari si può battere: ci sono andate vicine Ole Miss e Texas A&M nelle sfide di regular season della SEC, ha sfiorato l’impresa anche Notre Dame nella finale del Regional dello scorso weekend con una partita di applicazione ed intensità commovente.

Ma finora non è bastato, e il tanto discusso platoon system adottato dai Wildcats va avanti a gonfie vele verso il rettilineo finale.

Ci sono i silenti gemelli Harrison, capaci di cambiare la partita con qualche canestro dal perimetro, apparentemente sonnecchianti per tutta la partita salvo graffiarla nei pressi della sirena. C’è lo strapotere tecnico e fisico sotto le plance di Karl-Anthony Towns, probabile seconda scelta al prossimo Draft NBA, ma ci sono anche due pallavolisti prestati alla pallacanestro come Marcus Lee e Willie Cauley-Stein, semplicemente devastanti e debordanti con il loro atletismo e la capacità di oscurare l’area pitturata.

https://youtu.be/QJC6cbRiSiY?t=33s

Senza dimenticare le letture di Ulis e la mano micidiale dall’arco di Booker, ennesime frecce nella profondissima faretra a disposizione del reclutatore migliore del college basket.

Kentucky è grossa, forte, intensa, schifosamente talentuosa e affamata: la pole-position nella nostra ipotetica griglia di partenza delle Final Four è senza dubbio della Big Blue Nation, almeno fino alle 2:49 (ora italiana) di Domenica 5 Aprile (la sfida con Wisconsin è nella notte tra Sabato e Domenica, alle 2:49 appunto, per intenderci).

 

A bruciare Kentucky sulla griglia di partenza ci proverà Wisconsin (#1 – WEST REGION), probabilmente la più attrezzata delle altre 3 pretendenti alla vittoria.

Il motivo per cui i Badgers sono i più accreditati tra gli umani per provare a mettere un bastone tra le ruote degli alieni di Kentucky risponde al nome di Frank Kaminsky. Eletto nel miglior quintetto della Division I da pochi giorni (insieme tra gli altri a Cauley-Stein, suo prossimo avversario sotto le plance Sabato notte), è il giocatore forse più completo del college basket: è un’enciclopedia del post-basso, i suoi movimenti sul piede perno sembrano leggiadri come quelli degli acrobati del Cirque du Soleil su un trapezio, ha visione di gioco, tiro dal perimetro e mani morbidissime. Ed è anche più dignitoso di ciò che si pensi sul piano atletico.

La sfida nella sfida sarà quella che vedrà opposto lui a Towns: in difesa Frank soffrirà non poco l’esuberanza del dominicano, ma dall’altra parte del campo ha sicuramente un arsenale infinito che gli consentirà sia di portarlo lontano dal suo territorio naturale (il pitturato), sia di caricarlo di falli con la sua intelligenza e la sua tecnica sopraffina. Due elementi che gli onesti ed intensi Auguste e Connaughton non avevano da portare in dote a Notre Dame.

Dopodiché, in un movimento a metà tra l’armonia di un valzer e l’ossessiva ripetizione del moto di una macchina nell’ovale di Indy, per Wisconsin si tratterà di controllare il ritmo e far girare e girare in continuazione la palla sul perimetro, un possesso dopo l’altro per innescare tiri aperti dall’arco e aprire la scatola. E se Sam Dekker è questo

https://www.youtube.com/watch?v=VoYHtcxM3jQ

chissà che i Badgers non possano vendicare la sconfitta nelle semifinali nazionali dello scorso anno, inflittagli proprio da Kentucky.

Dall’altra parte del tabellone, c’è una terza #1 oltre a Kentucky e Wisconsin (era dal 2008 che non c’erano tre seed #1 alla Final Four, anno in cui ne arrivarono addirittura 4, evento unico nella storia del Torneo NCAA): stiamo parlando dei Duke Blue Devils di coach Mike Krzyzewski e della probabile prossima prima scelta al Draft Jahlil Okafor. Il centro è proprio il pezzo forte dell’ateneo di Durham, anche se ha mostrato qualche cedimento nelle ultime uscite: appena 9 punti nell’Elite Eight contro Gonzaga, solo 6 alle Sweet Sixteen contro Utah e la sensazione che il freshman più atteso della stagione si stia un po’ sgonfiando sul più bello.

Chi invece sembra stia facendo lievitare le sue quotazioni in vista dei prossimi mesi (probabile si dichiari anche lui al Draft nonostante sia lui pure un freshman) è Justise Winslow, ala piccola che si sta rivelando un autentico all-around. Il mattatore del Torneo NCAA dei Blue Devils contribuisce alla causa in ogni modo: 7/12 dall’arco in 4 partite, canestri nei pressi del ferro, stoppate e rimbalzi, come testimonia la doppia-doppia di 21 punti e 10 rimbalzi nell’ultima uscita contro gli Zags.

https://www.youtube.com/watch?v=CVIUv5rJdpA

Al crac Winslow e ad Okafor si somma un backcourt esplosivo fatto dell’esperienza di Quinn Cook (l’unico senior del roster) e dal talento di Matt Jones e Tyus Jones: più shooting-guard Matt, più playmaker Tyus, vero cervello in campo e autore di 5 assist di media a partita nelle ultime 3.

Duke parte in seconda fila rispetto a Kentucky e Wisconsin (ma, dato che si elimineranno a vicenda, di fatto potrebbe arrivare a giocarsi l’impresa nella finalissima di Pasquetta) ma, almeno sulla carta, dovrebbe riuscire ad avere ragione degli Spartans di Michigan State nella mezzanotte tra Sabato e Domenica.

 

Ecco, se Kentucky è arrivata a questa Final Four con un’unica corsa senza soste e con le marce altissime, Duke e Wisconsin hanno avuto un percorso leggermente più turbolento: i Badgers hanno dovuto fare a meno della guardia titolare Traevon Jackson (è tornato nelle ultime due partite di Torneo, ma è un lontano parente del giocatore pre-infortunio al piede), i Blue Devils hanno perso in corso d’opera un giocatore chiave sul perimetro come Rasheed Sulaimon, primo e sinora unico giocatore espulso da Coach K per motivi disciplinari.

Ma rimanendo sulla metafora motoristica che bene si sposa con la città di Indianapolis, le difficoltà incontrate da Wisconsin e Duke non sono minimamente paragonabili a quelle di Michigan State, che ha vissuto qualcosa di simile ad una pericolosissima “Parigi-Dakar”: praticamente perse tutte le sfide di non-Conference contro avversarie che avrebbero poi disputato il Torneo NCAA, la Big Ten è altalenante e la squadra si impantana puntualmente “nella sabbia” quando sembrava che coach Tom Izzo avesse finalmente trovato la quadratura del cerchio.

Ma si sa, Marzo è un mese folle e la fanzone di Michigan State propone di ribattezzare “Marzo” in “Izzo”: nessun allenatore come lui è capace di prendere per mano una squadra e, con tutti i limiti strutturali evidenti, spingerla ben oltre questi limiti durante le settimane che contano davvero nella stagione NCAA.

E così, contro ogni pronostico, oggi vi raccontiamo della settima Final Four di Izzo in 20 anni da capo allenatore ad East Lansing (praticamente una media stratosferica di una ogni 3 anni): ad eccezion fatta del debutto al Torneo con Georgia, da lì in poi Michigan State mette in fila (sempre da sfavorita) una serie di upset incredibili ai danni di Virginia (#2), Oklahoma (#3) e Louisville (#4, in overtime).

Gli indiziati sul parquet di questa cavalcata gloriosa sono essenzialmente tre: Denzel Valentine, Travis Trice e Branden Dawson.

Valentine è forse uno dei giocatori più entusiasmanti della nazione, sospeso a metà tra il ruolo di shooting-guard e quello di ala piccola, porta palla, smazza assist (6 cioccolatini all’Elite Eight contro Louisville), cattura rimbalzi (7 a partita nelle ultime due) e segna dal perimetro e non solo.

Oltre ai momenti di onnipotenza cestistica del junior nativo di Lansing, colui che ha fatto il vero step-up nel mese di Marzo è Trice, a cui Izzo ha sapientemente affidato le chiavi della squadra: top-scorer degli Spartans al Torneo (non è mai sceso sotto i 15), sa esattamente quando accendersi con una tripla e quando invece innescare i compagni senza sporcare il foglio (dopo le 4 palle perse all’esordio con Georgia, non è mai andato oltre le due, persino con una difesa ostica come quella di Louisville).

Dawson è il senior che porta in dote esperienza ed attributi sotto le plance, viaggiando sull’orlo della doppia-doppia ed è il titolare designato di un ruolo che, alle sue spalle, vede un manovale di culto come Matt Costello. Oltre questi tre merita una menzione speciale Bryn Forbes: il junior trasferitosi da Cleveland State è poco appariscente ed apparentemente lontano dal pallino della manovra, ma è chirurgico dall’arco dei tre punti (4/6 contro Louisville, con almeno un paio di triple prese nei possessi decisivi).

Per il resto c’è poco altro a disposizione di Izzo, che come sempre punta su un gruppo generoso che getterà anche quest’anno il cuore oltre l’ostacolo per infrangere i propri limiti, tentando di invertire il curioso precedente di inizio stagione: il 18 Novembre (proprio ad Indianapolis, anche se non al Lucas Oil Stadium), gli Spartans persero proprio contro Duke.

I Blue Devils restano favoriti anche oggi, per via del maggior talento e della maggior profondità di armi a disposizione, ma la sensazione è che il precedente autunnale sia il meno veritiero possibile: è Marzo (ora anche Aprile, tecnicamente) e Michigan State è sbocciata come per magia, ancora una volta, in Primavera.

E voi, siete sicuri di voler scommettere ancora contro gli Spartans?

 

Scaldate i motori, il semaforo verde sta per accendersi e nell’arena di Indianapolis inizierà l’ultima corsa della stagione: “The Road Ends Here”

 

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